29 Luglio 2012. Domenica è sempre domenica

Quest’oggi ho programmato una serie di visite, che mi auguro di poter effettuare, caldo permettendo.

L’ingresso della Metro 3, stazione di Daechi

Sono le 9 e la città è investita da un forte sole, che sembra bruciare marciapiedi e manto stradale.
Procedo in direzione della fermata metro vicino casa: Linea 3, fermata Daechi.

L’interno della Metro 3, fermata Daechi

La stazione dei treni

Ogni ingresso della metro è contrassegnato da un numero: ogni numero una destinazione diversa.
Mi dirigerò verso City Hall Area, per vedere il Deoksugung Palace.
Le strade sono semideserte; assisto ad uno spettacolo davvero insolito e nuovo per i miei occhi.
Scendo le due rampe di scale e mi trovo già alla stazione. Pochissimi i passeggeri presenti; due signori stanno acquistando dei biglietti e si accingono ad entrare.

La biglietteria

Superato il tornello, prendo la metro in direzione Daewha.
Tutti gli ambienti sono estremamente puliti.

Dopo alcuni istanti arriva il treno. Entro nel vagone semivuoto; i passeggeri sono trattati bene dalla Società proprietaria della Metro, perché i sedili sono comodi e soffici divani.
Non ci sono segni di vandalismi, scritte insignificanti, disegni deturpanti ed altre oscenità. Si viaggia in ambienti puliti e comodi. Sono l’unico straniero presente nel vagone.

Una ragazza con occhiali da vista legge un libro in lingua inglese, ha lo zaino appoggiato sulle ginocchia.
A lei vicino, una signora, che indossa abiti scuri, sembra pensare ai fatti suoi; un’altra ragazza in pantaloni corti scrive messaggi, servendosi del cellulare; un giovane violinista con il suo strumento sulle spalle si è ora seduto.

Si susseguono le fermate una dopo l’altra.
Una voce registrata, in lingua coreana prima, in lingua inglese, poi, avvisa in quale stazione arriveremo.
Il messaggio è trasmesso anche sulla tv presente all’interno dei vagoni: non si può sbagliare.
Dopo la stazione di Apkujeong, la metro emerge per un breve tratto, passando sopra il fiume Han ed anche la successiva fermata di Oksu è in superficie.
In prossimità della fermata Keumho, riprende il suo itinerario sotterraneo.
Scenderò alla fermata di Eujiro, per cambiare la linea della metro.

Il corridoio da attraversare, per cambiare linea

Ho attraversato lunghi corridoi poco frequentati. Le indicazioni sono chiarissime; davvero un gioco usare la metro e anche piacevole!
Mi trovo sulla linea 2, caratterizzata dal colore verde; appena 2 fermate e sono arrivato.

Due poliziotti discretamente vigilano l’ingresso del Palace. Dei figuranti in costume, accolgono i visitatori; pago circa 1,50 € l’ingresso e mi viene consegnata la mappa.

Un po’ di storia.
Il palazzo Deoksugung fu il palazzo principale, durante il breve periodo del grande impero Han (1897 – 1910).
Alla metà del 1400, era la residenza del fratello maggiore del Re Seongjong (1469 – 1494).
Nel 1592, i Giapponesi invasero la Corea, distruggendo il palazzo in un incendio e fu il Re Gwanghaegun a ricostruirlo nel 1611, eleggendolo a sua residenza provvisoria e chiamandolo Palazzo Gyeongungung.
Solo nel 1897, il palazzo diventerà il centro moderno della storia coreana, quando il re Gojong assumerà il titolo di imperatore. In questo periodo, il palazzo (divenuto) Gyeongungung assunse al suo massimo splendore, ma, quando il re Gojong rinunciò, nel 1907, al titolo d’imperatore, allora il palazzo tornò semplice residenza e ne fu cambiato il nome: palazzo Deoksugung.
Nel 1919, morì re Gojong ed i giapponesi riqualificarono il palazzo a parco pubblico.
Oggi è impossibile sapere quale forma originale avesse; rimane un simbolo importante del periodo dell’occupazione giapponese del 1592 e negli anni tumultuosi, in cui finì il grande Impero Han.


Inizia la visita.

La porta d’ingresso del palazzo Deoksugung: Daehanmun.
Il bar all’interno del Palazzo Deoksugung

Entrando, sulla destra, un bar in architettura dell’epoca del palazzo; una cabina telefonica con accanto dei contenitori per la raccolta differenziata.
Seguendo la guida, vado verso lo spiazzo, vicino alla cabina del telefono, per ammirare il Hamnyeongjeon ed accanto il Deokhongjeon.

