4 aprile 2013. Siamo sull’orlo di una guerra?

Le notizie, provenienti dall’altra parte del Parallello, raccontano una storia tutta ancor da definire e da raccontare.   Non si capiscono bene le intenzioni del giovane capo della Nordcorea, probabilmente preoccupato di consolidare il suo potere interno attraverso azioni di forza, che metterebbero a repentaglio la fragile stabilità dell’intera penisola coreana e avrebbero gravissime ripercussioni sull’intero continente asiatico.   il Ministero della Difesa del Sud ha dichiarato che sono state contemplate anche ipotesi di mirate azioni militari, se il Nord dovesse provocare guai ai cittadini sudcoreani. Gli USA (primi interessati alle minacce del Nord) stanno distribuendo, come sopra una scacchiera, i pezzi da combattimento, per respingere un probabile (?) attacco missilistico. Anche il Giappone è in stato di massima allerta. La Cina (unico alleato del Nord) invita a moderare i toni, ma ha mandato truppe al confine nordcoreano, perché blocchino eventuali, probabili esodi dal Nord; la Russia ammette che la situazione e esplosiva.   Come raccontavo in un precedente Post, sono circa 10 anni, che mi reco a Seoul. In passato, sono stati diversi i motivi di confronto duro, di scontro tra le due Coree: laddove al Nord si mostravano i muscoli, al Sud, invece, prevaleva il buonsenso, riconducendo il riottoso alleato verso più miti consigli.  Il difficile dialogo intercoreano ha visto, dalla fine della Guerra di Corea, improvvise battute d’arresto, incredibile aperture e disponibilita, seguite da fulminanti ripieghi. Il Nord, perdendo un prezioso alleato come l’Unione Sovietica, ha assistito alla frantumazione dell’economia interna. Ha ricevuto aiuti dal fido all’alleato cinese, per sopravvivere, dalle organizzazioni umanitarie, per tirare avanti, sempre con il ricatto atomico. Quando morì Kim Jong Il, padre dell’attuale giovane leader, ero a Seoul ed attraverso la tv di stato sudcoreana, vidi le immagini, provenienti dal Nord, dell’omaggio e dei seguenti funerali al Caro Leader; una sceneggiata, ben orchestrata e ben organizzata dal regime. Ho pensato a tutte quelle povere persone, che erano in piazza, vittime di un’atroce propaganda, non padroni della loro vita, del loro modo di pensare, ma realmente schiavi di una realtà da incubo, che era stata scientificamente costruita a tavolino da dei politici deumanizzati.
Ebbene, con il nuovo Leader il destino di quelle persone è il medesimo.  Stavolta, ciò che preoccupa e la poca conoscenza di questo “leaderino”, da parte dei Paesi vicini, di cui ignorano le reali intenzioni. Se solo un missile attraversasse il confine Nordcoreano, anche per errore, Pyongyang sarebbe distrutta in meno di tre minuti; ma quante vittime innocenti pagherebbe le scelte delittuose di un giovane capo e della sua cricca? Ne ho parlato con qualche amico coreano. 
Solitamente, i coreani sono persone assai riservate, che difficilmente si “aprono” con chi non e coreano. Tendono sempre, dietro un bel sorriso, ad evadere la domanda, magari portando altre argomentazioni ed allora capisci che meglio è non insistere.  Quando discutevamo, sorsando il Soju (grappa di riso), del Paese eremita, vedevo nei loro occhi un velo di rassegnazione; in fondo, convivono con le minacce di guerra da quasi settant’anni, alla fine non ci fai più caso. Ora invece, la situazione è ben diversa: alla velata rassegnazione, mi sembra che si sia aggiunta una piccola dose di preoccupazione. 
Certo, uscendo stamattina, la vita di Seoul è sempre la stessa: metro affollate, traffico impazzito, bus stracarichi di persone, e le bellissime ragazze di Kangnam sempre con indosso la mise all’ultima moda. Sembrerebbe che le minacce provengano da un’altra parte del pianeta ed, in effetti, la Corea del Nord è davvero un’altra parte del pianeta, che si trova proprio al confine, a soli 70 kilometri da Seul.
Qualche tempo, recandomi all’Osservatorio del 38° parallelo, ho visto le indicazioni stradali per Pyongyang: “incredibile” ho pensato, “mi trovo proprio al confine del mondo civile”. Viaggiavo su comode strade, con ai lati negozi, bellissimi alberghi e segni di un’opulenza sfacciata. Dall’altro lato del fiume, solo montagne; nient’altro che montagne.
Leggendo i resoconti giornalistici, provenienti dall’Italia, traspare la comune interpretazione: minacce di guerra serie e non piu velate, al fine di porre fine alla questione non risolta dell’unificazione della Corea: essendo gli USA la nazione, che s’oppone alla riunificazione, sconfiggiamoli e così potremo riunificare la Patria.  Ma quando mai la guerra ha risolto i problemi?  La guerra è la causa dei problemi; mostrando i muscoli, alzando la voce, minacciando, si crea uno sterile clima di tensione, di incomunicabilità, che determina solo un aggravamento della situazione. Eppure questi sono i metodi usati dal regime comunista!
I commenti di alcuni lettori italiani, poi, sono davvero inverosimili; non  mi piace la propaganda antiamericana sempre e comunque. Certo, anche gli americani hanno tante colpe e commettono errori (viva Dio), ma noi, che stiamo sotto questo ombrello, abbiamo la possibilità di scrivere, di protestare, di dirlo in tutto i modi. Dall’altra parte, se ti azzardi solo a pensarlo, vai dritto nei gulag, per uscirne morto. Questa è la realta, il resto solo chiacchiere da bar.

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