Visita agli Uffizi (prima parte)

La mia mattina fiorentina inizia colla visita alla Galleria degli Uffizi.

Non ho acquistato il biglietto su internet, così allungo la piccola coda, che è in attesa di comprare il prezioso tagliando d’ingresso. 

Sempre presenti, presso un ingresso riservato alle comitive, un folto gruppo di orientali, armati, come me, di macchina fotografica, onde immortalare “dal vivo” i capolavori esposti.  Dopo qualche minuto d’attesa, un’inserviente del Museo apre il varco, per permettere l’ingresso a chi non possiede il biglietto. Riesco ad essere presente nel primo plotoncino di visitatori.  Si devono depositare gli effetti personali, perché siano controllati dagli agenti e passare sotto il metal detector. Fortunatamente, non si accende nessun allarme; recupero le mie cose e ritiro il biglietto (dal costo assai contenuto, 8 euro).  Devo lasciare in deposito il mio zaino, poiché non lo si può introdurre all’interno del Museo.  Sono colpito dalla buona educazione del personale appena incontrato: sorridenti, gentili; è davvero una gran bella cosa (non dovrebbe essere la regola?).  Mi avventuro all’interno di questo luogo così carico di storia, di arte e, con orgoglio, rivendico la mia italianità. 

L’impatto – in verità – non è felicissimo, poiché diverse sono le rampe di scale, che sfideranno i miei deboli muscoli.  Arrivo all’ultimo piano del museo, alquanto stanco; mi rivolto ed il gruppo di giapponesi con l’immancabile guida è alle mie spalle.  Indossano tutti l’auricolare, la guida parla in un microfonino; in attesa di riprender fiato, assisto ad uno spettacolo incredibile.  Tutto il gruppo si muove in sincrono, tutti guardano nella stessa direzione, immobili, lo sguardo fisso al capolavoro. La guida continua il cicaleccio, inondando le orecchie nipponiche di chissà quante notizie. Ora tutto il gruppo procede in direzione del prossimo lavoro da ammirare; hanno lo stesso passo, marciano educatamente come un plotone di pacifici soldati; sono straordinari: li ammiro. 

Una coppia di tedeschi invece ha tra le mani una guida. Hanno acquistato la pubblicazione teutonica, non per informarsi sui lavori esposti, ma per controllare che i lavori esposti siano effettivamente quelli descritti dal loro libro: questi tedeschi! 

Riprendo la marcia in direzione dei capolavori. 

Queste le impressioni suscitate dalla contemplazione dei alcuni, grandi capolavori.

SALA DUE. GIOTTO 

La Maestà di Santa Trinità di Cimabue (1240? – fino al 1302?), originariamente ospitata nella Chiesa della Trinità a Firenze. Nello splendido dipinto, il trono, su cui è assisa la Vergine col Bambino in braccio, occupa quasi interamente lo spazio centrale. Da cornice, la presenza di due profeti in basso (Geremia e Isaia), che simboleggiano come le loro profezie, raccolte in carte che hanno tra le mani, si siano avverate. Abramo e Davide sono raffigurati, poiché appartengono alla stirpe del Cristo. Il significato della Trinità è raccolto nell’azione dello Spirito Santo, che fecondò la Vergine, perché generasse il Figlio dell’Uomo.

Cimabue. La Maestà di Santa Trinita

Il Polittico di Badia di Giotto (1267 ca – 1337), dipinto per l’altar maggiore della Badia fiorentina, presenta la Vergine col Bambino, affiancata da S. Giovanni Evangelista e Nicola; dall’altro lato Pietro e Benedetto. Evidente il carattere architettonico del lavoro per la presenza di cornici dipinte, da cui i soggetti sembrano affacciarsi; la lavorazione chiaroscurale ed i dettagli sono assai raffinati.

Giotto. Polittico di Badia

Sempre di Giotto, merita un’attenzione particolare la grande tempera su tavola della Maestà (Madonna di Ognissanti), dipinta per l’altare dei frati Umiliati della Chiesa d’Ognissanti. Il trono, cui siede la Vergine col Figlio, è una stupefacente struttura architettonica tridimensionale, che crea un’idea di spazio illusorio. Il disegno della Vergine è spiccatamente sproporzionata rispetto alle altre figure presenti, insieme alle ampolle con rose e gigli, simboli mariani per eccellenza. Da cogliere, altresì, l’aspetto “umano” dei volti.

