17 Agosto 2012. Visita al National Folk Museum of Korea (parte esterna)

Il cielo stamattina è spezzato in due parti, i cui colori, in un punto indefinibile, si confondono, s’intersecano, si congiungono, s’increspano, creando così uno spazio di colore strano.
Una parte è celeste intenso: il colore vivido, uniforme; poi delle nuvole bianche con forme quanto mai scomposte, fantasiose, come le bizze di un bambino, irrompono temerariamente, interrompendo l’uniformità. Da una parte la serenità, la calma del mattino; dall’altra quelle nuvole minacciano che presto Seul potrebbe essere bagnata da una pioggia costante ed insistente. Una lotta, sembra, tra il bello ed il cattivo tempo. Nel dubbio, prendo l’ombrello, depositandolo all’interno della borsa: non vorrei beccarmi un acquazzone!

Sto per uscire, al fine di recarmi al Folk Museum of Korea.
Anche questo museo si trova in una zona, di cui, in passato, ho ampiamente parlato: Gwanghwamun, dove ho visitato il palazzo Gyeongbokgung, la mostra permanente di Re Sejong e Yi Sun Shin, il museo Nazionale della Corea. Manca quest’ultimo tassello, per completare il mosaico culturale di questa parte di Seul.
Ho indovinato a prendere l’ombrello!
Improvvisamente, la minaccia delle nuvole è diventata un’insistente pioggia, che, fortunatamente, ha avuto breve corso: la tipica pioggia estiva.
Anche la stazione metro è davvero vicina, posso dirmi fortunato! (fino adesso).

Si deve percorrere l’ampio piazzale dello palazzo Gyeongbokgung, dove attraverso una porta ci si può recare al Folk Museum. Grazie ad una mappa, che trovo vicino alla porta, sotto la quale sono passato, posso conoscere con precisione dove si trovi il museo.

Dovrò costeggiare il palazzo con i suoi bei giardini all’esterno, superare il parcheggio dei pullman, che stanno portando tanti turisti soprattutto dalla Cina, per visitare il palazzo Gyeongbokgung.

L’esterno del palazzo Gyeongbokgung

Uscito dall’enorme parcheggio, percorro un viale con degli alberi nel centro e vedo dei pullman in fila, accostati al marciapiede con i motori accesi, (che disturbano alquanto!) in attesa di entrare nel parcheggio del Palazzo.

Preventivamente, hanno invitato a scendere i clienti, che si sono riversati immediatamente alla biglietteria.
Sono più numerosi gruppi di turisti cinesi, ognuno con a capo una guida, che, armata di una bandierina con disegnati i caratteristici ideogrammi, guida la flotta verso l’ingresso del palazzo. Fortunatamente, non dovrò visitare il palazzo Gyeongbokgung ed eviterò così di mettermi ordinatamente in fila, per staccare il biglietto d’ingresso.

Proprio in prossimità della lunga fila dei pullman, un grande portone: è l’ingresso del museo.

Questo museo ha due ali, fondamentalmente: una parte è all’aperto, una parte, ovviamente, al chiuso.
La mia visita inizia dallo spazio allestito all’interno del giardino, che trovo alla destra dell’ingresso.

All’ingresso di ogni villaggio antico, c’erano dei Jangseung, Sotdae e dei pali di pietra, che servivano, per proteggere gli abitanti e tenere lontano gli spiriti maligni, i fantasmi ed evitare le malattie.

Jangseung.

Poco più in là, una tomba (Hoegyeongmyo), che si trovava a Gyeonggido, che è stata trovata ancora in buone condizioni; era stata sigillata con la calce ed all’interno conteneva un recipiente di legno e dei vestiti. E’ una tomba del periodo Joseon.

Vicino delle state di marmo, rappresentanti degli scolari e degli ufficiali militari: erano posti a guardia delle tombe di illustri personaggi. Mentre gli scolari rappresentano gl’intellettuali, i militari indossano l’alta uniforme, impugnando la spada. Questa tradizione in Corea nasce nell’VIII secolo.

