21 Maggio 2014. Visita alla casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi di Milano

“Delle mie opere, quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non possedettero da giovani la virtù del risparmio. Poveri e cari compagni della mia vita! Credimi, amico, quella Casa è veramente l’opera mia più bella”. Così scrive Giuseppe Verdi in una lettera all’amico Giulio Monteverde.


Verdi, uomo riservato, creatore di melodie, che infiammarono gli animi e le coscienze civili degli Italiani; ma anche il musicista, che vive “il” e “nel” suo tempo. Non è affatto l’Artista, che si chiude nel suo mondo incantato, popolato dalle tante eroine ed eroi protagonisti del Melodramma, ma un uomo, che, nella riservatezza, in silenzio, fa progettare dall’architetto Camillo Boito (fratello di Arrigo, noto musicista e librettista delle ultime opere del Maestro) una casa di riposo “nella quale raccogliere e mantenere persone dell’uno o dell’altro sesso addette all’Arte Musicale, che siano cittadini italiani e si trovino in stato di povertà”. Su esplicita richiesta di Verdi, la Casa viene inaugurata dopo la morte del compositore, che non desiderava essere ringraziato da coloro che avrebbero beneficiato della sua generosità ed i primi nove Ospiti entrano il 10 ottobre 1902, giorno di nascita del Maestro. Esempio di rara, sublime coscienza civile. La piazza, su cui s’affaccia Casa Verdi, è dominata da una statua del Maestro, che si trova al centro di un’aiuola. L’ingresso è solenne, austero. Tutto è rimasto come ai tempi di Verdi: gli arredi, i mobili, i pavimenti; la continua manutenzione permette così di compiere uno strepitoso viaggio nel tempo: 1898.

