Gioachino Rossini. Opera italiana e francese

Semiramide rappresenta il testamento compositivo, con cui Rossini saluta le platee italiane, per trasferirsi in Francia.    A Parigi, il Compositore affronterà l’ultimo periodo compositivo della sua vita, presentando opere in lingua francese, seguendo – quindi – canoni diversi da quelli dell’opera italiana. Fu un processo lungo e a lungo meditato; Rossini frequentò sale da concerto e teatri, per capire il nuovo mondo, che aveva davanti e da cui sarebbe stato presto giudicato. Dal 1825 al 1829 comporrà cinque opere, di cui solo l’ultima (Guillaume Tell) sarà composta ex novo. Infatti il Compositore si propose al nuovo pubblico, presentando rifacimenti di Lavori italiani. Le siège de Corinthe è l’opera, che rappresenta profonde rielaborazioni.

Moïse et Pharaon è un vasto affresco sacro, cui il libretto francese offre al Compositore l’occasione di una più profonda meditazione del tema biblico rispetto al Mosè napoletano. 

Ne Le Comte Ory, il Maestro sembra faccia il verso a sé stesso; essendo un’opera che presenta situazioni boccaccesche, egli fiorisce straordinariamente la parte vocale in una consapevolezza e con un bagaglio tecnico più maturo dell’originario Viaggio a Reims.

Indubbiamente, il blocco parigino presenta un ulteriore raffinamento nel gusto dell’orchestrazione, una più semplice definizione dello spettro vocale, non più caratterizzato dalla presenza di melismi ed arabeschi, ma dalla scelta del declamato d’origine francese. Non si può parlare di evidente frattura tra il periodo napoletano e quello francese, poiché interi blocchi italiani li ritroviamo come parti costituenti delle opere francesi, in un’ideale continuità creatrice e quasi come evoluzione di un iter artistico. Rossini cerca ora la celebrazione del gusto, esalta la grandeur del gesto e la decorazione dei più piccoli particolari. Il Guillaume Tell, che chiude la sua carriera di compositore, rappresenta il lavoro, in cui il Maestro condensa gli elementi compositivi del nascente grand opèra: articolazioni notevoli, scene decorative, esaltazione di temi legati alla natura ed amor per la patria.

Ancora una volta, la ricerca del Bello ideale trova la sua definizione in una compostezza formale, razionalizzazione dell’espressività e perfetto equilibrio della costruzione. Il nuovo verbo romantico era quanto più lontano, con le sue tematiche, dall’ideale del Maestro, che si chiuse in un silenzio creativo, interrotto solo dalla presentazione della Petite Messe Solennelle (1863), in cui l’Autore sembra indicare la via neoclassica quale rifugio ai bollori romantici. L’influenza, esercitata da Rossini, sulle generazioni posteriori di musicisti francesi ed italiani fu enorme; col Tell aveva dettato le regole del grand opèra; colla Semiramide indicò la compostezza formale, cui si ispirò chi frequentò il teatro italiano. La Petite Messe Solennelle rappresenterà la tradizione e la capacità di trascendere il tempo con un gesto intenso ed espressivo a servizio del Bello ideale.

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