2 Ottobre 2012. Partenza per Londra!

Ho deciso di trascorre il mio compleanno a Londra.
E’ la prima volta che trascorro una data cosiì importante per me in una città straniera. Mai, in passato, mi era capitata l’opportunità di passare il 3ottobre lontano da Roma e dalla mia famiglia.  Quest’anno, sono riuscito a liberarmi da alcune incombenze lavorative, così riuscirò a realizzare un vecchio sogno: stare nella capitale inglese il giorno del mio compleanno!

Ieri sera, ho comunicato la partenza ai miei genitori e mi par di aver visto un velo di malinconia nei loro occhi. Festeggeremo, comunque, in famiglia domenica prossima con un pranzo luculliano. Mia madre, espertissima cuoca, ha già in mente un menu, che farebbe morir d’invidia il miglior chef del mondo: bucatini all’Amatriciana, carciofi fritti, pollo al forno con contorno di patate, insalata (giusto per star leggeri), torta al cioccolato, caffè e grappa! Insomma, viva la dieta!

L’aeroporto di Fiumicino dista una quarantina di kilometri da casa.
Stamattina il tempo è molto bello. Ho caricato la valigia nel portabagaglio ed, avviato il motore; ho acceso la radio, che spengo subito dopo, perché iniziare la mattina, ascoltando l’ennesimo scandalo della Parentopoli romana…meglio un cd!
Frugo nel cassetto; oltretutto, non ricordo mai quali cd contenga. Ecco; Tony Bennett “Duets”: very good! C’è l’interpretazione di “The lady is a tramp” (un successo di Frank Sinatra, Old Blue Eyes) con Lady Gaga, che è formidabile. Meglio partire a ritmo di swing, che sentire l’ennesimo scandalo di una classe politica inqualificabile.

La strada per l’aeroporto è libera; niente fila. Ancora tutti in vacanza?
Apro appena il finestrino; nell’aria l’odore del mare (lo vedo alla mia sinistra). Qualche macchina sosta disordinatamente in prossimità della strada. Fino ad Ostia, non trovo traffico. Miro, come sempre, alcune bellissime case, che si trovano sul litorale romano. Mi piace molto Ostia: le case separate dal mare dai giardini (che purtroppo non sono punto curati, ma, mi sembrano, abbandonati), quindi la strada per le automobili ed il mare con i suoi spazi infiniti.  Sono appena le 8 e la città sembra ancora pigramente sonnecchiare. Ammiro, come ogni volta che passo, le bellissime ed originali costruzioni di alcune palazzine, sulle quale spicca per eleganza, originalità, Villa Papagni. E’ davvero un sogno, anche per come è curata. Complimenti ai suoi proprietari.
Tanti sono gli stabilimenti, cui sfilo davanti, che, spesso, ho trovato in alcuni film in bianco e nero di qualche anno fa. Infatti, molte “commedie all’italiana” avevano come location alcuni stabilimenti balneari del Lido romano.
Il traffico inizia ad essere più intenso, quando mi avvicino agli scavi di Ostia antica; sono costretto quasi a procedere a passo d’uomo.
Alzo il volume, in questo momento, Tony Bennett interpreta “Yesterday, I heard the rain”, una delle canzoni, che amo di più.  Procedo lentamente, causa una strettoia. Ora siamo tutti incolonnati in attesa del verde. Fortunatamente, il traffico inizia a sciogliersi, così raggiungerò il parcheggio, prenotato nei giorni scorsi, che si trova ad un passo dall’aeroporto di Fiumicino.
 L’addetto del parcheggio mi saluta con un: “Bongiorno, dottò” (ho la faccia da laureato?). Mi chiede le chiavi dell’autoveicolo e m’invita ad entrare nel gabbiotto – ufficio, per espletare il pagamento e ritirare la ricevuta. Il personale parla con un forte accento dialettale, ma è molto gentile e sorridente.  L’addetto del “Bongiorno dottò”, mi chiede dove sia diretto ed in pochi istanti mi conduce al Terminal, augurandomi buon viaggio.
Il Terminal B si trova al piano -1. I locali non sono perfettamente puliti e questo non è un buon biglietto da visita per i tanti stranieri, che vengono nel nostro Paese. Sul display, trovo le indicazioni per Londra e mi reco per il check in. C’è una fila imbarazzante, poiché c’è solo un’hostess, che disbriga, anche con una certa celerità, le pratiche d’imbarco.
Risolto il check in, spedito un solo bagaglio, passo il controllo per la sicurezza. Diversi agenti controllano il passaggio dei passeggeri; in fondo, anche un tavolo occupato da due poliziotti: il più anziano dimostra una cinquantina d’anni, il viso rugoso, gli occhi stanchi.
Lei,  invece, con il trucco leggero, indossa la divisa con grazia ed eleganza, anche se dimostra una notevole energia “mascolina” nel controllare, proprio ora, una valigia sospetta, i cui proprietari sostano nei pressi, in attesa che ogni dubbio venga fugato.
Appena passo sotto il metal detector delle luci s’illuminano ed un cupo suono richiama l’attenzione dell’agente, che mi chiede, con molta cortesia, di togliermi le scarpe! Insomma: maglione leggero, l’indivisibile borsa, contenente i documenti, la cinta (che mi costringe a tenermi i pantaloni, per evitare spiacevolissimi incidenti), ora anche le scarpe? Torno indietro; vedo una piccola poltrona da un lato, mi vengono consegnate delle buste trasparenti celesti, che calzero’ al posto delle scarpe. Mentre introduco le scarpe sul tappetino mobile, passo, una seconda volta, il metal detector, stavolta, non si accende di mille luci e rimane silente. L’agente mi sorride, facendomi segno che tutto è andato bene.  Riprendo le mie cose, che trovo alla mia sinistra. Vediamo: la borsa con i documenti, eccola qua. La cinta e le preziose scarpe, soprattutto! Devo far presto, perché tanta la gente in attesa.

