22 Novembre 2012. Marchese De’ Frescobaldi, secoli di vino toscano

L’A.I.S. (Associazione Italiana Sommellier), giovedì 22 novembre, ha organizzato, nella splendida cornice dell’Hotel Cavalieri Hilton di Roma, una degustazione, dedicata all’antica casa vinicola della Casata De’ Frescobaldi di Firenze.
Ha preso la parola l’enologo Massimo Billetto, che, dopo aver illustrato alla folta ed attenta platea gli appuntamenti del mese di Dicembre organizzati dell’AIS, ha introdotto il Marchese Lamberto De’ Frescobaldi, accompagnato dal marketing manager dell’azienda, Sergio Di Loreto.
Il Marchese ha esordito, ringraziando l’A.I.S. per l’invito e ha iniziato il suo intervento, illustrando, brevemente, alcune tappe fondamentali della sua nobile e storica Casata, il cui nome e le cui vicende si legano indissolubilmente con la storia della città di Firenze e quindi dell’Italia.
Di origine germanica, solo nel XII secolo, i Frescobaldi si trasferirono in Italia, a Firenze, spinti, forse, dal clima senz’altro più mite.
Molteplici le attività, cui, immediatamente, si dedicarono con profitto: il commercio della lana (ed ecco i primi rapporti con le Indie e con la Cina), l’attività bancaria (furono finanziatori di sovrani inglesi e riscuotevano, per conto del Papa, le decime), di cui i guadagni furono investiti nell’acquisto di terre vicino Firenze. Un suo antenato, nel 1252, progettò e realizzò il primo ponte “a pagamento”, che collegava il “di qua” al “di là, d’Arno.
Tra gli antenati, il Marchese De’ Frescobaldi ha ricordato Dino Frescobaldi, che fu amico di Dante Alighieri ed un grandissimo musicista: Gerolamo Frescobaldi, interprete straordinario del variegato ed affascinante mondo del barocco.
L’attività vinicola risale ai primi anni del 1300.
All’inizio del 1800, un membro di Casa Frescobaldi, Vittorio Degli Albizi (fu anche il più giovane membro della prestigiosa Accademia dei Georgofili), proveniente dalla Francia, importa ed impianta a Firenze il cabernet, merlot e lo chardonnay, quest’ultimo nella zona di Pomino.
Attualmente Casa De’ Frescobaldi è uno dei maggior produttori di qualità di vino d’Italia e svolge la sua attività su quattro tenute: Castello di Pomino, Castello di Nipozzano, Tenuta di Castiglioni e la Tenuta di Castel Giocondo. L’azienda è particolarmente attenta ai temi ambientali ed, in modo particolari, all’inquinamento, tantoché ogni Tenuta è dotata del sistema fotovoltaico, che permette anche un abbattimento di costi di produzione.
Si è passati, quindi, alla degustazione vera e propria. Il primo vino degustato è stato il “Vino Nipozzano (“senza pozzo”) Rufina 2009 e 2006 (vino rosso);
E’ un vino affermato nel mondo, che da prove, da sempre, di grande longevità e qualità, tanto che l’Azienda ha in cantina delle bottiglie de 1864 ancora in buone condizioni! Ogni annata riserva sempre un vino di altissima qualità; l’uva usata è il Sangiovese, vitigno “capriccioso”, che non ama le pianure e preferisce invece terreni, dotati di scheletro, scoscesi e quindi drenanti, calcici / argillosi. Siccome il Castello di Nipozzano è situato a circa 350 msl, l’escursione termica è interessante e arricchisce il patrimonio olfattivo del vino, fornendone, al tempo stesso, una bella struttura. Le differenze, alla prova olfattiva, tra il vino delle due diverse annate sono: nel 2006 sentori minerali, note erbacee, tabacco e muschio; nel 2009 prevale, invece, la nota fruttata (frutti di bosco) e quella floreale (la viola è molto nitida e piacevole come la rosa). Il tannino ha una bellissima tessitura assoluta, morbida ed integrata con l’acidità.
Secondo vino: Castel Giocondo Brunello di Montalcino 2007 e 2004. Si produce questo vino dal 1843 e, nel tempo, ha conservato tutte le sue caratteristiche: colore, profilo organolettico, caratteristiche di alcolicità, di residui di acidità sono identici a quelli di oggi, perché l’uva Sangiovese (con cui è prodotto il Brunello) riesce a dare il meglio di sé da una vigna di circa 150 ettari. E’ un vino molto austero, che mette insieme potenza ed un’estrema rigorosità, vino profondo ed assolutamente verticale. E’ una di quelle annate, che mette insieme: struttura, avvolgenza ed incredibile eleganza.
L’annata del 2007, alla prova olfattiva è variegata con sentori di legno, vaniglia, terra.
L’annata 2004 è caratterizzata da complessità a livello di tessitura, austerità. Alla prova olfattiva, sono evidenti note di erbe aromatiche, di rosmarino, di salvia, di timo. Alla prova degustativa è un fuoriclasse assoluto ed il tannino assolutamente morbido.
Terzo vino il Mormoreto taglio bordolese (uve cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot) 2004, 2005, 2009. Intanto è un vino IGT (indicazione geografica tipica). La prima vendemmia del Mormoreto è del 1983 e nasce come cabernet in purezza.
L’annata 2004 denuncia sentori si spezie (pepe nero nitido e ben pronunciato).
Il Mormoreto 2005 ha un gran bel “naso”; nella fase degustativa è un po’ “corto” e forse un po’ più duro, ma non meno emozionante. Avvertiti toni minerali, quasi una percezione ferrosa, delle note ematiche, un floreale molto pronunciato e c’è del torrefatto di caffè.
Nel 2009, evidente la massa fruttata, nella fase de gustativa è molto morbido; l’acidità viene fuori in seconda battuta. E’ pieno, appagante e realmente rotondo ed il tannino ha una maturità esemplare.
Massimo Billetto ha precisato che, se assaggiassimo un vino di Bordeaux 2009, con lo stesso uvaggio e, magari, con le stesse percentuali, sentiremmo dei vini molto, molto diversi; per questo motivo come parliamo, giustamente, di “stile bordolese”, possiamo parlare anche di “stile toscano”.
E per finire (dopo tre rossi) un bianco: il Pomino (da “pomo”, che è una mela) Benefizio 2008 e 2010.
Il 2008 ha note olfattive assai complesse: spezie dolci, note di terra, di sottobosco, di funghi. Alla degustazione denuncia una potenza espressiva incredibile, è un vino, che può reggere tranquillamente un filetto o un fungo porcino; sembra quasi tannico!
Il Pomino 2010 ha note olfattive assai complesse, spezie dolci, note di terra, di sottobosco, di funghi, quasi tannico anche lui.
Sergio Di Loreto ha ricordato che il Pomino è un vino parzialmente vinificato in rosso, perché vinificato sulle bucce. C’è il batonnage (un movimento particolare, con il quale si mettono in sospensione le fecce) e che fermenta in legno sulle sue bucce.
Il servizio in sala era garantito dalla presenza di diversi sommellier A.I.S. e, alla fine dell’interessante degustazione (durata circa due ore), ogni partecipante ha ricevuto un opuscolo della Casa De’ Frescobaldi.
Noi, italiani, il vino lo sappiamo fare davvero bene!
(Bere, sempre con moderazione…)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close