18 Luglio 2012. Appuntamento al Dake japanese restaurant di Seul

Il fastidioso ed assordante rumore del tagliaerba non ha causato, certo, un dolce risveglio.
Mi sono svegliato di soprassalto, mentre Seul era, certamente, in piedi da un pezzo.

Mi sono mosso all’interno dell’appartamento come un sonnambulo alla ricerca degli effetti personali.
Ho acceso il telefonino (niente messaggi stamattina) e l’ipad, per controllare la posta, dopo aver effettuato le pulizie personali.
Di posta elettronica ce n’era molta, poca che m’interessava davvero. Oggi inizio anche a twittare.
E’ sempre interessante ed affascinante il contatto con internet, con le dovute attenzioni. 
Ma guarda tu!
Affacciato alla mia camera da letto, osservo il giardiniere, che continua il suo “assordante” lavoro, nonostante la pioggia!
Poteva aspettare che spiovesse (almeno dormivo qualche minuto in più).
Rivolgo lo sguardo alle nuvole scure, che continuano a rovesciare pioggia.
Istintivamente, sporgo un braccio fuori; effettivamente, non piove molto.
Ritraggo il braccio, asciugandolo poco dopo.

Più tardi, mi recherò al ristorante per il pranzo.
Piove ancora, le nuvole non si sono ancora stancate di rovesciare pioggia.
Certamente, il traffico sarà più intenso. Dovrò armarmi di santa pazienza, per affrontare la fila, che incontrerò. Forza!
Traffico intensissimo; anche qui a Seoul, come a Roma, appena piove, le persone preferiscono usare il mezzo privato piuttosto che quello pubblico.
Il navigatore m’informa che mancano pochi minuti al ristorante, che si trova vicino all’Hotel Renaissance, in pieno centro.

Purtroppo, sono in ritardo. Mi faranno mangiare? Qui a Seoul, se tardi cinque minuti, avvisano “Chi l’ha visto?”; se ritardi dieci, avvertono la polizia; quindici minuti di ritardo, ti dichiarano morto, recandosi al Comune ed erigendo una tomba.
Fortunatamente, il traffico sembra scorrere…forza…forza. Ecco, dovrei girare a destra; ci mancavano anche le strisce pedonali, letteralmente invase dai pedoni e qui, poi, bisogna fermarsi per forza! Anche i pedoni, contro di me!

Riparto e vedo l’insegna del ristorante: “Dake japanese restaurant”.
Si trova al piano interrato di uno dei numerosissimi grattacieli di Seul.

L’ingresso delristorante giapponese Dake

Fortunatamente, c’è, anche qui, il servizio valet parking.
Si avvicina l’addetto del parcheggio, perché vede rallentare l’automobile.
Cortesemente, apre la portiera, mentre scorgo, sulla porta d’ingresso del ristorante, una signora: sarà la proprietaria pronta a rimproverarmi per il ritardo?
Scendo dall’automobile e mi avvio con passo frettoloso verso l’ingresso. Percorro le due rampe discendenti di scale ed abbozzo un sorriso all’indirizzo della signora, che si trova sulla porta. Avrà una quarantina d’anni; è vestita con un abito scuro, con una gonna corta, che le scopre le ossuta ginocchia.  
Mi rivolge un ampio sorriso e, senza alcun tono di rimprovero nella voce, mi dice: “Non si preoccupi per il ritardo, può accadere!”.
Rinfrancato dal tono conciliante della sua voce, mi apro, anch’io, nel più bello (almeno ci provo) dei miei sorrisi. Mi procede verso il separé, dove sarà consumato il pranzo.
Il ristorante è composto da ambienti riservati; si può mangiare senza avere il tavolo del vicino accanto. Ottimo per gli incontri…clandestini ed anche di affari.
Nell’ambiente vicino al mio, escono quattro incravattati signori, che, con fare compassato, si avviano all’uscita, accompagnati da una cortese cameriera.
 Per entrare nell’ambiente, che mi è stato riservato, dovrò togliermi le scarpe; infatti noto che, all’ingresso di ogni ambiente ci sono delle pantofole, che, come tutti gli altri clienti, dovrò indossare.
Tolgo velocemente le scarpe, indosso le pantofole, la signora apre la porta e, con mia grande sorpresa, vedo il tavolino disposto a non più di 20 centimetri dal pavimento di legno!
Oh, santo cielo!
Dovrò mangiare seduto sul pavimento!
E le gambe, dove le metto?
Le taglio, le affido alla signora, che me le riconsegnerà alla fine?
Ah! No! Uomo di poca, anzi, nessuna fede!
Sotto il tavolino c’è uno spazio larghissimo e profondo, dove potrai tranquillamente disporre le tue gambe! Pericolo scampato!
Non dovrò tagliaremi le gambe!! Evviva!!
Nonostante l’aria condizionata, ho la fronte, bagnata  dal sudore, per lo scampato pericolo, e, purtroppo, alla signora non è sfuggito questo particolare.
Senza chiedermi nulla, va in direzione del condizionatore e raffredda ulteriormente la sala. Non so cosa dire e…non dico niente. Si può sentire freddo a Luglio? In questo ristorante, si.
Mi accomodo, non senza difficoltà, ancora contento, per non aver tagliato le gambe, che sistemo, comodamente, nello spazio sotto il tavolo.
Osservo l’elegante tavola, che era stata già precedentemente apparecchiata.
C’è un piatto d’insalata (presumo sia l’antipasto), che inizio a mangiare, usando le bacchette, cui segue una zuppa, molto gustosa, di funghi.