Ce n’è di strada da fare dal check in all’imbarco per Londra.
Si passa davanti a tanti negozi, che espongono meraviglie assai costose, che attraggono, a volte, gli sguardi ora incuriositi, altre volte assonnati di tanti passeggeri, pronti a partire per lidi lontani.  Ognuno alla ricerca dell’uscita, ove potersi imbarcare.  Passeggio tranquillamente. Ecco la boutique di Dolce e Gabbana, geniali stilisti a volte, un pò sopra le righe. Le borse per signora sono stupende; belle anche alcune calzature per uomo; i prezzi molto proibiti. Vado avanti e, siccome manca molto all’apertura del Gate, vedo un bar, che ha dei tavolini disposti da un lato e mi siedo in attesa, che mi venga consegnato il Menu. Una cameriera, che non è certo modello di eleganza e raffinatezza, si avvicina e mi consegna il Menu. Vediamo, vediamo; meglio evitare dolci. Forse un tramezzino, il classico tonno e pomodoro. Ma si! Ad un mio cenno, con passo molto compassato torna la cameriera, che annota l’ordine. Ad eleganza non ci siamo, ma a simpatia e carica umana, è davvero eccezionale! Torna poco dopo con il tramezzino, dell’acqua minerale ed un caffè. Intanto, la vedo sempre più richiesta dalla numerosa clientela, che occupa i tavoli. Terminata la consumazione e pagato il conto (caro alquanto), vado verso il Gate, che è stato aperto da qualche minuto. Volando low cost, dovrò affrontare lo sprint di tanti passeggeri, per occupare il posto.
Stavolta, la fila scivola via veloce e, dopo qualche istante, mi reco all’interno di un bus, già carico di passeggeri pronti all’arrembaggio, che, stranamente, non avviene, quando arriviamo in prossimità dell’aereo..a proposito: riuscirà a volare? Lo vedo, come dire, un po’ “piccolino”! Speriamo bene.
Le persone scendono al bus e si avviano lentamente verso la scaletta..almeno sembra! Infatti, più ci avviciniamo alla scaletta e più il passo diventa veloce e lungo; un’accelerazione improvvisa, da parte del gruppo di testa, mi coglie alla sprovvista; cerco anch’io di mettermi sulla scia dei primi, ma, avendo perso dei preziosi istanti, sarà difficile recuperare il tempo perduto. In cima alla scala, uno steward blocca i passeggeri, trasformatisi in centometristi, per l’ennesimo controllo del biglietto. Riesco, fortunatamente, a procurarmi un posto vicino al finestrino.
Inizia il mio viaggio.