Gli scolari e gli intellettuali

Finiva il corredo funebre, una pietra rettangolare, che era posta davanti alla tomba, ed era usata, per celebrare i riti, mentre venivano bruciati gl’incensi.

Inizia, ora, la riproduzione di un piccolo quartiere del passato (anni 1970 / 1980): cominciamo da una bella casetta di legno dipinta di celeste chiaro: è una tipografia.
All’interno sono riuniti dei macchinari, per stampare, usati dal 1930 al 1970: una stampatrice, una tagliatrice, un compressore; una stampa manuale, infine una macchina da stampa a fusione, l’unica rimasta in Corea, che è stata utilizzata, per stampare giornali nel 1930.

Alla sinistra della tipografia, trovo il negozio di bambù: all’epoca ce n’erano molti, poiché tanta era la domanda di oggetti in bambù, qui è riprodotto l’interno di un negozio, che si trovava in Jongro street.

Non poteva mancare la farmacia (ci si ammalava anche all’epoca).

La farmacia

Il piccolo negozio era diviso in due parti: una piccola porta, in fondo, introduceva il paziente nell’ambiente dove poteva ritirare le medicine e pagarle. La parte, che dava sulla strada, invece, era il laboratorio, dove il dottore confezionava le medicine e custodiva gli strumenti, occorrenti per le visite mediche.
Un salone da barbiere con delle poltrone in pelle, gli specchi contro il muro incastonati nel legno; sul muro l’offerta del tagli, un comodo sgabello, che usava il barbiere, quando prestava la sua preziosa opera ed, infine, una stufa enorme al centro, con un grande lavandino alla sinistra.

Un reperto d’epoca la Hyundai Pony Pick up: è il primo modello d’automobile, costruito nel 1978 in Corea. Dal 1975 al 1982, ne sono stati venduti quasi 300.000 modelli.

La Hyundai Pony Pick up

Con le ultime (beh! Sarà difficile trovare l’ultimo cd di Beyonce) hit, che avevano scalato, a suon di vendite, le hit parade.
Sulla sinistra dell’ambiente…scusate del negozio! Tanti dischi in vinile di artisti coreani pop, un antichissimo ventilatore (sempre utile per il caldo), delle musicassette (che ho usato anche io; forse sono un po’ vecchio??) ed un mangianastri; la scrivania del boss e, di fronte, dei divani a tre posti.
L’orologio sul muro segna le 17,45 di chissà quale giorno!
Vicino un negozio di manga

Stiamo in Oriente, dove sono nati i manga, anche se, per la verità, i fumetti coreani si chiamano manhwa.
Bellissima, poi, la ricreazione di un interno dell’aula di scuola .

Bene in evidenza, due piani elettrici, perché la musica ha avuto e ha, tuttora, un’importanza fondamentale nella formazione culturale dello studente, essendo studiata in tutte le scuole ed in tutti gli ordini.
Delle cartelle, messe sui banchi, forse lasciate, distrattamente, da qualche studente, una grande stufa al centro, perché in inverno, qui in Corea, fa molto freddo e, sopra la lavagna disegnata la sagoma geografica della penisola coreana e, poco sopra, la bandiera, simbolo dell’unità della nazione.
Accanto alla scuola, il fotografo: degli abiti sul fondo, alcune bellissime e non più funzionanti macchine fotografiche, un bellissimo quadro riproducente temi della natura coreana, delle fotografie, diversi specchi ed un comodo divanetto per i clienti in attesa e gli ospiti.

Un bellissimo e prezioso dono, da parte di Nam Byeong Hyeok. Si tratta di una casa Ochondaek del 1848.

La casa Ochondaek

E’ composta da quattro stanze e ulteriori due stanze interrate, per conservare oggetti e cibo. E si chiude qui la visita alla parte esterna del Museo. Ora entriamo nella parte coperta del Museo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close