Giotto. Maestà di Ognissanti

Un altro importante dipinto, dal sapore per me familiare, è quello di Santa Cecilia e storie della sua vita del Maestro della Santa Cecilia (? – ?). La patrona dei musicisti è raffigurata in trono, affiancata da otto storie della sua vita con l’epilogo del martirio. Tracce di Giotto per le ricerche spaziali, anche se la terza dimensione appare ancora motivo più di studio che di effettiva realizzazione.

Maestro di Santa Cecilia. Santa Cecilia e storie della sua vita

SALA TRE. TRECENTO SENESE

La Presentazione di Gesù al Tempio di Ambrogio Lorenzetti (1290 ca. – 1348), presente originariamente nel Duomo di Siena, è ciò che rimane dell’originario trittico. È un preludio a certi lavori di Jan van Eyck. Davvero complessa l’ambientazione, cui spicca il pavimento ricercato e pensato in forma prospettica, così come appare minuziosa la ricerca di creare una pittura scultorea.

Ambrogio Lorenzetti. La presentazione di Gesù al tempio

La Madonna di Casa Pazzi di Andrea Del Castagno (1421 ca – 1457) fu commissionata all’artista da Andrea Dei Pazzi. Sulla parte centrale domina un tondo, che forse conteneva lo stemma della nobile casata; a fianco due angeli, con il capo rivolto verso la terra, tengono per mani un rifinitissimo drappeggio. Al centro, sul trono la Vergine, che tiene il Bambino sulla sua destra, facendogli poggiare i piedi sulla sua coscia e lo guarda con amore e devozione. Ai lati due personaggi (S. Giovanni Battista e S. Girolamo) col capo rivolto verso la coppia divina.

Ambrogio Lorenzetti. Madonna di Casa Pazzi

Madonna col Bambino fra otto angeli di Pietro Lorenzetti (1280 – 1348) fu vista dal Vasari nella chiesa di S. Francesco a Pistoia. Il dipinto fu eseguito nel 1340. Dominato da toni azzurri e blu, poste in perfetta armonia con le parti dorate; tenero il dialogo tra la Madre ed il Figlio, che, in segno di affetto, poggia la piccola mano sul mento di lei. Tipico di questo Artista l’illuminazione presente in una parte dei suoi lavori, che qui notiamo alle spalle del trono della Vergine

Ambrogio Lorenzetti. Madonna col Bambino e otto angeli

 (1300 – 1365) è l’unica opera del Trecento veneziano. Sensibile ai problemi dello spazio, forse per aver conosciuto l’opera padovana di Giotto, il Veneziano ha ideato le storie dentro delle “scatole prospettiche”

Paolo Veneziano. Storie dl San Nicola

L’Annunciazione di Simone Martini (1284 – 1344) e Lippo Lemmi (1291 – 1356), pensata per il Duomo di Siena, reca, sulla cornice novecentesca (l’originale si perse nel ‘400) la firma degli autori del dipinto: Simone Martini e il cognato Lippo Memmi. Lippo dorò la cornice e probabilmente dipinse solo la santa all’estrema destra, presumibilmente Massima, mamma di Ansano, raffigurato a sinistra. Nei medaglioni, posti in alto, i quattro profeti con carte nelle mani allusivi all’Incarnazione. La Vergine appare ritratta su se stessa, manifestando così femminile timidezza; tanti gli elementi decorativi rappresentati su fondo oro.

Simone Martini. Annunciazione

SALA QUATTRO. Trecento fiorentino

Compianto su Cristo morto di Giottino (1324 – 1357), dipinto per il tramezzo della chiesa di S. Remigio in Firenze, è da considerarsi tra i più grandi capolavori dell’arte fiorentina del Trecento. Su un fondo oro, dominano l’espressione dei volti, la luminosità dei colori. La teatralità invade il lavoro nel modo, con cui è ritratto Giusepped’Arimatea (sulla destra), che mostra ad un crucciato Nicodemo il vaso d’unguento ed i chiodi.

Giottino. Compianto di Cristo

SALA CINQUE – SEI. GOTICO INTERNAZIONALE.