Hamnyeongjeon, la camera da letto
del re Gojong

Hamnyeongjeon era la sala da letto del re Gojong, che andò distrutta nel 1904, ma fu prontamente ricostruita.
L’anziano Re morì all’età di 68 anni e proprio qui rimase il suo corpo custodito. Deokhongjeon è stato costruito sul sito di Gyeonghyojeon, che era la sala dell’imperatrice Myeongseong, assassinata durante l’invasione giapponese nel 1895.

Nella sala Deokhongjeon, re Gojong riceveva gl’invitati stranieri. Cerco di non far rumore, poiché lo spirito dell’imperatore ancora riposa in queste sacre stanze.

Deokhongjeon, il Re Gojong vi ospitava
gl’invitati stranieri.

Mi sposto e lascio la camera da letto alle mie spalle, recandomi al Jeonggwanheon, che si trova poco più in alto.
Sosto sotto gli alberi, che forse avranno conosciuto il nostro re, per ripararmi dal caldo, mentre molti visitatori coreani girano, visitando come me questo luogo antico.

Un po’ di storia.
Il Jeonggwanheon si trova su una collinetta; è stato progettato e completato nel 1900 dall’architetto russo Sabatin, che ha fuso elementi architettonici occidentali e coreani.
Il re Gojong, in questa sala, offriva banchetti per gli ospiti stranieri. Riprendo il percorso ed è dura abbandonare questo luogo così ben ventilato! Prossima tappa il Jeukjodang.

Un po’ di storia.
Il Jeukjodang fu la residenza temporanea del re Seonjo (1567-1608), durante l’occupazione giapponese del 1592. Il re Gojong, nel 1897, la adottò come principale sala del trono.
Nel 1904, Jeukjodang fu distrutta da un incendio. Tre signore scattano delle foto ed una bimba corre (con questo caldo!) sotto lo sguardo del papà, che le sorride, guardandola.
Alla destra il Seokjojeon (la camera da letto e la sala per il pubblico del Re Gojong), un avviso informa che ci sono dei lavori di restauro in corso. Davanti al palazzo Seokjojeon vedo una meravigliosa fontana di bronzo, costruita in stile occidentale nel 1938.

La fontana davanti al Palazzo Seokjojeon.

A differenza del giardino tradizionale coreano, che si trova sul retro di un edificio, qui si trova di fronte al palazzo di Seokjeon. Secondo la filosofia tradizionale coreana, un giardino non può avere una fontana nel mezzo, poiché l’acqua scorre dal basso verso l’altro; invece, la legge della natura prevede che l’acqua scorra dall’alto verso il basso, ecco il motivo per cui i giardini tradizionali coreani hanno, al loro interno, solo delle cascate e non delle fontane.

Sullo sfondo il Museo nazionale dell’Arte Deoksugung, prossima tappa

L’ingresso del Museo Nazionale dell’Arte di Palazzo Deoksugung

Il Museo nazionale dell’Arte Deoksugung E’ un palazzo in marmo bianco, vi si accede, salendo dei grandi e lunghi gradini.
L’ingresso è libero; la signora della biglietteria mi consegna il tagliando d’ingresso, indicandomi l’entrata. Un’addetta m’indica l’inizio del percorso.

