6 Gennaio 2013. Visita al Museo Picasso di Barcellona

Oggi a Barcellona è la festa dei Re, in ricordo della visita dei Re Magi e, per l’occasione, si mangia la “Torta del Re” a base di pasta di mandorle, accompagnata da dell’ottimo Cava, lo champagne locale. Essendo domenica, i negozi sono chiusi ad eccezione di alcuni bar, degl’immancabili empori cinesi e di qualche fruttivendolo, generalmente gestito da extra comunitari. Noto ai tavolini dei bar tanti clienti, che chiacchierano all’aperto sotto un sole quasi primaverile, ingannando il tempo.

La stazione dei pullman, da cui
parte un bus per Roma!!

Passo accanto alla stazione degli autobus di “Barcelona nord”, da dove parte anche un pullman per Roma!!

Poco lontano vedo l’Arco di Trionfo.

Un gruppo di podisti vi passa sotto quasi a voler raccogliere il personale successo di una lunga gara.

 Pur non essendo un podista, anch’io entro nell’Arco, senza pretendere chissà quali onori e continuo la passeggiata domenicale.

Avendo l’Arco di trionfo alle spalle, sulla sinistra si trova il Palazzo di Giustizia, davanti al quale alcuni anziani si dilettano nel gioco delle bocce, un gioco tanto caro al mio indimenticato ed amatissimo nonno paterno.

Anziani, che si dilettano nel gioco delle bocce.
Alle loro spalle il Palazzo di Giustizia.

Arrivato alla fine del lungo viale si vedono i bellissimi giardini “Parc La Ciutadella”, al cui interno c’e lo zoo.

Bisogna costeggiare il parco, lasciando l’Arco di trionfo alla nostra sinistra, per imboccare Passeio de Picasso.

Poco più avanti, dopo aver costeggiato un palazzo con degli archi (non di trionfo) si gira in Carrer de la Princesa.

Dopo tanto camminar in vicoli stretti, dove la luce del sole fatica a penetrare,  finalmente si giunge a Carrer Montcada sede del museo Picasso. Anche qui non manca la fila, per ritirare il biglietto d’ingresso.

Ritiro il biglietto alla cassa ed, essendo la prima domenica del mese, l’ingresso è gratuito.

La visita inizia salendo una lunga scala. Nella prima sala sono conservati dei ritratti: “Un uomo con berretto”, dipinto a olio del 1895,

Picasso ha appena quattordici anni!  Il signore dipinto ha lo sguardo accigliato sembra infastidito dall’esser osservato da chissà quanti occhi!.


Quindi il “Ritratto del padre dell’artista”, professore della Scuola di Belle Arti e pittore; è un acquarello ed il colore blu, che è predominante, dona un senso di composta eleganza al bel volto del papà dell’Artista.

 Nella seconda sala, dei lavori riproducenti delle immagini della natura , come lo studio di un “Paesaggio di montagna” e il ritratto de “La zia Pepa” vestita completamente di nero, dalla cui cuffia nera fuoriescono dei capelli grigi, la fronte è alta e spaziosa solcata da leggere e sottili rughe in prossimità dei sopraccigli piuttosto radi in prossimità delle tempie. Il naso è forte e ben pronunciato, lo sguardo perso in cerca del futuro sempre più breve a fronte di un lungo passato; le labbra sottili leggermente in fuori.

Sembrerebbe che questo ritratto sia stato realizzato in meno di un’ora! Molto bello, anche,  il grande quadro “La prima comunione” che occupa un’intera parete. E’ il primo quadro, che partecipa ad all’Esposizione di Belle Arti e Attività Artistiche di Barcellona del 1896.

Vi è ritratta la comunione di sua sorella, Lola, nell’atto di leggere le orazioni sopra un inginocchiatoio, posto ai piedi dell’altare. Al suo fianco il padrino barbuto con gli occhi appena aperti in direzione dell’altare, a fianco del quale un chierichetto, nell’atto di appoggiare sull’altare un vaso di fiori, mentre, con occhi benevoli, partecipa al raccoglimento della comunicanda.  Nella terza sala il bellissimo dipinto “Scienza e Carità” (1897),  che Picasso presenterà all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Madrid. E’ un quadro della corrente realista.