Arrivo all’aeroporto di Gatwick in perfetto orario. Pur essendo il secondo aeroporto britannico, la struttura è assai bella. Noto, dappertutto, molta cura, eleganza e, soprattutto, pulizia. Sosta al caffè “Costa”, dove consumo il Muffin al cioccolato, che è davvero squisito: un ottimo benvenuto nella terra di Albione.
Per raggiungere l’albergo, mi servirò del treno Express, dal momento che il trasferimento intaxi costa la bellezza di 107 sterline: un salasso, contro le 12,50 del treno, il quale non effettuerà fermate fino alla stazione di London Bridge, dove cambierò per Charing Cross station.   Il viaggio è piacevole; si attraversa parte della campagna inglese. Le casette quasi tutte a due piani, immerse nel verde, solo qualche scarabocchio su qualche muro offende questa bella parte d’Inghilterra. In treno, immediatamente mi accorgo della presenza di passeggeri dalle diverse etnie, che parlano tutti la stessa lingua: la lingua inglese. Forse, un po’ tutti si sentono sudditi di Sua Maestà. L’acquisto del biglietto è stato facilitato dalla presenza di un addetto delle Ferrovie, il quale mi ha spiegato attentamente il funzionamento della complessa linea ferroviaria di Londra. All’arrivo alla stazione, annunciato poco prima dalla voce registrata, scendo e, dopo qualche minuto, giunge il convoglio per Charing Cross. Pochi attimi e finalmente Trafalgar Square è ad un passo. L’emozione è davvero tanta! Una girandola di taxi e di bus rossi a due piani, automobili, che scorrono tranquille, biciclette e tanta gente, che si muove in mille direzioni diverse. Insomma, piombo nel cuore della città londinese! Che meraviglia! Che pulizia, soprattutto. Non una scritta, non cartacce, non marciapiedi scassati (e quanti ce ne sono, purtroppo, nella mia città). Tutto è davvero bello: il National Museum lo vedo dalla mia stanza d’albergo!
Con la cartina tra le mani, riesco a sbagliare strada! Sarà colpa del fuso orario? (appena un’ora) o forse rimbambimento senile? Insomma, anziché andare verso il mio hotel, mi reco verso St. james Park, in direzione Buckingham Palace (meta del 3 ottobre). Fermo un taxi e l’autista  m’indica la strada, consigliandomi di andare a piedi: ha ragione, appena 200 metri e sono arrivato.
L’albergo ha l’affaccio su Trafalgar Square. Il personale della conciergerie è molto affabile, gentile e sorridente. La stanza è davvero bella con vista sul National Museum! Meravigliosa vista! E’ una stanza angolare. Peccato che il tempo, sembra, non prometta nulla di buono. Mi trovo al secondo piano. Il bagno, ampio, si trova alla destra dell’ingresso; su un lato una grande vasca, vicino il lavabo e l’occorrente per le pulizie personali. Tutto il mobilio della stanza è in legno: due armadi, la piccola e comoda scrivania con uno specchio, un altro armadio con, all’interno, il frigobar e la cassaforte, una poltrona monoposto. Degli spessi doppi vetri, garantiscono un’utile barriera al rumore del traffico, che scorre ininterrotamente qualche metro più giù. La moquette non è granché, ma garantisce un poco di calore. Insomma, sono pronto per il mio primo giro.
Uscendo e vedendo un cielo carico, mi fermo da un venditore ambulante, per acquistare un ombrello, che riproduce la bandiera inglese. Prima tappa: Kensington Palace, il quale sorge a circa 2 kilometri dal mio albergo.
