20 Settembre 2012. Una passeggiata al Yongsan Family Park.

Yongsan family park è una bellissima area verde di Seoul, un po’ come Villa Borghese di Roma.

La mappa del parco. Oddio, non è che sia
molto chiara, bisogna arrangiarsi, se (come me)
non ci sonosce la lingua coreana

Nel parco è vietato fumare. Incontro un bel laghetto,

mentre passeggio ed un altro ancora dal lato opposto

e tanti prati ben curati come i sentieri ben descritti. Una strana scultura è stata piazzata nel bel mezzo di un prato, sembra riprodurre la posizione di un uomo, i cui pensieri lo hanno incurvito.

Un terzo lago interrompe i bei prati;

il sentiero mi costringe a percorrerne l’intero perimetro.
Incredibile! Alla sinistra del terzo lago, dei macchinari per gli esercizi ginnici perfettamente integri puliti e a disposizione di chiunque voglia esercitarsi.

Due innamorati si baciano languidamente sotto una pagoda, mentre una coppia di anziani commenta (forse non troppo positivamente), lanciando terribile occhiate al bellissimo gesto.
Poco più in là delle giostre, occupate da divertiti, schiamazzanti bambini, assistiti dall’amorevoli cure materne.

Un bambino molto piccolo, aiutato dalla mamma, cerca di salire i pochi gradini della scala di uno scivolo. Quando si trova in cima, la mamma lo invita a sedersi e lo invita a scivolare; il bimbo sembra impaurito, vorrebbe, forse, scendere, ma non sa come fare. Ecco, sta provando a venire giù, per essere abbracciato dalla mamma, che lo aspetta con un bel sorriso. Oddio!! Il bambino è caduto malamente, avendo perso l’equilibrio durante la discesa. Si lascia andare ad un pianto irrefrenabile, mentre la madre cerca di consolarlo, accarezzandogli il viso e sorridendo, onde trasmettergli un senso di tranquillità: in fondo, è successo a mille altri bambini chissà quante volte. Il bimbo, un poco alla volta, sembra rasserenarsi, così stretto dalle braccia materne. Tutto passa in fretta, dentro quel caldo rassicurante abbraccio.

Noto che a Seul non ci sia stato ancora il passaggio dei moderni barbari, che con la loro vernice spray deturpano oscenamente palazzi stazioni e vagoni della metro oppure distruggono l’arredo urbano. E’ davvero un esempio di civiltà, che ammiro e, un poco, invidio.

La strada ora è un poco in salita; una casetta di legno sulla mia sinistra e tanto prato ai miei lati, dei bagni pubblici sulla destra ed un cartello che ricorda il divieto di fumo. In cima alla salita, un piccolo anfiteatro con tante bandiere coreane. Solo le grida dei bambini in lontananza sembrano scuotermi dal silenzio, che si è impossessato della mia anima. Cerco di fare qualche passo e trovo una panchina; mi siedo.
Adesso, solo il suono del vento, che scuote le foglie degli alberi è il sottofondo a questo paesaggio così pieno di fascino. Per un attimo, i pensieri sembra che abbiano preso un’altra direzione: ho come la testa completamente sgombra. E’ una sensazione di pace, di serenità, che la natura m’infonde, ogni volta che posso concedermi una passeggiata nel verde. E’ una bellissima sensazione.

Alzo la testa e vedo, poco distante, un’altra scultura, purtroppo, la mancanza della traduzione m’impedisce di sapere chi è stato l’autore.

Il parco è estremamente pulito, grazie anche a delle buste trasparenti, piazzate in ogni dove per la raccolta differenziata.

Una nuova scultura: è una posizione, che ricorda la mano di un pianista intenta a produrre emozioni attraverso i tasti di un pianoforte.

Il rumore del traffico ora inizia a farsi sentire; mi ricorda che la visita è finita.
Lascio quest’oasi di pace al suo splendore ed alla beatitudine.
La mia anima è serena.

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