29 gennaio 2013. Oggi si mangia pollo allo spiedo

Il freddo intenso e pungente dei giorni passati è calato d’intensità e, lentamente, ci avviciniamo allo zero.
Il fiume Han, in alcuni tratti, è una lastra di ghiaccio, ma, qui e là, l’acqua è passata allo stato liquido. Quando mi armerò di coraggio, andrò a passeggiare, come quelle persone, che percorrono ora i bei sentieri, facendo attenzione a dove mettono i piedi.
Oggi ho scelto un ristorante a tema. A Seul, infatti, ci sono posti, dove si cucina in tutte le salse solo un tipo di carne il ristorante, di questo freddo martedì, è  dedicato alla carne di pollo. 

E’ l’ingresso del ristorante. il numero 24, seguito da quella parola coreana, vuol dire che, in questo ristorante, è possibile mangiare a qualsiasi ora del giorno e della notte.

alendo una piccola scalinata ed al di là della porta a vetri, sono accolto dal Maestro di sala, che mi accoglie con un inchino e, dopo avermi rivolto parole di benvenuto, m’introduce nella sala, che in questo momento è occupata da molti clienti di tutte l’età. Come spesso accade, la cucina è a vista e si trova sulla sinistra, dove vedo diverse cuoche all’opera. Dal lato opposto, vicino alle ampie finestre, che danno sulla strada, ci sono dei vasi, contenenti piante grasse. Il maestro di sala mi fa accomodare e, poco dopo, ritorna, recando con se il menu. Fortunatamente, si tratta di un menu fotografico; scelgo un pollo cotto allo spiedo, che, almeno sulla foto, è uno splendore. Il maestro di sala si congeda con un ampio inchino.

La “tovaglia”.

Una signora reca, sopra un carrellino, diversi piatti, che, dopo essersi avvicinata al mio tavolo, depone, elargendo sorrisi; su un piatto ovale dei pericolosi peperoncini verdi (che rimarranno giacenti nel piatto per l’intera durata del pranzo) a del kimchi: l’immancabile, l’insostituibile cavolo cinese fermentato.

Il “terribile” peperoncino (nel piatto di sinistra)
ed il kimchi

Altri piattini più piccoli contengono del sale e della senape (mi piace!). La mia attenzione è attirata da un tavolo occupato da 6 teenagers, che parlano, ridono, scherzano, mangiano come lupi affamati; è l’unico tavolo chiassoso del locale.  Un ragazzo chiede ad un cameriere di immortalare l’abbuffata con una foto. Tutti sorridono, improvvisando facce strane e buffe altri alzano l’indice ed il medio in segno di “v” (vittoria). Appena il cameriere consegna al legittimo proprietario il telefono con la foto, i ragazzi commentano l’avvenuto scatto, attirando qualche occhiataccia da parte di qualche anziano cliente, forse, disturbato dall’allegra compagnia. Su ogni tavolo, per evitare lo spiacevole rito di chiamare il cameriere di turno, alzando (quasi sempre non visto), pudicamente la mano o, in casi estremi, emettendo suoni sempre più crescenti nel caos del locale (quasi sempre non ascoltato), si trova un pulsante, pigiando il quale si chiama il cameriere libero e pronto ad evadere l’ordine del cliente di turno.

Pigiando quel quadratino arancione, arriva il cameriere

Il mio pollo arriva meravigliosamente disposto su un largo piatto, pronto per essere gustato.

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