30 marzo 2013. Pranzo al ristorante “Onghwasangbang” nella città di Yeongpyeong

Osservando la cartina della Corea del Sud, noteremo che Seul, la capitale, si trova assai vicino al confine Nordcoreano e  non troppo distante dal Mar Giallo.  La regione Seoul è un po’ il cuore della regione “Kyonggi do”, che la circonda interamente; le due regioni sono assai differenti, due mondi che non sono mai entrati in contatto. La ricchissima, opulenta, elegante, scintillante, ma anche boccheggiante Seul, con le sue signorine provocanti e sexy, che vivono tra grattacieli, centri commerciali e ristoranti aperti 24 ore. A Kyonggido il tempo sembra essersi fermato.  Appena si attraversa l’immaginario confine tra le due regioni, si è circondati da qualcosa di profondamente diverso. Intanto, la natura predomina con le belle colline dalle cime addolcite, i tanti corsi d’acqua, le coltivazioni di riso, che vanno oltre l’orizzonte. gli orti ai bordi delle case a due piani, piccole ville monofamiliari. Quando si attraversa in automobile questa regione, s’incontrano dei piccoli agglomerati urbani, costituiti da poche case, che, generalmente, sono raccolte attorno ad un campanile oppure ristoranti immersi nel verde. Già vedo che la mano dell’urbanizzazione, con i suoi condomini di tanti piani, stanno, a poco a poco, aggredendo il verde: scommetto che, tra poco tempo, la forte espansione urbanistica, conquisterà quest’oasi di tranquillità, per trasformarsi in un iper, attiva e caotica regione. Intanto, cerco di godere del fresco, della serenità, della pace, che emana questo luogo, il quale sembra punire le poche automobili, che incontro, costringendole a percorrere strade ad una corsia per carreggiata. In questa regione, il corso d’acqua del fiume Han, che miro dalle finestre di casa, assume dimensioni davvero importanti.  Mi sto recando in una delle città più importanti di questa regione: Yangpyeong, dove pranzerò al ristorante “Onghwasangbang”, che si trova sulle sponde del fiume Han.

 Il tempo non consiglia, certo, di mangiare all’aperto; peccato! Vedo, infatti, che si sono alcuni tavoli, non apparecchiati, sulla grande veranda, che da sul fiume; sarebbe stato bello, ma, forse, è meglio rimandare simile esperienza, quando le temperature saranno più miti.

E’ una costruzione interamente in legno ed, essendo un ristorante tradizionale, si è educatamente costretti a mangiare seduti per terra, anche se su comodi cuscini, ma sempre per terra si deve stare. 

L’operazione non è stata facile, avvertendo poi qualche problema alle giunture, per il sopraggiungere di una certa età, ho faticato non poco, per stare seduto fermo. Le gambe non sapevo dove metterle, insomma m’erano d’impaccio; ho provato sotto il tavolo (alto appena 20 centimetri da terra), su un lato, poi di fianco, avrei voluto essere tanto un fachiro. 

Il cibo, anch’esso particolare, era costituito da composizione di vegetali; alcuni piccoli capolavori architettonici ed affascinanti per i colori. Era la prima volta che degustavo la cucina vegetariana organica coreana. 

Una bellissima esperienza culinaria! (ma le gambe no, le gambe non si può…)

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