Userò il taxi. L’autista mi dice subito che non potrà condurmi tanto vicino, perché l’ingresso è inibito anche ai mezzi pubblici. Ne approfitterò, per fare qualche passo a piedi. Nel breve tratto, che mi separa dall’ingresso dei giardini del palazzo, incrocio quattro donne islamiche coperte dal velo nero; la più giovane, credo che abbia sedici o diciassette anni, è intenta a riallacciare la parte finale del velo, perché anche i jeans siano completamente coperti.
I giardini sono vastissimi, ben curati; tante persone fanno jogging,  anche se la temperatura inizia ad essere piuttosto proibitiva.   Entrando nel bellissimo giardino, la villa si trova sulla sinistra. Alla cassa, un ragazzo italiano fornisce ai clienti biglietti e spiegazioni. Ne approfitto, per scambiare qualche parola: è di Roma (zona San Giovanni), si trova molto bene a Londra. Penso che noi italiani, quando lavoriamo all’estero, siamo esempio di professionalità e cortesia. Il palazzo delude un poco le mie aspettative, pur essendo stato abitato dalla Regina Vittoria, non noto quel particolare sfarzo, cui sono abituato, vedendo reportage sulla corona inglese. Molto belli gli abiti, qualche gioiello, ma la dimora denota assenza di opulenza e sfarzo; vige un’aria di austera nobiltà.
Uscito dal Palazzo, una leggera pioggia bagna i bei prati, in pochi passi ho l’opportunità di prendere un taxi, per rientrare velocemente in hotel.
Purtroppo, la pioggia s’infittisce, bagnando copiosamente le strade, su cui sfrecciano ciclisti temerari, incuranti dell’asfalto bagnato. Dalla finestra, ammiro i tanti bus a due piani, che qui chiamano “Coach”. Dovrò organizzarmi per la cena, rimandando le programmate visite del tardo pomeriggio all’indomani.
A pochi passi dall’hotel, c’è il quartiere di Soho, usando il taxi (servizio comodissimo, ma caro assai), mi reco a Regent Street. Insieme a Oxford street, delimita il perimetro di Soho, caratterizzato da tante viuzze, popolate perlopiù da ristoranti, bar e pub. Passeggio, ammirando le bellissme vetrine di Barbour, Burberry, Brook Brothers, H & M; mi prende quasi un accidente, quando passo davanti alla pasticceria “Caffè Concerto”, nella cui Sala alcune signore di una certa età dedicano le proprie attenzioni a dei dolci, che sono un capolavoro per gli occhi e per le papille gustative. La pioggia concede, intanto, tregua e incrocio una bisteccheria “Angus”, franchising molto presente all’interno della cinta urbana. La sala è discretamente affollata; bistecca e patate fritte! Scelta eccezionale, poiché la bistecca è così tenera da sembrare filetto e le patate fritte sono estremamente croccanti. Inizio a sentire la stanchezza, stamattina mi sono alzato alle 5,30. Siccome ha spiovuto, posso concedermi una passeggiata fino all’albergo. Percorro, quindi, Regent Street, che ha abbassato, ormai, le saracinesche e mi ritrovo nell’illuminatissima e variopinta Piccadill Circus piena di gente. Scendo verso Haymarket, incrociando molti teatri, che offrono musical, spettacoli di prosa, concerti e breve sosta a “Caffe nero”. La sala è divisa in due parti. Alla sinistra si ritira il caffè, mentre la parte destra del locale, delimitata da una ringhiera nera, si apre la bella sala. Appena entrato, noto tre persone in fila e mi accodo, attendendo il mio turno. L’inserviente mi chiede cosa desideri e fornitomi di un fumante caffè, mi fa accomodare alla cassa per il pagamento. Avendo scelto di usare la carta di credito, introduco la tessera nell’apposita macchina, che si trova davanti alla cassa e procedo al pagamento senza l’intervento del cassiere. Esco ed in pochi passi mi ritrovo in albergo. Il tempo di chiudere le tende e…buonanotte!

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