3 Ottobre 2012. A Londra

Un timido sole cerca di penetrare attraverso le spesse tende, che riparano dalla luce esterna; il tentativo si dimostra fallace, intanto perché le tende sono davvero molto spesse e poi il sole dimostra poca forza, per cui il tentativo è sola una vacua fantasia e pura illusione. Appena in piedi, scosto il tendaggio, per ammirare un panorama di autobus rossi a due piani, taxi coloratissimi, ciclisti, pedoni e, sullo sfondo, l’ingresso del National Museum. Il sole è davvero timido, ma qualche piccolo raggio illumina Piazza Trafalgar (o Trafalgar Square).
Mi avvio verso l’ascensore: dovrò percorrere lo stretto corridoio dai toni scuri, aprire una pesante porta, alla cui sinistra i due ascensori dalle porte color grigio sono in piena attività, trasportando gli ospiti ai piani inferiori.
Il ristorante si trova al piano -1. Un trillante “Hello”, accompagnato da un gran sorriso, mi accoglie all’ingresso della Sala. L’inserviente annota con cura il numero della camera e mi accompagna verso il tavolo. Noto che la maggior parte dei tavoli è stato apparecchiato per 2 persone. Alcuni commensali non mi sembrano ospiti dell’hotel; sono vestiti molto elegantemente, dai bordi della giacca spuntano anche dei gemelli, che annodano il polsino della camicia. Più di qualcuno legge il “Financial Times”; attendono che arrivi il piatto ordinato, sorseggiando chi il classico the, chi un caffè americano. Sono signori di una certa età, dall’aria compassata. Mentre la cameriera dell’ “Hello” ritorna dietro alla scrivania, cui accoglie i clienti, si avvicina un compunto cameriere, che mi chiede, se desidero mangiare un piatto caldo. Leggo, attentamente, il menu e scelgo delle Uova strapazzate. Il cameriere, alla mia risposta, mi guarda, non scrive nulla sul suo taccuino, sorride:
“Sei italiano?”.
“Si”, gli rispondo, “come te!”.
“Mi chiamo Salvatore e ti consiglio, se vuoi mangiare le uova di gustarle con la pancetta, gli spinaci, il formaggio fuso inglese..è una squisitezza unica”.
“Grazie Salvatore del consiglio. Io mi chiamo Alessandro e vengo da Roma”.
“Io sono sardo, ma mia madre era romana, di Via Sannio, quartiere San Giovanni”. (Via Sannio è una via romana, in cui si tiene, giornalmente, un mercato piuttosto famoso per i romani).
“Allora siamo quasi paesani!”, esclamo io.
“Gia’, quasi!”, risponde Salvatore. “Intanto accomodati al buffet, tra un po’ ti porto le uova,ok?”.
“Grazie, Salvatore”.
Si allontana dal mio tavolo in direzione della cucina, il cui ingresso si trova dalla parte opposta dell’entrata.
Il buffet è particolarmente ricco di dolci, frutta freschissima, gl’immancabili formaggi, yogurt, cheerios (che non mangio quasi mai) ed alcune spremute, del latte anche scremato e, per chiudere, Acqua Panna e la Perrier.  Preso il piatto (abbastanza capiente), provvedo a riempirlo di muffin al cioccolato, cornetto, mini croissant alla crema. Torno al tavolo, recando anche un bicchiere con del latte (ottimo). Chiedo anche un espresso (Illy) ed un cappuccino.
Salvatore ritorna con il piatto delle uova, quando ancora i dolci sono nel piatto.
“Adesso, senti a me, mangia le uova sennò si freddano e non son piu’ buone” e con un gesto deciso toglie il piatto dei dolci, ponendolo alla mia sinistra e mette sotto il mio naso il fumante piatto delle uova con tutto il contorno.
“Hai ordinato il caffe’?”.
“Si, anche un cappuccino”.
“Ci penso io, altrimenti aspetti troppo”.
