5 febbraio 2013. Pranzo al ristorante giapponese “Sapporo” di Seul

La neve, che è caduta copiosa due notti fa, sta concedendo una tregua. 
E’ stata depositata agli angoli della strada ed è presente sui larghi marciapiedi, sui quali è stato creato un percorso pulito, per permettere di camminare senza rischiar di cadere. Molti bambini, invece, preferiscono affondare i piedi nella neve, scherzando tra loro e divertendosi nel guardare le impronte, che lasciano.  Oggi, grazie alla neve, che ha concessa tregua, posso recarmi, senza troppi problemi, ad un appuntamento, precedentemente fissato, da alcuni amici, presso il “Sapporo restaurant”; Sapporo è la famosa città giapponese, che divenne celebre fuori dai confini nazionali nel 1972, perché si celebrarono le Olimpiadi invernali. 
Nel parcheggio condominiale, una squadra, composta da cinque persone, sta spargendo del sale, per facilitare il transito alle automobili, che si muovono da e verso il parcheggio. Ammiro, ancora una volta, l’efficienza e soprattutto l’organizzazione della città di Seul, dove tutto sembra che debba funzionare perfettamente. 
Il traffico, come sempre, è il naturale arredo alla metropoli asiatica; insomma, non c’è neve che tenga, per fermare uno dei simboli del progresso dell’umanità (?). 
Il ristorante si trova di fronte al cinema “Cine de chef” di Apgujeong, nella cui bella  e super moderna sala ho visto, qualche giorno fa, “The impossible”, film con Naomi Watts, la cui visione consiglio davvero. 
Il valet parking del ristorante è diretto da un uomo sulla cinquantina, che da ordini a dei volenterosi giovanotti, che, per evitare di causare del traffico, ritirano immediatamente l’automobile dei clienti. Così, appena accosto, un ragazzo, che indossa il fratino con su scritto “Sapporo restaurant”, apre la portiera dell’automobile, mi consegna il solito ticket per il ritiro e si mette alla guida dell’automobile, introducendola nel parcheggio.  Con mia grande sorpresa, noto che il parcheggio è occupato interamente dalle autovetture degli altri clienti. “Che fosse un ladro?!? Ma no, è impossibile!” Infatti, il ragazzo entra nell’affollato garage e si dirige verso una serranda, che, magicamente si alza all’arrivo dell’automezzo. Rimango per un attimo attonito: dove starà andando con la mia macchina? Ora vedo che entra con l’automobile e sembra parcheggiare al di là della serranda..invece no!! Santo cielo! E’ un ascensore! Si! Chiarissimo. L’autista non è entrata dentro un negozio, ma dentro un’ascensore per automobili e sta trasportando il mezzo al piano sotterraneo. Incredibile!! Ma vero.

Mi avvio verso il ristorante, che si trova accanto al garage, ma al piano meno 1 (mangerò vicino alla  mia macchina!).  E’ possibile raggiungerlo anche attraverso l’ascensore esterno.

Entrando, mi trovo di fronte la cucina ed alla destra l’accoglienza, da dietro la quale i muove l’addetta, per venirmi incontro e dedicandomi parole di benvenuto.

Questo ristorante è composto da tante salette riservate; accanto alla mia sala, molte signore, di una certa età, mangiano e chiacchierano tra loro. Le salette sono collegate da un corridoio; prima di entrarvi, bisogna togliersi le scarpe, perché il pavimento interno è di legno, da cui proviene il riscaldamento. Lasciate le scarpe vicino all’ingresso, entro e deposito il cappotto sull’attaccapanni, che si trova in un angolo sulla sinistra. Il tavolo è posto al centro della sala, a circa 30 centimetri da terra, ma, fortunatamente, lo spazio sotto il tavolo è completamente aperto, così da permettere la possibilità di essere seduti comodamente su una sedia di legno anch’essa riscaldata. 

L’ingresso della cameriera è e sarà sempre preceduto da delicati colpi alla porta della saletta.

Costei indossa il kimono e recherà, di volta in volta, del the e più qualità di pesce crudo coreano (per me): una novità da assaporare. Mi colpisce il modo, con il quale è presentato il pesce: c’è sempre tanta scena, che rapisce e conquista lo sguardo di chi mangia. Il pesce crudo (sushi, in lingua giapponese) è posto ora su un piatto grande bianco con delle decorazioni rosse ai lati;

ora su piccole pietre, contornate di motivi floreali e sassolini.


Quindi, tanti piccoli piatti, raccolti sopra una grande guantiera, che contengono non solo pesce, ma anche delle patate,  dei contorni coreani.

Particolarmente buono è il gambero crudo unito ad una crocchetta di riso (sashimi) con della maionese.

Quindi un piatto di carne con delle verdure è portato, per essere cucinato su un fornelletto proprio sopra il tavolino;

delle verdure fritte

e, per finire, una zuppa coreana (che con il Giappone non c’entra niente) ottima.  

Il sushi è, appunto, del pesce crudo, tagliato sottilmente, come piccoli bocconcini, che deve essere gustato con delle salse appositamente preparte; insomma, quanto di buono ci può essere per la salute. Chissà, forse il popolo giapponese è uno dei popoli più longevi al mondo, grazie anche alla cucina estremamente sana e nutriente. 
Un pulsante rosso posto sulla sinistra del tavolo chiama, per qualsiasi necessità, l’efficiente cameriera. 
Il pranzo scivola via veloce; il tempo di indossare nuovamente le scarpe, salutare i miei amici ed accorgermi che fuori qualche fiocco di neve inizia a scendere nuovamente su Seul.

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