7 febbraio 2013. Parlando con un amico coreano…

Il freddo è tornato protagonista assoluto. Sembra che, nei prossimi giorni, la colonnina di mercurio si abbasserà notevolmente toccando i – 20 gradi. Davvvero non so, come potermi difendere dal freddo; io che non sono abituato a dover convivere con temperature polari. La colpa è del vento della Siberia, che spirerà verso sud, attraversando per intero la penisola coreana ed arrivando fino al Giappone. Anche durante il mese di febbraio, non si prevedono miglioramenti. A causa delle proibitive temperature invernali, gli istituti scolastici chiudono per tre mesi, protraendo, poi, la chiusura estiva fino agli ultimi giorni di luglio. Per le avverse temperature climatiche, mi sono mosso con l’automobile, trovando, all’interno dell’abitacolo, la bottiglia d acqua, che ieri avevo dimenticato, completamente ghiacciata! E ce n’e voluto di tempo, per rendere abbastanza vivibile l’interno dell’automezzo. Il timido sole mattutino non è riuscito a donarci un pò di calore; vedo tanta neve ghiacciata, giacente ai piedi degli alberi, presenti sui marciapiedi. La città, comunque, si muove, vive, respira; col suo traffico onnipresente, con i negozi aperti, i centri commerciali brulicanti di compratori ed i mille autobus, che percorrono le ampie strade, le metropolitane, che con i suoi 300 km. di tracciato ti conduce anche in altre città. Insomma, un carosello, che va ogni giorno in scena e che è il simbolo della grande capitale asiatica, dove tutto deve funzionare; ogni piccolo ingranaggio deve svolgere il ruolo assegnato, perché tutto sia perfetto. In questa quotidianità, così diversa dalla mia amatissima Roma, anche io provo ad entrare in questo meccanismo e rimango sorpreso dalla capacita della società coreana di aver generato un modello di vita dagli altissimi ritmi di produzione, in pochissimi anni. Ammirabile, anche, la capacita di aprirsi,. con discrezione, alla società occidentale (penso all’arte, soprattutto italiana ,alla moda ai servizi di ristorazione), costruendo, altresì, una diga, a mo’ di baluardo, per non smarrire tradizioni ed usi. Come dire? Ci vestiamo con gli abiti firmati da Dolce e Gabbana, (sono due miti qui a Seul), ma nel giorno, in cui celebriamo le nostre antichissime feste, torniamo ad indossare i nostri abiti.  E’ buono il cibo delle cucine dell’ “altro mondo”, ma nelle festività si mangia solo ed esclusivamente cibo tradizionale coreano. Mi sembra un modo assai intelligente di rinnovarsi, forse avvicinarsi agli altr,i ma nella piena certezza che certe tradizioni non si barattano in nome di un vago ammodernamento; al contrario si celebrano, si mantengono vive, per non smarrire l’essenza del popolo coreano.  E’ una societa, che diventerà multietnica? Multiculturale? Che cosa intendiamo con queste due parole? Mettiamoci prima d’accordo. Ne ho discusso, a lungo con un mio amico coreano, mentre ci recavamo a pranzo al ristorante “Oasis” di Apgujeong. Egli affermava che, se gli abiti, disegnati dagli stilisti italiani, rendono più belli: ben vengano (anche se costano un occhio della testa). Se alcuni prodotti di bellezza, confezionati all’estero, hanno un più efficace effetto, la Corea ne importerà molti.  Mangiando in un ristorante “occidentale”, il vino accompagnerà meglio del the i cibi: si berrà del vino importato (la Corea ne produce in piccolissime quantità). Poi, mi ha fatto rilevare che, non è detto, perché “viene da fuori”, è meglio di “quello che ho”; in altre parole, l’Oriente, in generale, non è disposto a condividere qualsiasi esperienza, proveniente dall’estero, nel solo nome assurdo della “modernità”, dell’essere “al passo coi tempi”, se tutto questo potrebbe significare stravolgere le proprie tradizioni, sradicare i propri usi ed, in ultima analisi, mutare considerevolmente la peculiarità del popolo coreano.
Qui in Corea, una delle lingue più conosciute, è la lingua italiana, perché sono tanti gli studenti, che si dedicano allo studio del canto lirico; molti dei quali, al termine del regolare corso universitario, tentano la strada del perfezionamento in Italia, dove è nata l’opera lirica, (ma sono certo che non tutti i nostri rappresentanti politici lo sanno). Nello stesso momento, sono tenute in altissima considerazioni quelle classi, dove si coltiva lo studio e l’amore per la propria musica tradizionale. Insomma l’opera italiana sarà anche bella, ma la nostra musica tradizionale coreana, se non siamo noi coreani a difenderla, tramandandola alle future generazioni, chi lo farà al nostro posto? Intanto, la cameriera portava i piatti ordinati: per me un english brunch (toast, uova strapazzate, wurstel, insalata e pancetta)

 e continuava la nostra bella discussione, laddove io cercavo di ascoltare, per capire, per comprendere una civiltà, di cui subisco il fascino. Devo ammettere che i discorsi del mio amico mi hanno, quantomeno, fatto pensare, meditare sul questo concetto astratto, che noi chiamiamo “modernità”, “essere moderni”. Cosa vuol dire davvero? Poniamoci seriamente la domanda ed iniziamo seriamente a scrivere la risposta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close