26 febbraio 2013. Pranzo al buffet “The Square” del Novotel di Seul

Appena mi sono alzato, ho scostato le tende della camera, perché la luce del giorno entrasse. Ho acceso l’Ipad, per controllare l’esito delle importanti elezioni politiche nazionali. Contrariamente da quanto annunciato dagli Exit poll, non c’è stata alcuna vittoria. Il boom del Movimento 5 stelle è stato impressionante, l’eco è arrivata anche sui notiziari sudcoreani, che hanno commentato le elezioni, ponendo l’accento sull’incredibile affermazione del Movimento, creato dal comico genovese. 
Il cielo è grigio, sgombro dalle nuvole, sembra un muro compatto e monocolore. Sotto,  la vita di sempre: il traffico impazzito, i bus con tanta gente a bordo e le metropolitane sotto terra, che trasportano tanti passeggeri.   Questa mattina è l’aria ad essere pesante, quasi difficile da respirare. Vedo dalla mia finestra, delle persone, che girano con cappelli e sciarpe sul viso, che scoprono appena gli occhi. Dall’altra parte, il fiume Han, il cui livello è molto elevato, ma, sembra, non destare ancora eccessiva preoccupazione. Le solite squadre di giardinieri riordinano i viali, attorno al fiume, gettando tutto quello che raccolgono in grossi sacchi della spazzatura; qualche coppia di anziani passeggia. 
All’ora di pranzo mi sono recato, al Novotel per consumare il pranzo. E’ un hotel, che si trova vicino a Coex Mall, il piu grande centro commerciale sotterraneo dell’Asia e nel cuore di Gangnam.

Lasciata l’automobile al valet parking e ricevuto il ticket per la riconsegna, sono entrato nella hall, ammirando la Lounge bar, che si trova al piano -1, ma ben visibile dal piano terra, al cui centro troneggiava una riproduzione della Torre Eiffel.

Sulla sinistra, una pasticceria, che esponeva autentici capolavori ed alla destra, al di là di un tavolo con sedie, il desk per la registrazione dei clienti in entrata ed uscita.
Ho chiesto ad un’inserviente dove si trovasse il buffet, poiché tre sono i ristoranti presenti nell’albergo: il  Shunmi (ristorante giapponese), The Bistrot (una non meglio identificata cucina europea) ed infine The Square, il buffet, allocato al secondo piano di quaesto splendido hotel.

Mi sono servito della scala, che si trova alla destra della Lounge bar, dove attorno alla Torre Eiffel molti clienti  s’intrattenevano in piacevoli conversazione, serviti da cameriere la cui divisa color crema era caratterizzata da una gonna, che aveva un lungo spacco da un lato e lasciava intravedere gran parte della gamba sinistra. Anch’io sono stato distratto da quel particolare della divisa, come quei signori, seduti attorno ai tavoli; mi sono trovato, salendo due rampe, davanti l’ingresso del Buffet, osservando tante bottiglie di vino ordinatamente allineate, che decoravano la parete di vetro.

Questa meravigliosa trovata è proseguita nel corridoio, che conduce alla Sala. Le cameriere non indossavano gonne con spacchi, che attirano facilmente occhi maschili incuriositi, ma dei pantaloni e camicie rigorosamente chiuse fino all’ultimo bottone. Il cibo era distribuito in modo davvero originale. Appena entrato in sala sono stato investito da una meravigliosa visione di dolci e pasticcini poco piu in la il lato del piatti cotti o da cucinare: piatti coreani, italiani con l’immancabile pasta, preparata solo su richiesta (buona la carbonara, eccellente la bolognese, buona pomodoro e basilico) e la pizza.

Quindi un trionfo di piatti di cucina cinese e, per chiudere in bellezza, il sushi.


Dalla parte opposta l’angolo delle insalate, gli antipasti


e dei piatti freddi coreani.

 La carrellata veniva chiusa da alcune macchine, che distribuivano il caffè.

Il mio tavolo era proprio in prossimità della grande vetrata, che caratterizza tutto il lato, che da sulla strada. Mentre mangiavo, ho visto la solita vita scorrere davanti a me: le strade perennemente cariche di automobili, delle persone in attesa dell’autobus. All’interno del Ristorante, sentivo solo il bisbiglio degli altri clienti, mentre le cameriere si preoccupavano di riempire i bicchieri d’acqua e, quando delle persone lasciavano il tavolo, lo riassettavano con cura. Alla fine del pranzo, ho salutato la cameriera, che curava la parte, dove mangiavo e ho guadagnato rapidamente l’uscita.

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