2 febbraio 2013. Pranzo al fast food KFC

La temperatura si è alzata, fermandosi a cinque gradi sopra lo zero.  Appena arrivato a Seul, eravamo a meno 11 ed, in pochi giorni, l’asticella di mercurio ha invertito la rotta, veleggiando sicuro verso lo zero. Mi auguro che, nei prossimi giorni, non decida d invertire il cammino, riconsegnandoci una Seul super gelata. 
Nella capitale asiatica ed in tutto il paese sono presenti molte catene di fast food. Quest’oggi pranzerò in un ristorante, che si trova vicino alla fermata metro di Daechong ed appartiene alla catena KFC di proprietà americana.  In italia, non ci sono negozi di detto franchising, la cui passione è cucinare del pollo fritto, accompagnato dalle immancabili patatine fritte e Coca Cola. Non è, certo, una benedizione per la salute, ma, una volta tanto, provare non mi nuocerà troppo.  In prossimità del fast food, c’è un liceo: su una targa la data di fondazione, 1902; nel campo di basket dell’istituto, gli studenti si allenano sotto l’attendo sguardo dell’istruttore, che non manca di correggere gli errori con una certa severità ed invitando la scolaresca a ripetere i movimenti.  Sul marciapiede, sono presenti delle rastrelliere, maggiormente occupate da biciclette perfettamente allineate; infatti in Seul, sono tante le piste ciclabili, percorse giornalmente dagli amanti delle due ruote a pedali. 
Il mio ristorante si trova al piano stradale di un piccolo edificio.

L’ambiente è grande, estremamente pulito, arredato con tavolini e sedie molto chiari; in questo momento, occupati da studenti liceali, facilmente riconoscibili dalle belle ed eleganti divise, che indossano, facendoli apparire dei piccoli lord inglesi ai miei occhi.

Sulle pareti diversi manifesti pubblicitari, che reclamizzano le varie opzioni possibili nella scelta del menu.  Mi reco alla cassa, l’inserviente annota l’ordine e, voltandosi, estrae da un maxi contenitore, dove giacciono, in attesa di essere mangiati, parti di pollo fritto appena cotto. Seleziona la parte da me ordinata, consegnandomela in un cestello bianco, unitamente ad una bustina di patatine fritte.

Un bicchiere di plastica vuoto è l’ultima consegna: mi recherò presso il self service delle bibite, per scegliere quale accompagnerà il mio pranzo. In questo fast food, è possibile riempire il bicchiere più volte, senza, per questo, dover pagare ulteriormente. Dal self service, scelgo la sprite, il cui gusto mi ricorda la gassosa, bibita che mio nonno paterno, spesso, mi faceva assaggiare, chiamandola “l’acqua con le bollicine”.

Scelgo un tavolo vicino ai “lord”, che mangiano… non proprio come dei lord: davvero l’abito non fa il monaco! Ciao!

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