14 marzo 2013. Una notte al Lotte Hotel di Seul

Il servizio del valet parking è attivo: vedo gli addetti sul ciglio del marciapiede, ad aspettare che il cliente si fermi con il proprio automezzo. Stavolta, non affiderò l’automobile ai cortesi addetti, ma mi recherò, direttamente, al parcheggio sotterraneo: 3 piani interrati. La strada è stretta; ci sono dei cordoli ravvicinati piuttosto alti ed inviti a percorrere la rampa molto lentamente. Arrivato al piano meno uno, il ragazzo del parcheggio mi fa cenno di scendere ulteriormente, perché il parcheggio al piano meno due ha posti disponibili. 
“Ma guarda tu!” “Sarà un caso? Non penso”. Tutte le automobili sono parcheggiate all’interno dello spazio riservato e, soprattutto, tutte nello stesso verso. Sembra che i clienti si siano messi d’accordo! E’ un altro aspetto che mi colpisce particolarmente, essendo abituato a parcheggi alquanto  fantasiosi. 
Raggiungo la hall dell’albergo con l’ascensore; arrivato al piano, mi viene incontro l’addetto ai bagagli, che mi guida verso la Conciergerie per le registrazioni di rito. L’ampia hall è occupata da due folti gruppi di turisti giapponesi: li riconosco dall’inconfondibile lingua. Un gruppo è composto da giovani, l’altro da meno giovani. Due signorine li hanno disposti in circolo e li stanno istruendo, infatti ognuno consulta la mappa, annuendo. Sono carichi di macchine fotografiche, con cui immortaleranno, certamente, ogni angolo, che visiteranno. Oltretutto, quest’albergo si affaccia a ridosso di Myeung Dong, un reticolo di vie strette e pedonali, piene di negozi, che vendono tutto ciò che non occorre, ma che ci affanniamo ad acquistare, ma anche profumerie, negozi di vestiti, scarpe, cartolerie, abbigliamento sportivo, accessori per ragazze, ristoranti di ogni genere e massaggi plantari, che in 30 minuti, ti rimetteranno al mondo! Ci sono diversi ambulanti, con i soliti bei falsi firmati e poi, caratteristica coreana, si può mangiare vicino a delle cucine di fortuna, allestite da signore di una certa età, che sfornano gustosissimi manicaretti a prezzi davvero competitivi. Spesso anch’io mi sono fermato e non posso certo lamentarmi di quello che ho mangiato.
Mentre continuo ad osservare le variopinte ragazze dai capelli tinti (anche con sfumature verdi!!), dagli abiti eccentrici, dagli stivali improponibili e dalla borse rigorosamente firmate “Made in Italy”, l’addetto mi riconsegna il passaporto ed, accompagnato dall’inserviente, percorro il breve spazio, che mi divide dagli ascensori (ce ne sono 8). Il piano è il ventitreesimo. Per recarmi, dovrò avvicinare la “chiave” della stanza all’apposito spazio all’interno dell’ascensore. Un piccolo corridoio e la mia stanza, si trova sul lato sinistro. A quest’ora, incrocio le signore delle pulizie, che indossano una bella divisa nera ed al mio passaggio, mi salutano, sorridendo.
La stanza è molto bella, accogliente; dai colori caldi e morbidi. L’addetto poggia la valigia sull’apposito spazio e mi saluta con un bell’inchino, avvisandomi che, se vorrò mangiare all’interno dell’albergo, posso scegliere il buffet “La seine”, il ristorante rinomatissimo dello chef Pierre Gagnaire o il “Peninsula”, dove si mangia italiano. Rimango nella stanza e vado verso il comando luci, che trovo sul comodino, che si trova dalla parte della finestra, molto grande. Dal comando luci, apro le tende e la vista, ancora una volta, mi sorprende. Tanti grattacieli e laggiù, molto lontano, le macchine incastrate in una fila incredibilmente lunga.

Alla sinistra, trovo l’armadio a tre ante, con l’accappatoio e delle scarpe da camera. Accanto il grande televisore e, poco piu in là, la scrivania, proprio in prossimità della finestra. Il letto matrimoniale è al centro della stanza, davanti al quale un divano color crema.

Il bagno è sulla sinistra: la vasca occupa la parte sinistra, mentre la doccia si trova sulla destra; hanno anche sistemato tutto l’occorrente per le pulizie personali all’interno di scatole con sopra lo stemma dell’albergo.

Mentre chiudo la porta dietro di me, per recarmi al ristorante “Peninsula”, dove consumerò il pranzo, giungono altri clienti, che incrocio nel lungo corriodoio, che separa la mia “casa per una notte” dall’ascensore.
Il ristorante “Peninsula” si trova al piano terra, a fianco del desk, dove sono stato registrato. Una bellissima cantina adorna le pareti; è possibile anche mangiare al di fuori del ristorante, infatti vedo dei tavoli apparecchiati, dove stanno mangiando delle persone, accanto a quelle bottiglie di vino, che hanno rapito la mia vista.

L’ingresso del ristorante “Peninsula”

Due le ragazze, che mi accolgono e che immediatamente mi affidano al Maestro di Sala, un elegantissimo cinquantenne in perfetta forma fisica. La sala è divisa in due parti, c’è anche una saletta riservata, che, in questo momento, è occupata da incravattati occidentali.

Il menu è davvero italiano: il gusto? La “pizza quattro stagioni” è la nostra capricciosa: la base è bassa arricchita da mozzarella, carciofi, funghi, olive nere e salame;

le linguine allo scoglio sono eccellenti, forte è il sapore del pesce, che davvero m’inebria;

 infine del carpaccio di salmone guarnito da verdure di stagione.

Mentre pasteggio, passa un cuoco occidentale, che mi sorride e va per la sua strada.


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