E se ne va verso la cucina. Che italiano, però! Insomma, all’estero sembra funzionare l’appartenere ad una stessa nazione, magari si riceve qualche piccolo favore, che (in questo caso) non è poco. Il mio, quasi, amico Salvatore ritorna qualche istante dopo, portando la tazza del caffè e del cappuccino:
“Et voila! Servizio espresso” e se ne va, perché chiamato da un altro cliente.
La colazione è davvero eccellente; almeno in questo albergo, i dolci sono deliziosi, da non perdere! 
Terminato di mangiare, saluto il mio amico e lo ringrazio per tutte le gentilezze dimostrate; è ora di mettersi in marcia. 
Dal piano – 1, dove mi trovo, mi reco al piano terra, dirigendomi verso l’uscita, ricevendo il saluto del personale dell’albergo, che incontro nel breve tragitto.
Stamattina l’aria è frizzante, accompagnata da un leggero sole. Forse, ho scelto bene d’indossare una camicia a maniche lunghe. Studiando la mappa, il tragitto non è poi così lungo; la passeggiata è davvero piacevole. Insomma, vado in direzione dela stazione Charing Cross, arrivato all’incrocio, anziché proseguire giro a destra in direzione dei giardin di St. James. Sono alla mia sinistra, li costeggio: meravigliosamente curati! Dei giardinieri, intanto, raccolgono dal marciapiede delle foglie, cadute dagli alberi, che, in qualche modo, delimitano il perimetro del bellissimo giardino. Alla mia destra, due ampie corsie, dove corrono taxi e macchine private. Alla fine del giardino (circa 500 metri a piedi) la bellissima piazza, dominata da Buckingham Palace, dove già sostano, forse per la foto di rito, molti stranieri. Vicino all’ingresso le Guardie della Regina, che indossano i tipico copricapo. L’ingresso per le visite è sulla destra. Siccome avevo acquistato online il biglietto, mi reco alla cassa, dove una dipendente mi consegna il biglietto, trattenendo la ricevuta, che avevo con me. Esco dalla cassa ed appena 10 metri c’è l’ingresso del Palazzo. Già vi sostano moltissime persone, che attendono d’entrare. Un’inserviente annuncia che passeremo, per motivi di sicurezza, sotto il metal detector, che non si può entrare con cibo o bevande, che sono vietatissime foto e filmati e, soprattutto, di seguire le indicazioni. In ogni stanza, conclude, il personale di sala sarà lieto di rispondere alla domande. Dopo alcuni attimi di attesa, finalmente arriva l’ok. La visita inizia.
Entro a Buckingham Palace.
L’ingresso è davvero molto deludente: sembra di stare in aeroporto: policeman d Sua Maestà britannica, alcuni Rex britannici al guinzaglio, molto personale di sala in divisa. I controlli sono assai scrupolosi, per tema di attentati; comunque, la fila è piuttosto fluida, segno che tra noi non ci sono attentatori!
Descrivere le emozioni vissute nel vedere le opere d’arte, che vi sono conservate è un esercizio per me impossibile. Come posso comunicare quello che lo spirito ha vissuto in quegli attimi per me eterni? Diverse le sculture del Canova! Un italiano a Buckingham Palace, ammirato da tutti i visitatori. Giè, un grande Italiano.
Le sale, aperte al pubblico, non sono molte, ma rendono assai la ricchezza, lo sfarzo, l’eleganza, la grande nobiltà di questo Palazzo. Soffiti dorati, tantissimi quadri, dove sono riprodotti i volti degli ex regnanti britannici, un filo ininterrotto di capi di Stato, immortalati negli abiti più belli. Bellissima la tappezzeria, i divani, che arredano le sale di rappresentanza. Ogni tanto, in qualche passaggio proibito, sbircio: passasse la Regina, che si reca a prendere un the in qualche Sala? No, forse è troppo presto per il the, stamattina la Regina ha deciso di non allietarci con la sua presenza. Passando di sala in sala, noto la presenza del personale, attentissimo ad ogni passo, ad ogni sguardo, ad ogni sorriso. Traspare dal loro volto una certa tensione, che cercano, comunque, di stemperare sorridendo, quando incrociano lo sguardo dei visitatori. Il giro termina, inevitabilmente, nel negozio di souvenir, dove acquisto dei biscotti con il logo della Regina ed al bar, che è di fianco, bevo un cappuccino regale, riposandomi qualche istante, ammirando i bellissimo giardini – parco, che circonda il “regio palagio”.