 L’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano (1370 – 1427) proviene dalla cappella sacrestia di Santa Trinità a Firenze. Gentile impiegò tre anni, per realizzare questo importante dipinto; utilizzò dell’argento e oro, per dare risalto ad alcune parti delle vesti dei ritratti; molteplici le specie dei fiori rappresentate e la presenza anche di animali (come scimmie) nella scena principale.

Gentile da Fabriano. Adorazione dei Magi

L’incoronazione della Vergine di Lorenzo Monaco (1370 – 1425), pala destinata alla chiesa madre dell’Ordine camaldolese, S. Maria degli Angeli di Firenze. L’autore, camaldolese, descrive l’incoronazione della Vergine da parte di Dio Padre; alla scena assistono una seria di santi, che poggiano i piedi sopra un arcobaleno blu, allusione alle sfere celesti. Nella predella, sono raffigurate la Natività e l’Adorazione dei Magi ed alcune scene della vita di San Benedetto.

Lorenzo Monaco. L’incoronazione della Vergine

SALA SEI. COLLEZIONE CONTINI BONACOSSI

San Lorenzo martirizzato di Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680) è una statua di notevoli dimensioni. Il santo è disteso sul braciere ardente con la parte sinistra del corpo. Il volto ritratto in un’eccessiva, strenua smorfia di atroce dolore. Notevole è la descrizione del corpo, con perfetta riproduzione dell’apparato muscolare, che dona un senso di drammaticità al monumento.

Gian Lorenzo Bernini. San Lorenzo martirizzato

SALA SETTE. PRIMO RINASCIMENTO

Nel Paradiso del Beato Angelico (1395 – 1455), la figura del Cristo in atto d’incastonare una gemma nella corona della Vergine è centrale davanti ad un corteo di personaggi paradisiaci. Dietro il Cristo in evidenza i fuochi d’artificio color oro, che aggiungono maggior spessore regale alla coppia.

Beato Angelico. Incoronazione della Vergine

La Madonna di Pontassieve del Beato Angelico è la parte centrale di un più vasto lavoro, probabilmente un trittico. La Vergine è al centro di una raggiera color oro, aumentando così la monumentalità del soggetto.

Beato Angelico. Madonna di Pontassieve

La Madonna col Bambino di Masaccio (1401 – 1428) ritrae la Vergine, che scherza col suo Bambino, giocando col suo collo, per farlo sorridere. Notevole l’attenzione ai piccoli particolari, il delicato fondo oro ed il mantello della Vergine, con cui avvolge il Figlio.

Masaccio. Madonna col Bambino

SALA OTTO. FILIPPO LIPPI (1406 – 1469).

Nell’Incoronazione della Vergine, il pittore divide la scena in due piani, collocando nella parte centrale superiore la Vergine, umilmente inginocchiata, attorniata da tre personaggi. Il restante spazio è affollato di soggetti, molti dei quali sembra stiano commentando tra loro l’evento. All’estrema sinistra, un frate inginocchiato, che rivolge il suo sguardo alla Vergine: Filippo Lippi.  

Filippo Lippi. L’incoronazione della Vergine

Madonna col Bambino e due angeli; su uno sfondo di cielo solcato da nuvole, alla destra i contorni finali di un monte, che sembra anticipare gli spazi ariosi di Leonardo. La Vergine avrebbe il volto di Lucrezia Buti, monaca amata dal frate pittore; l’angelo, in primo piano, che sorregge il Cristo, avrebbe il volto del figlio dei due religiosi e guarda verso lo spettatore, sorridendogli, mentre dell’altro spirito celeste vediamo appena il volto. Eh, questi artisti!

Filippo Lippi. Madonna col Bambino e due angeli

Queste note sono le opinioni personali di un grande innamorato dell’Arte e non di uno storico. Non ho potuto descrivere le emozioni ricevute da tutte le Opere esposte. Mi auguro che dalla lettura di queste mie impressioni, possa nascere, in chi legge, interesse per ciò che mai potrà morire, essendo parte d’Eternità.

(23 marzo 2017)


N. B. Le note storiche sono tratte dal volume: Gloria Fossi, Uffizi arte, storia e collezioni, presentazione di Antonio Paolucci, nuova edizione aggiornata 2014, 632 pp. Giunti, acquistabile all’interno del Museo, nell’apposito spazio adibito alla vendita di libri e souvenir.

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