Il Museo Nazionale dell’Arte del Palazzo
Deoksugung

C’è una mostra personale, dedicata a Lee In Sung (1912 – 1950), di cui si celebrano i cent’anni della nascita. Spesso soprannominato il “Paul Gaugin di Corea,”; nato nella città di Daegu, ha introdotto la pittura occidentale sulla scena artistica della sua città. A 18 anni la prima mostra personale, cercando, fin da subito, l’uso di colori, che ricordassero la sua città natia.
Si trasferì, per insegnare, a Seul; morì tragicamente, ucciso da un poliziotto, quando rincasava ubriaco durante il coprifuoco; aveva 39 anni alcune teche, sono conservati degli scritti molto antichi appartenuti all’artista. Purtroppo la mancanza della traduzione in lingua inglese rende a me intelligibili i documenti. Alcuni giornali ricordano i cento anni della nascita di Lee.
Su un pannello delle date con la vita dell’artista (anche in inglese) dalla nascita avvenuta nella città di Daegu il 28 agosto 1912; alla conquista del primo premio (1931) per il quadro “Beautiful end of year scenary” al Decimo Concorso Chosun Art Exibition.
Nel 1935, si sposa con Kim Ok Soon, un anno dopo insegna a Namsan ed ancora tante mostre, tanta carriera accademica. Il tutto è corredato da foto in bianco e nero, contenute in una teca di legno, posta al di sotto i pannelli biografici.
Ancora su un lato delle cartoline, riproducenti i quadri del pittore: nature morte, il ritratto di una chiesa dai tanti colori, l’interno di una stanza da letto occupata da una donna seminuda seduta su una larga poltrona. Quello che accomuna questi quadri sono i colori forti per lo sfondo e tenui per i per le persone o gli oggetti in primo piano. Il tratto è volutamente sfumato, per creare quasi una fusione tra tutti gli elementi rappresentati.
Una grande sala è occupata interamente da quadri riproducenti la vita quotidiana di Daegu.
Attraverso l’ingresso e mi reco dalla parte opposta a quella visitata. C’è una visita guidata in lingua coreana…meglio lasciar perdere.
Ancora cartoline d’epoca con le immagini dei suoi quadri, che l’artista produsse a Seul, dopo il trasferimento nella capitale asiatica. E’ una collezione privata di autoritratti, ancora nature morte poi delle lettere, vergate con grafia minuta e sottile.
Dei programmi di mostre personali, avvenute durante la sua vita in Corea ed infine il quadro dalle dimensioni più grandi il “Sweet brier flowers'”.
Sullo sfondo il mare, solcato da una vela; sulla spiaggia quasi sul bagnasciuga un cane – sembra – alla ricerca del cibo, mentre in primo piano tre ragazze in abiti all’occidentale: la prima è quasi inginocchiata il braccio destro sopra quella sinistro, la seconda osserva dei fiori accarezzando dei petali e la terza porta una brocca d’acqua sotto il braccio e ha un dito sulle labbra. Solo la prima ha gli occhi aperti e sembra guardare l’osservatore. Le altre due chiudono gli occhi distratte dalle loro occupazioni. I colori sono tenui, solo una bella pianta di rose è stata disegnata con toni più forti. Rimango colpito dallo sguardo della prima ragazza, che, allontanandomi per guadagnare l’uscita, sembra non smetta di guardarmi.
Al piano superiore una mostra dedicata ad artisti coreani del Novecento.
Mi colpiscono una statua bellissima del Buddha Maitreya di Kim Bok Chin, una donna con un fascio di fiori tra le mani ed Impressioni della Cina (è ritratta una probabile via di Pechino), una donna seduta con indosso l’hanbok di Lim Gun Hong; l’autoritratto in abito bianco di Ko Hei Tong ed infine il ritratto del Re Sunjong di Kim Eun Ho.
La sala 4 si apre con un violento quadro di Shin Young Heon riproducente la Tragedia del Ponte Daedong in Pyongyang del 1958. Il treno, la ferrovia, i corpi sono confusi, deturpati, mozzi, sfigurati un grande grido di dolore sembra uscire dai colori di questo quadro.
Il clima è rasserenato dai Dieci tradizionali simboli della longevità (1922) di Chae Yong Shin un bellissimo paesaggio montuoso, abitato da uccelli dalle diverse specie. Uno specchio d’acqua interrompe il disegno dei monti con un colore azzurro chiaro; in primo piano fiori delicati ed alberi dal fusto sottile.
La parte finale della mostra è dedicata a riproduzioni dal tratto più contemporaneo dei precedenti. In prossimità dell’uscita dal museo, un’addetta s’inchina al mio passeggio porgendomi cosi il suo saluto.

Uscendo dal Palazzo, è continuata l’atmosfera di mistero e di antico, al passaggio di una processione di soldati con seguito di banda per il cambio della guardia di Palazzo Deoksugung.

Cambio della guardia a Palazzo Deoksugung
Cambio della guardia

Prossima tappa la visita alla prima chiesa metodista della Corea Chung Dong; essendo domenica sarà piena di fedeli: cercherò di non disturbare.

La Chiesa si trova in una piccola piazzetta con una fontana nel centro.
Provenendo da Palazzo Deoksugung, la trovi di fronte, occupante tutto l’angolo.  ‘ una costruzione volutamente modesta, in linea con i principi riformisti, in mattoni; una scalinata sul lato sinistro ed un giardino con dei busti riproducenti il Reverendo Henry Gerhard Appenzeller (1858-1902), fondatore della Chiesa ed il Reverendo Pyeng Heun Choi (1858-1927)

Il Reverendo Appenzeller è stato il primo metodista missionario ad arrivare in Corea; sua figlia è stata la prima bambina americana a nascere in Corea. Studiò immediatamente la lingua coreana, per predicare nella lingua, parlata dai suoi fedeli e, con altri missionari, tradusse la Bibbia in coreano.

Provo ad entrare.
Salgo i pochi gradini che la rialzano dal giardino e mi trovo in una stanzetta, apro la porta che ho di fronte e mi trovo nella Chiesa.
Mi colpisce l’assoluta povertà degli elementi architettonici; il legno domina su tutto.