Uscito da Buckingham Palace, prendo un taxi, per recarmi al British Museum, che si trova poco sopra il quartiere di Soho. Nell’ampio giardino, che si trova davanti all’ingresso, sostano gruppi di turisti, scortati dalla guida; ragazzi delle scuole, impettiti nella bella ed elegante divisa, accompagnati da austeri docenti e tantissima gente, che entra o esce dal Museo. L’ingresso è libero; in prossimità delle Sale, ci sono dei raccoglitori trasparenti di offerte libere. Visito la sala, che si trova, entrando, sulla sinistra, dedicata all’antico Egitto. E’ davvero formidabile e lascia senza parole l’enorme quantità di pezzi, che si trovano all’interno. Vicino ad ogni reperto, una minuziosa spiegazione rivela praticamente tutto quello che c’è da sapere, a proposito dell’oggetto in visione. Ci vorrebbe, forse, una giornata intera, solo per visitare la sala dedicata all’Egitto. Segue la sala, dedicata alle civiltà mediterranee, tra cui quella Romana, con tutto ciò che i Romani lasciarono, quando dominarono la Britannia. Passo davanti ai capolavori, osservando con interesse e, a volte, con meno interesse i tesori conservati.
Così arrivo all’ora di pranzo. Avrò ancora il pomeriggio, per vedere qualcos’altro. Un ristorante orientale, che si trova all’ingresso del quartiere di Soho (vicino al British Museum), mi sembra il miglior posto dove mangiare qualcosa di leggero, dopo l’abbondante colazione, che provocherà certamente un aumento di peso…corporeo. Il ristorante si chiama “Bibimbap”; ordino una zuppa di verdure. La consumo velocemente; mentre osservo che la sala è assai frequentata da occidentali;  i gestori mi sembrano cinesi.
Esco dal locale e, usando ancora una volta il comodo (ma costoso) taxi, mi reco questa volta al Big Ben. Il traffico, per raggiungere la mia meta, è intenso, ma ordinato. Mi sorprende la presenza di tanti autobus a due piani coloratissimi; davvero un’ottima risposta al mezzo privato.
Il Big Ben è un’altra immagine simbolo di questa bellissima città, nei pressi poi l’Abbazia di Westminster. Ogni tanto sento parlare “italiano” e la cosa mi piace molto. Vorrei entrare nella Basilica, per ammirarla, ma il prezzo è esorbitante! Meglio lasciar perdere, continuerò ad ammirarla in qualche sito internet! I giardini, che la incorniciano, meritano davvero di essere ricordati per la cura, con cui sono tenuti in ordine. Passeggio senza una meta precisa, cercando di entrare in sintonia con l’atmosfera di questa città, che mi piace moltissimo. Rientro in albergo, per cambiare gli abiti e prenoto in un ristorante coreano, che si trova nel quartiere di Soho: Arirang, gestito da coreani e dove si mangia davvero bene. Escludendo una coppia d’inglesi,  i clienti sono tutti orientali, stasera, poi, i cinesi conquistano la maggioranza assoluta.
Mangio della carne di vitello piccante, dei mandu (agnolotti di carne) e delle verdure tipiche. Insomma, termino la cena davvero sazio e felice.
Intanto, fuori una leggera pioggia inizia a bagnare le eleganti e caratteristiche vie di Soho. Forse, è tempo di rientrare in albergo, domattina arriverà molto presto ed un aereo mi riporterà in Italia.

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