5 gennaio 2013. Visita alla “Sagrada Familia” di Antonio Gaudì.

Sono le 16,30 e mi sto avviando verso la Sagrada Familia. Già da “Carrer de la Marina”, vedo la potente struttura, mentre passeggio su larghi marciapiedi.


Attraverso “Gran via de les corts catalanes” e vedo lo stadio della corrida, trasformato nel Museo della Corrida, poiché la Spagna ha da tempo abbandonato l’ “arte” di uccidere tori.

Era una “Plaza de toros”, trasformata in un “Museo della Corrida”

La “Sagrada” si avvicina sempre di più; passo vicino alla fermata Metro Monumental, ccanto alla quale dei ragazzi giocano a basket in un campetto male asfaltato, ma protetto da una forte ringhiera di colore verde. Noto che anche qui, come a Roma (purtroppo) qualche “simpaticone”, che si è divertito, imbrattando delle mura con scritte insignificanti, scarabocchi e figure strane (emuli di Gaudì? Ne dubito fortemente). In un giardinetto, un anziano riposa su una panchina, mentre d’intorno il traffico scorre ordinato. Un’esposizione di prosciutti in una vetrina rapisce il mio sguardo e m’inebria col suo inconfondibile profumo: meglio procedere oltre!

Le conseguenze della crisi economica, spesso raccontata dai nostri giornali ed illustrata dai servizi televisivi, è visibile, quando osservo le numerose saracinesche abbassate e le insegne, rimaste appese alla vana speranza di essere riaccese. Altri coraggiosi esercenti resistono, proponendo vendite con sconti del 50 per cento! e non siamo ancora in tempo di saldi. Al contrario, aumentano gli empori cinesi, che, almeno qui, sembra che non conoscano crisi. Tante sale da giochi, che promettono chissà quali vincite, in grado di risolvere i problemi di una vita…a chi ci crede!

Arrivo davanti la “Sagrada Familia” e mi metto in coda, per ritirare il biglietto d’ingresso.

Sono in compagnia di francesi, tedeschi, inglesi incuriositi di visitare questo complesso, che, a differenza delle nostre chiese, ispirate ad una ricerca di equilibri visivi, sembra protendersi esclusivamente verso l’alto, come a voler congiungere idealmente lo zenit col nadir.

Questa opera visionaria esprime una visione quasi disperata, terribile, angosciosa del Cristianesimo. Il tempio è tutt’ora in fase di realizzazione, che è finanziata esclusivamente col contributo dei fedeli e dei visitatori: sono davvero felice di rendere il mio modesto obolo.

Acquistato il biglietto, una leggera salita in cemento, introduce il visitatore all’interno del Tempio.

La prima scultura è quella del Cristo legato alla colonna: la prima immagine scultorea è un invito a meditare sull’importanza e sulla funzione del dolore nel Cristianesimo.

Sul portale l’Alfa e l’Omega: il principio e la fine.

Alla destra, un quadrato in cui ci sono dei numeri, la cui somma è sempre 33: gli anni vissuti da Cristo.

Il “quadrato” con i numeri, purtroppo, non è ben visibile a causa dei lavori in corso;
è possibile scrogerlo alla sinistra della statua del “Bacio di Giuda”

Entro, confuso tra i tanti visitatori e mi accorgo di trovarmi alla destra dell’altare maggiore. Al di sopra dell’ingresso, una bellissima scultura della Vergine.

La scultura della Vergine, che si trova sul portale Nord

Faccio qualche passo e mi trovo davanti una massa ordinatissima di turisti giapponesi (sempre loro ovunque! Li amo!!), che indossano delle cuffie e si muovono con la precisione delle ragazze del nuoto sincronizzato. Attendo pazientemente il passaggio della composta flotta e mi reco verso il portale.

Due scale a chiocciola ai lati conducono verso il punto più alto del Tempio; un personaggio, che sembra uscito da un racconto di Asimov, veglia con la spada sulla porta d’ingresso.

In questo Tempio, la luce del sole penetra da qualsiasi luogo grazie alle tante finestre presenti: potrebbe essere forse chiamato il Tempio della Luce?

L’altar maggiore ha come corona il Crocifisso, che è stato pensato come sospeso tra cielo e terra; infatti il palo verticale della Croce non è conficcato (come solitamente accade) nel terreno, quasi a significare l’eterno legame con l’elemento terra, ma è libero nel vuoto, attende di cadere da un momento all’altro. Le gambe del Cristo sono raccolte in uno spasmo d’infinito e lacerante dolore, mentre la testa guarda inesorabilmente verso il basso nascondendo, di fatto, lo sguardo all’uomo.

Per osservare il Crocifisso, si deve alzare la testa, andare con lo sguardo verso l’alto: anche qui simbolicamente un invito a guardare verso ciò che è al di sopra della realtà fenomenica, per comprenderne le cause. Al di sopra del Crocifisso un parasole a forma di eptagono: sette come i pianeti, i giorni della creazione, i giorni della settimana ed il Cristo al centro come punto, da cui, per emanazione, il mondo è stato creato e l’atto creativo sembra scaturire dal dolore, quel dolore, che poi apparterrà all’esistenza di ogni essere. L’altare e’ composto da elementi architettonici piuttosto scarni, mentre le canne dell’organo, posizionate vicino al Tabernacolo, ricordano, ancora una volta, quell’elemento di verticalità, che sembra il pensiero dominante di questo Tempio.

Con gli occhi verso il cielo, osservo le colonne, che si congiungono verso il punto più alto, che è aperto da una finestra di forma rotonda, perché la Luce possa penetrare attraverso il vetro ed illuminare chi è all’interno del Tempio.

Nell’abside due confessionali di legno scurissimo posti sopra un pavimento scuro ad esclusione di una figura ottagonale chiara.

Le navate laterali sono sgombre di elementi architettonici e ricchissime di “disegni di pietra” appena si rivolge lo sguardo in alto.

Più osservo il soffitto e più mi sembra di essere all’interno di uno scheletro; non vedo che la rappresentazione delle ossa. Terribile visione!

Questa Chiesa e davvero un monumento innalzato al dolore, alla disperazione e non trovo traccia di misericordia e pietà.

Sotto la Chiesa il Museo.

All’interno di una teca, delle foto illustrano le varie fasi della costruzione.

Percorrendo un corridoio, mi trovo su un lato la “Facciata della Passione”

e, proseguendo, il ritratto di Gaudì, eseguito nel 1989 da Pedra de Floresta.

In un’altra teca degli schizzi, riproducenti delle sculture presenti nel Tempio.

Poi tanti disegni di Josep Maria Subirachs, che sta completando la “Sagrada Familia” sugli abbozzi lasciati da Gaudì: i soldati che giocano le vesti del Salvatore,  la caduta di Cristo sul Calvario, il disegno di due soldati, il bacio di Giuda,(la cui scultura si trova all’ingresso della Chiesa, vicino al “quadrato”, contenente dei numeri, il cui risultato è sempre 33).

il centurione Longino, il labirinto.

Altre foto d’epoca di Gaudi; la più interessante, a mio avviso, è quella dello studio del geniale architetto, che si trovava all’interno della “Sagrada Familia”.

La sedia del celebrante, disegnata da Gaudi.

Terminata la visita al Museo, vedo che già è calata la sera con la sua aria fresca. La chiesa lentamente si spopola, cosicché all’interno torna a dominare il silenzio, l’unica risposta possibile alla domanda, che sembra porre questa terribile ed al tempo stesso affascinante Tempio: perché il dolore?

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