Ci sono alcuni ragazzi, che indossano delle maglie nere uguali, che provano delle canzoni, forse, sacre con chitarre elettriche. Anche in questa Chiesa gli strumenti pop prevalgono sull’organo come nella liturgia cattolica.
Altri riordinano la Chiesa, un signore di una cinquantina d’anni passa l’aspirapolvere.
Ora una ragazza sta cantando una canzone, alternandosi con un ragazzo dalla voce calda; ora è tutto il coro, composto da 20 e più giovani, che canta all’unisono!
La musica cresce così come l’emozione in chi canta e in chi ascolta. Esco dalla Chiesa e penso che, comunque, è bello vedere dei giovani in Chiesa pregare il nostro unico Dio, che noi, piccoli e finiti uomini, chiamiamo con nomi diversi, appellandoci tutti all’unico Principio generatore.
Prosegue il tour domenicale: prossima destinazione il Palazzo Changdeokgung.

Nel frattempo la fame s’è fatta sentire; breve break da “Caffè bene” per un cappuccino, un muffin e dell’acqua minerale. Pronti! Via!!

La fermata metro prossima destinazione è Anguk (linea 3) uscita 3.
Attento a non sbagliare!
Uscito dalla metro l’indicazione per la nuova meta è chiarissima. Passo al lato del ministero della Sanità e del welfare, poco più avanti l’ingresso del Palazzo.
Un po’ di storia.
Il palazzo Changdeokgung è stato costruito nel 1405, durante il regno di Re Taejong (1367 – 1422) della dinastia Joseon.
Originariamente il palazzo era considerata una residenza secondaria; durante l’invasione giapponese (1592 – 1598), anche Changdeokgung fu distrutto e ricostruito nel 1610, diventando il palazzo principale dei Re per oltre 250 anni di storia.
Alcune parti del palazzo furono nuovamente distrutte, durante l’ultima occupazione giapponese, avvenuta nel 1910 – 1945.
Nel 1991, fu iniziato un restauro, ancora in corso.
Ritirato il biglietto alla casa inizio la visita entrando nell’area Injeongjeon. E’ la sala del trono; tutte le cerimonie più importanti avvenivano in questo luogo, compresa l’incoronazione di un nuovo re.
Entro nella porta Jinseomun, davanti a grande distanza ho l’altra porta di Sukjangemun; tra le due porte un altro ingresso: Injeongmun, ora vedo il padiglione e mi avvicino, salendo i gradini all’ingresso.

La porta Jinseomun
La porta Sukjangemun

Alla destra del padiglione, una nuova porta e nuovi ambienti l’area Seonjeongjeon.
E’ il luogo, dove il Re lavorava ed incontrava alti funzionari di stati e ministri. L’area fu distrutta, durante l’invasione giapponese nel 1592 e ricostruita nel 1647

L’area Seonjeongjeon.
L’interno dell’area Seonjeongjeon

Il vicino Huijeongdang non si può visitare, perché in fase di restauro. Proseguo il giro con la visita al Nakseonjae complex. Era l’alloggio del Re Heonjong, dove poteva rilassarsi e leggere.
Mi accorgo di aver dietro di me un gruppo organizzato di turisti giapponesi, riconoscibili facilmente, perché indossano lo stesso fazzoletto al collo, lo stesso coprisole per le signore e sono anche tutti quasi della stessa altezza!
Cielo! Si somigliano pure!
Si muovono tutti all’unisono, con lo stesso passo, nella medesima direzione, neanche fossero diretti dal Maestro Riccardo Muti (che in questi giorni compie gli anni: auguri Maestro!).
Imprudentemente, rallento il passo e mi avvicino a loro e visitiamo, praticamente insieme, il padiglione Nakseonjae (il primo padiglione).
E’ stato utilizzato fino a poco tempo fa; infatti Bangja Lee, che era la moglie dell’ultimo principe ereditario, ha vissuto qui fino al 1989.
Mentre tutti sono in silenzio, per ascoltare le spiegazioni della guida, mi muovo prima che egli finisca di parlare e vengo immediatamente fulminato dagli sguardi di tre persone del gruppo. Mi fermo repentinamente. Attendo anch’io che la spiegazione finisca, per poi muovermi con loro, coralmente.

Cambio percorso, non vorrei che m’inglobassero nel gruppo organizzato e mi portassero a Tokyo!! Devo completare il mio Blog su Seoul e da Seoul!!
Incredibile! Li amo!!
Senza gli amici giapponesi alle spalle, mi trovo da solo nel Seokboheon, quanta pace e silenzio.
Fu costruito nel 1848, per la donna reale Gyeongbin, scelta perché desse un erede al re Heonjong.
Quindi, visito il Sungangje, costruito nel 1785 e restaurato nel 1848, era l’appartamento della regina Sunwon, nonna del re Heonjong.
Il caldo, purtroppo, è troppo intenso e devo rinunciare alla programmata visita del “Giardino segreto”: sarà la tappa di una prossima visita. Ciao a tutti da un italiano in Corea!!

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P.S. Un po’ di storia è tratto dalle guide, che sono in distribuzione presso l’ingresso dei Palazzi citati.

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