La tavola con l’insalata già predisposta al mio arrivo.
La zuppa di funghi

Una cameriera porta del wasabi, che sarà utiizzato, per consumare il pesce ed un’elegante teiera, contenente del te al tartufo, che, cortesemente, mi versa nel piccolo bicchiere.

Il wasabi
Il the al tartufo

Il piatto forte e, soprattutto, inaspettato.
La cameriera porta un pesce…vivo!!!
Muove ancora la coda!!
Sta esalando gli ultimi sospiri!!
E proprio qui? Davanti a me?
Rimango impietrito!
Che fare? Aspettare che muoia e poi mangiarlo oppure mangiarlo, mentre sta morendo?
E’ vero che il suo corpo è stato suddiviso con cura dal cuoco, ma…insomma..non so che fare.
Ora non si muove più. E’ morto.
Prendo un trancio e lo porto alla bocca.
 Il sapore è stupendo, qualcosa di così buono non l’ho mai mangiato.
E’…anzi era uno sgombro. La sua carne è tenera, morbida e si sente, quasi, l’odore del mare.

Lo sgombro…dopoaver esalato l’ultimo respiro!

I piatti vengono, via via, portati dalla cameriera, la quale sembra preoccuparsi anche di non far rumore, nel deporli nel portarli via.
Tutto è eseguito nel massimo silenzio. Sembra, davvero, un rito sacro.
Segue, poi, del tonno, che ha poco in comune con il tonno di casa nostra, servito sul ghiaccio, quindi una zuppa d’insalata e cipolla in salsa piccante coreana, molto gustosa.

Il tonno
Insalata con condimento coreano

Ancora un altro sgombro!! Questa volta fritto! Quindi è già morto da un pezzo.

Lo sgombro..questa volta fritto e arrivato a tavola già cotto!

Dell’aragosta fritta con zucca. Sento la dolcezza del fritto.

Aragosta fritta con zucca

Su di un fornelletto ancora acceso, viene servito un piatto, composto da anguilla, polipo e funghi.

Anguilla, polipo e funghi.

Segue il “re dei pesci”, esaltante per la sua infinita freschezza.

Il “re dei pesci” (anche ai nobili è destinato il morir!)

Ormai il pranzo si avvia alla conclusione. Uno degli ultimi piatti è un pesce coreano, guarnito con delle verdure, che si chiama “tomi”; carne bianchissima ed estremamente saporita; il sushi di quattro pezzi di pesce chiude il pranzo.

Tomi, pesce autoctono
Sushi

Ho mangiato davvero bene, anche questa volta.
Scappo che questo pomeriggio ho da fare qua vicino, ma vado a casa, per cambiare gli abiti..
Oddio dimenticavo le scarpe!!!!! Ci vediamo….!

Io, all’interno del ristorante giapponese “Dake” di Seul.

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