6 marzo 2013. Due notti all’hotel Ramada di Seul

Seul è un’immensa metropoli congestionata dal traffico; abituato alle modeste dimensioni della città di Roma, non avrei mai immaginato che, per evitare di arrivare tardi, sarebbe stato piu sicuro abitare, seppur per due giorni, in un albergo nelle vicinanze dei luoghi di lavoro.
Infatti, in Corea non si deve e non si può arrivare in ritardo, poiché il ritardo non è ammesso, né concepito; chi arriva tardi, non rispetta i suoi colleghi e conseguentemente non è rispettato, così viene praticamente escluso dai rapporti professionali. Così come i mezzi di trasporto pubblici non devono mai ritardare; quando un treno arriva in ritardo, se ne parla addirittura sui media come un fatto clamoroso di cronaca ed i colpevoli, dell’esecrabile delitto contro la società, saranno multati e, se recidivi, licenziati.  Sono atteggiamenti incredibili e soprattutto inimmaginabili da noi, abituati a dei ritardi quasi quotidiani. Siccome non voglio essere tacciato di antiprofessionismo, ho scelto di abitare, per due notti, all’hotel Ramada di Seul: appena 10 minuti a piedi al luogo di lavoro, così non avrò scuse, per arrivare in ritardo.

Ho consumato il pranzo nell’hotel: un buffet con piatti di cucina coreana, giapponese (il sempre presente sushi) e cinese. In un angolo del pane e dei dolci assai gustosi.   La sala si è riempita velocemente di tanti clienti; ho notato altri due occidentali, seduti vicino al mio tavolo; ho origliato: erano spagnoli. La sala è divisa in due parti ed il tavolo del cibo si trova nell’angolo destro.

Tra i presenti, non ho potuto fare a meno di notare una bellissima (forse) modella orientale, compiaciuta, forse, di ricevere complimentosi sguardi dagli uomini presenti. Grazie anche alle scarpe, che indossava, con tacco considerevole, era la più alta di tutti. Era presente come testimonial di qualche prodotto di bellezza ed in compagnia di un angelo custode…sulla cinquantina (quanto l’ho invidiato!); accoglieva, con larghi sorrisi e deferenti inchini, delle persone, che accompagnava al tavolo. Il viso era di una perfezione assoluta, con dei lunghi capelli neri, che le coprivano le spalle, lasciate seminude dal taglio del vestito. I tratti somatici erano esaltati da un  trucco leggero, ma ben visibile, dove brillavano due occhi neri, grandi ed imperiosi.  Il sorriso scopriva una dentatura bianchissima e perfetta.  Indossava un abito one piece bianco, con dei leggeri ricami neri a forma di foglie, che percorrevano l’intero capo. il generoso decoltè era evidenziato da una leggera scollatura, con due lembi di stoffa, che s’incrociavano in prossimità del seno.  Il vestito le fasciava completamente il bellissimo corpo, disvelando delle forme perfette e le scopriva abbondantemente le ginocchia con un’ulteriore piccola apertura sul davanti.

Insomma una gioia per gli occhi, mentre il cibo era una gioia per il palato. 

Mi reco al piano meno 1. appena esco dall’ascensore, noto che il piano è occupato da due sale per convegni e, sulla destra, l’ingresso alla sauna, proprio accanto ad un bancomat. La porta della sauna si apre, appena mi appresso, al di là del desk, una sorridente signorina m’invita a visitare la palestra e la sauna, raccomandandomi di togliere le scarpe, perché il pavimento è in legno. La palestra è al piano inferiore, ma, stavolta, basta servirsi delle scale, per raggiungerla. E’ un ambiente non molto grande, ma dotato di molte macchine; hanno anche riservato, in uno spazio di legno, una zona per gli istruttori, che, al mio ingresso, mi rivolgono cortese parole di benvenuto. Vedo solo due clienti, che usano il  tapis roulant.

La mia stanza si trova al nono piano. Ho già trovato il mio piccolo bagaglio e l’ho immediatamente disfatto, sistemando i pochi abiti, che ho con me, l’occorrente per le pulizie personali, l’indispensabile computer, fedelissimo compagno di tanti viaggi e memoria visibile di tutto il mio passato, la macchina fotografica. Dopo essere entrati, si deve inserire la chiave nell’apposita feritoia, che si trova a pochi centimetri dalla porta d’ingresso. Appena inserita, si accendono le luci della sala e la tv è collegata al canale dell’albergo, che racconta quali servizi ci siano. L’armadio su trova sulla destra, aprendolo vedo che ci sono delle scarpe da camera e degli accappatoi insieme a tante stampelle utilizzabili. Il bagno, invece, si trova dalle parte opposta dell’armadio; accendo la luce: la vasca occupa interamente la parte sinistra, di fronte il lavabo. Il letto è sulla sinistra con due comodini vicini; di fronte la tv, che continua le spiegazioni, mandando le immagini dell’hotel, sotto la tv una lunga scrivania marrone, su cui poso il computer, accendendolo e collegandolo all’interruttore. Dispongo anche le ricariche del telefono e della macchina fotografica. Scosto le pesanti tende verdi, che lambiscono una comoda poltrona, posta accanto alla finestra. Oggi c’è un bellissimo sole, proprio sopra quei grattacieli, che ho di fronte e che quasi potrei toccare con la mano.  E’ ora, devo andare. Chiudo la porta dietro di me.

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