Tutte le porte si aprono automaticamente, poiché gli ospiti sono piuttosto anziani e molti disabili. Visito subito la cripta, dove riposa il Maestro in compagnia della seconda moglie: Giuseppina Strepponi. Si attraversa un bellissimo giardino, curatissimo, e poi l’ultima dimora dei coniugi Verdi: una semplice lastra di marmo racchiude la signora Strepponi e il creatore del “Nabucco”, del “Rigoletto” e di tante opere immortali. Un brivido mi corre nella schiena, vedendo quella pesante lastra, che ha la fortuna di proteggere le spoglie mortali del Maestro. Casa Verdi è una bellissima villa a tre piani. Sulle pareti, i nomi di celeberrimi protagonisti della società civile, che hanno aiutato con generosi finanziamenti la struttura; leggo nomi leggendari: Arrigo Boito, Giulio Gatti Casazza (presidente del Teatro Metropolitan di New York, quando il Maestro Toscanini ne era il direttore principale), Giovanni Treccani, il Maestro Toscanini, il tenore Giacomo Lauri Volpi, Rosina Storchio (la prima Butterfly), il tenore dei tenori Beniamino Gigli, Francesco Cilea (compositore dell’ “Arlesiana”), Umberto Giordano (autore dell’ “Andrea Chenier”), Giorgio Falck. Mentre l’ala sinistra dello stabile, accoglie gli uffici, l’ala destra offre i suoi spazi agli ospiti (una sessantina di persone), alle attività ricreative ed a quelle musicali. In prossimità dell’ascensore, una bellissima statua di Verdi seduto, assorto, pensoso, m’intimorisce; accarezzo il piede del Maestro. Il refettorio è possibile visitarlo, anche se – mi avvertono – è tutto già pronto per il pranzo. Così ho occasione di vedere i tavoli con delle belle sedie rosse, imbanditi; gli ospiti sorseggeranno il “Montepulciano d’Abruzzo”, un vino mica male.  Il refettorio è intitolato a Giacomo Puccini, perché, da bravo cacciatore, inviava la cacciagione da offrire agli ospiti della Casa. Quindi la sala da concerto: un bellissimo organo e, davanti, un piano gran coda; al lato un bellissimo ritratto del Maestro, che curò anche la scelta dei lampadari. La biblioteca con le partiture delle opere di Verdi e di moltissimi altri protagonisti del Melodramma italiano, libri di musica e moltissimi cd a disposizione dei cari ospiti del Maestro. La sala Toscanini, dove vedo un gran numero di Artisti seduti su delle belle e comode poltrone, che partecipano ad un gioco di gruppo, organizzato da uno dei tanti volontari (Dio li benedica), che lavorano presso questa struttura. Lo sguardo del Maestro Toscanini è severo, accigliato, ma certamente non spaventa i nostri anziani amici, che sembrano divertirsi molto, scambiandosi un pallone da spiaggia! La sala, per me, più emozionante è quella che ospita il pianoforte di Verdi e la sua poltrona. Immaginare che le mani del Maestro abbiano toccato quei tasti… La cappella, piccola, accogliente. Spesso ho letto di un Verdi non credente; a dire il vero, penso che Verdi sia stato un anticlericale, perché la Chiesa, alla sua epoca, si opponeva all’unità d’Italia e Verdi era un vero italiano ed un sensibile patriota. A testimonianza del suo “credo”, scrisse dell’importantissima musica sacra. Nel 1874 il “Requiem” per la morte di Alessandro Manzoni (“il nostro Santo”) e chiuse la sua carriera di compositore con i “Quattro Pezzi Sacri”, col “Pater noster” volgarizzato da Dante. Composizioni intrise di un forte senso religioso, pur utilizzando un linguaggio prettamente teatrale. La sala per lo svago (la tombola, il burraco) accoglie pochi tavoli, perché poco frequentata dagli ospiti, che spesso si trasferiscono nella “Sala cinema”, per godere di qualche film d’epoca. Poi le stanze con bagno privato: un grande letto, un armadio a muro e, inevitabilmente, le pareti tappezzati delle foto, che raccontano un’epoca meravigliosa, quando i nostri Artisti erano protagonisti sul palcoscenico. Ogni tanto il passaggio di qualche Ospite risveglia in me un profondo senso di tenerezza e tanta la voglia di star lì ad ascoltare i racconti di una vita piena di emozioni. Molteplici le attività, che si svolgono all’interno della Casa: concerti, atelier di maglia e pittura, laboratori sull’arte della composizione floreale o di gioielli e bigiotteria, la redazione del periodico La voce e gite di gruppo anche fuori Milano. E’ un mondo incantato, dove il tempo scorre lento, dove tutto è rimasto così come era. I volontari, i veri angeli, sono le anime di questo luogo; ne ho incontrato più di uno e li ho ringraziati, ho stretto loro le mani per l’ammirabile lavoro, che svolgono a servizio dei nostri cari Musicisti. Prima di uscire, incrocio un dipendente, col quale mi intrattengo, per scambiare qualche chiacchiera. Purtroppo siamo alle solite. Casa Verdi si “regge” esclusivamente con le donazioni, mentre le nostre care Istituzioni vergognosamente latitano, da sempre: davvero un peccato imperdonabile davanti agli occhi di Dio.
Ho accarezzato le loro mani, cui il tempo ha ricamato tante righe, per ogni emozione, che hanno fatto provare a chi li ha ascoltati. E poi quegli sguardi ancor così vogliosi di Musica, di Palcoscenico e pronti ad infiammarsi del sacro Fuoco dell’Arte, nonostante gli anni, a più di qualcuno, ha tolto la capacità di usare le gambe, ma non è riuscito ancora a strappare le ali, per volare sulla memoria e sui ricordi. La difficoltà a parlare li ha trasformati in comunicatori audaci e decisi, perché il loro prezioso tesoro di memorie possa essere condiviso ancora. E infine, quelle mani, che ho cercato di tatuare sulle mie, così ossute, così smunte, senza quasi più pelle. La dignità, che li caratterizza: ognuno pronto a nascondere l’infermità, le debolezze, o a chiedere scusa, per la temporanea invalidità (!) perché un Artista non deve mai mostrare i propri difetti. Ed i tanti occhi, quegli sguardi, forse, anche smarriti, soli, quel vuoto incolmabile, che si chiama Palcoscenico. E le loro voci: “Ritorna!”. 

N.B. Consiglio vivamente di destinare il 5 per mille a Casa Verdi. So che ci sono strutture altrettanto importanti, che meritano il nostro aiuto, ma il lavoro, che svolgono i volontari, a favore dei nostri Musicisti, e che ho visto mi hanno fermamente convinto che sia una scelta doverosa e indispensabile. Grazie a nome di tutti i miei nuovi amici di Casa Verdi

Per informazioni: telefono + 39 02 4996009

http://www.casaverdi.org/it/index.html

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