Giace sul letto di morte, una giovane donna col volto straziato dal dolore alla sua destra il dottore, che con la mano sinistra le controlla il polso, mentre con la destra stringe un orologio con lo sguardo fisso su esso. Alla sinistra della morente, una suora, che, pietosamente, le porge una tazza, tenendo in braccio un bambino (presumo figlio della paziente), avvolto in un pigiama bianco. La mamma riesce a fatica ad alzare lo sguardo verso il figlio, che, sembra, addormentato nelle braccia rassicuranti dell’anziana suora. Estremamente espressivi sono i volti dei quattro personaggi. Un piccolo, ma interessante quadro: “La fattoria del Quiquet”, ispirato ad un soggiorno, che il grande pittore fece a Horta se Sant Joan, un paese rurale, durante il quale approfondisce lo studio della riproduzione dei paesaggi. Già si nota la libertà della “pennellata”, che sembra sganciarsi dalle rigorose regole accademiche. In questo quadro, l’Autore gioca magicamente con le zone d’intensa luminosità, grazie ad un nuovo e più compiuto senso del cromatismo e zone d’ombra; magnifico il senso prospettico, ormai arrivato a perfezione. Dai contatti, che Picasso ebbe con i rappresentanti dell’Avanguardia scaturiscono nuovi ed interessanti lavori come il ritratto di “Lola, sorella dell’artista” (1899). Questo dipinto dimostra lo spirito modernista; la figura femminile ha una linea delicata, benché il pittore lavori con un tratto vigoroso. Predomina la forma ondulata, tipico della pittura di fine ottocento Dal soggiorno parigino, nasce “Margot o l’attesa” (1901).

Lo sguardo intenso, penetrante, quasi ipnotico. Il braccio destro raggomitolato sulla spalla sinistra, mentre il destro è nascosto dall’avambraccio sinistro. Indossa un maglione arancio ed un cappello multicolore, sotto il quale una gran massa di capelli nero corvino le scende sulla fronte. Picasso sembra affascinato dal gioco “goyesco” tra luce naturale e luce artificiale. Altro quadro “parigino”, “La nana” (1901).

In questo soggetto, la deformazione fisica è tema della creazione, seguendo l’assunto di Goya “La bruttezza è bella”. Picasso ci mostra una donna dallo sguardo inquisitore, vagamente truce. L’energia, che emana il dipinto, è data dal virtuosismo cromatismo ed il tono del colore è così misurato, che in alcune zone sembra quasi un mosaico. Del “periodo blu” (1901 – 1904), molto interessante “Tetti di Barcellona” (1902); attirato dal paesaggio urbano, non rinuncia a vivere in Carrer Nou de la Rambla, per esplorare nuovi confini per la sua arte.

Così nasce questo quadro intenso, frutto di un grande ingegno compositivo. I vari tetti fluttuano in una luce malinconica, quasi spettrale grazie ad un uso molto ingegnoso delle luci e delle ombre, che conferiscono maggiore profondità alla prospettiva. “Il pazzo” (1904); il cui personaggio si ricollega ai mendicanti, ai vecchi ed ai ciechi, che Picasso, con insistenza, dipinge tra il 1903 ed il 1904.

La figura è allungata; le mani smisurate e scheletriche, che si muovono verso il viso; i piedi grandi, troppo grandi per essere la fine di gambe scheletriche ed ossute. Il viso ha un’espressione distorta, come interessante è la irregolarità dei lineamenti. Del periodo “rosa” (1904 – 1916), bellissimo “L’offerta” (1908): il tema è una donna nuda, contemplata da due uomini. La donna è contemporaneamente eretta e distesa, posizione che c’introduce al “cubismo”. Questo rappresenta la totale scomposizione degli elementi, che devono essere mentalmente ricostruiti dall’osservatore, il quale può guardarli da diversi punti di vista, nello stesso momento. Picasso “scurisce” gli uomini, che si trovano in primo piano e “schiarisce” la donna. Nel periodo, compreso tra le due guerre, Picasso collabora, tra l’altro, con i Balletti russi, con i quali effettua dei tour in Italia e visita Napoli e Pompei. In questo periodo (1917), si parla di un “ritorno all’ordine” ed il quadro “Arlecchino” (1917) è uno dei primi, grandi risultati. La raffigurazione tradizionale torna nel mondo picassiano, convivendo con lo stile “cubista”; l’Arlecchino ritratto è Léonide Massine, diventato il primo ballerino dei Balletti russi. Picasso ce lo rappresenta con un braccio appoggiato ad una ringhiera, parzialmente coperta da un velluto rosso acceso, che contrasta con i colori del vestito assai tenui e delicati, come il volto del modello, che, con la testa leggermente reclinata, guarda verso il basso. Le mani sono grandi e possenti. Dello stesso anno, “Blanquita Suarez”. Il personaggio è ritratta su un palcoscenico (essendo un soprano), strutturato con piani geometrici acuti e aridi e grazie ad un meditato gioco tonale, la prospettiva creata è magnifica.

