Gioachino Rossini: il lampo e il tuono

L’apparizione di Gioachino Rossini nell’agone operistico italiano fu simile ad una folgore; debuttò nel novembre 1810 con La cambiale di matrimonio ed, in soli tre anni, si affermò come il più celebre compositore d’Italia, che riscattò la produzione operistica del Belpaese dopo una lunga dominazione musicale dell’intera Europa.

Giovanni Paisiello (1740 – 1816)

Gli ultimi esponenti della gloriosa Scuola Napoletana (Paisiello e Cimarosa, fra tutti) avevano smesso di comporre e nessuna personalità sembrava affermarsi; coloro che avrebbero potuto emergere come ideali continuatori della tradizione operistica italiana – Luigi Cherubini e Gaspare Spontini – avevano preferito emigrare.  

Domenico Cimarosa (1749 – 1801)

L’intera produzione teatrale gettava in una forte crisi d’idee e di contenuti; all’estero, si affermavano le scuole nazionali. 

Tre erano i generi praticati dai compositori: serio, buffo e semiserio. Il genere serio, il più qualificato, riservato ai soggetti drammatici, aveva abbandonato lo schema metastasiano aria – recitativo, a favore di una maggiore articolazione formale.  Poco, comunque,  aveva influito la riforma, intesa come maggior coerenza drammatica, che da Parigi aveva attuato Gluck.

Luigi Cherubini (1760 – 1842)

Il genere buffo, riservato ai soggetti di commedia, si snodava su un’articolazione più duttile, pur denunciando una povertà di contenuti.

Christopher Willibald Gluck (1714 – 1787)
Gaspare Spontini (1774 – 1851)

Il genere semiserio, nato più di recente, aveva ereditato forma e struttura dagli altri generi e si valeva di contenuti inquadrati in una cornice realistica, nella quale aveva luogo la persecuzione di una vittima innocente. In questa situazione di grande incertezza, Rossini studia i suoi predecessori, pur volgendo le spalle alla grande tradizione patetica della Scuola napoletana, al fine d’ispirarsi a Mozart ed Haydn, per ricchezza ed eleganza di scrittura.

Franz Joseph Haydn (1732 – 1809)

La travolgente novità, rappresentata dalle opere rossiniane, fu nella capacità di organizzare sapientemente le forme, la scrittura vocale, l’impiego orchestrale in un corpus organico e compiuto. Le cinque farse (la “farsa” era un lavoro di un atto di genere buffo o semiserio): La cambiale di matrimonio, L’inganno felice, La scala di seta, L’occasione fa il ladro, Il Signor Bruschino, scritte per il teatro S. Moisè di Venezia nel triennio 1810 – 13 furono il felice banco di prova, al fine di perfezionare la capacità di scrittura del giovanissimo compositore. E fu grazie al successo de l’Inganno felice che il nome di Rossini si rivelò quale nuovo astro nascente della scena italiana.

Egli si dimostrò un ottimo, attento osservatore e studioso della realtà compositiva e teatrale, in cui viveva; egli assorbì il metodo artigianale di scrivere, badando sempre alla fruizione musicale dell’epoca, il quale doveva essere finalizzata all’acclamazione da parte del pubblico. Ed il pubblico chiedeva nuove opere, per cui il povero compositore era costretto, per logica di mercato, a scrivere in pochi giorni e – magari – lavorando su libretti non sempre finemente realizzati, col solito lieto finale, che tanto piaceva al pubblico. Da qui nasce anche la necessità degli “auto imprestiti”, riversando cioè interi blocchi di opere passate in quelle da rappresentare, magari modificando appena qualche piccola cosa; consuetudine che conservò fino al capolavoro del Guillaume Tell. Inoltre, poche le prove a disposizione e spesso gli organici non erano certo esaltanti nella qualità tecnica ed espressiva. Fortunatamente, le parti solistiche rivestivano il ruolo principale dell’intero apparato strutturale, sicché il compositore doveva ingegnarsi di costruire una “parte su misura” per l’esecutore, il quale, in sede di esecuzione, variava a suo piacere l’originale confezionato. Al cambio d’interprete, il musicista doveva esser pronto a riscrivere la parte, al fine di adattare le caratteristiche del cantante alla scrittura vocale del personaggio. Rossini accettò, nei primi anni di ricerca, queste dure condizioni; anche se dobbiamo rilevare che col giunger del meritato successo, iniziò lui a porre le condizioni d’esecuzione, ma non staccandosi del tutto dalla pratica convenzionale dell’epoca.

(15 febbraio 2017)

(continua)

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