Il personaggio, grazie al sapiente incrocio di curve e linee, pare danzante. Anno prolifico il 1917: “La fruttiera”, che è un soggetto estratto dall’olio “Persona con fruttiera”. Da un punto di vista stilistico, è un pregevole ripasso delle lezioni cubiste, che dominano le sue opere ormai da tempo. Il portafrutta sembra sospeso nel vuoto e, quindi, non soggetto alla forza di gravità. Non è neanche perfettamente in linea, sembra colto nel momento, in cui sta per cadere, anche se la frutta rimane ordinatamente e misteriosamente al suo posto. Interessantissimi i disegni di “Las Meninas, vista d’insieme) (1957). E’ uno studio esaustivo della forma, del ritmo, del colore e del movimento, un gioco immaginativo senza limiti, che trasforma i personaggi senza variare lo spazio, il volume e la luce originari. “Las Meninas” rappresenta una gran scena d’interno, ritrae l’atelier dove, probabilmente, lavorare il grande artista sivigliano. All’improvviso, il tempo si ferma, congelando l’immagine in un attimo folgorante di vita. “Las Meninas (Maria Agustina Sarmiento)”; egli cerca di dimostrare, in una realtà propria, ciò che vi è di umano in ogni figura. Maria Agustina è la dama bambina, mentre “Le meninas” sono le giovani dame della nobiltà, che servono l’ “infanta”. Picasso ritrae  Maria Agustina, lievemente inclinata, nell’atto di offrire all’illustre bambina un vassoietto d’argento. La concentrazione dell’artista è sul volto ingrandito e distorto della bambina e nelle sue mani sproporzionate. “Las Meninas (Infanta Margarita Maria)”. Il busto dell’illustre bambina occupa tutta la tela; alle spalle lo sfondo è nero, che conferisce maggior rilievo alla figura, trattata con una gamma cromatica ridotta a toni di grigio, verde smeraldo e lievi pennellate rosa, per definire la carnagione. Lo sguardo della futura imperatrice è vivace e sveglio, il volto pulito, gli occhi a mandorla, dallo sguardo nero, sono riparati dalle sopracciglia arcuate, che servono all’Artista, insieme alla linea del naso, per creare un gioco elicoidale, che dinamizzi il naso, che è all’insù. La bocca piccola e delicata accentua la fragilità della bambina dai capelli lunghi e ben pettinati, adornati da un mazzetto di fiori, che lascia scoperto il volto, mostrandoci le fattezze arrotondate e le guance carnose, leggermente rosate. La mostra, davvero interessante, per iniziare a conoscere il cammino artistico di questo nostro grande Artista, si conclude con una serie di nove quadri, il cui tema sono i “colombi”. Sono creazioni, che consentono all’Artista di stabilire uno stimolante gioco concettuale nel mescolare la realtà esterna e la realtà pittorica, la vita e l’arte. Picasso ci mostra una parte dell’interno ed immediatamente ci spinge verso l’esterno. Ritroviamo un tema tradizionale dell’opera picassiana: la finestra, elemento di comunicazione tra due spazi prospettici. La scena parte dall’interno della colombaia, dove alcuni colombi colorati riposano sui nidi, mentre gli altri, bianchi, becchettano il cibo dal suolo. Superato il balcone con le ringhiere, l’Artista ci precipita verso la vegetazione frondosa del giardino pieno di alberi, che si alzano sull’azzurro di questo Mediterraneo, che ci offre una luminosità splendente. Tutta l’opera emana un’abbagliante splendore, che colpisce il cuore del visitatore, che esce dalla Mostra arricchito di quella magia, che sa sprigionare solo l’Arte.

P.S. Le note, oltre che dalle impressioni personali, sono tratte dal volume “Museu Picasso. Guida” testi di Claustre Rafart I Planas, edizioni Ajuntament de Barcelona, che è possibile acquistare (nella traduzione italiana) all’interno del Museo

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