La musica come arte dell’interiorità: pensieri sull’Estetica di Hegel (fine)

«Con questa doppia negazione dell’esteriorità, contenuta nel principio del suono, questo corrisponde alla soggettività interna, il quanto il risuonare, che in sé per sé è già qualcosa di più ideale della corporeità per sé realmente sussistente, rinuncia anche a questa esistenza più ideale, divenendo con ciò un genere di estrinsecazione conforme all’interno» Il suono è l’unico tratto essenziale della creazione; la creazione parla, si esprime attraverso il suono, il quale – come abbiamo visto – muore quando nasce. Il suono come lettera dello speciale alfabeto, con cui parla la Musica, come unica realtà esteriore del pensiero musicale e quindi, non vive ulteriore frapposizione tra il creatore e l’essenza del creato: il suono è emanazione del creatore.


«Se noi ora chiediamo, invece, di che natura deve essere l’interno perché possa dal canto suo mostrarsi adeguato al risuonare ed ai suoni, abbiamo già visto che il suono per sé, preso come oggettività reale, di contro al materiale delle arti figurative è interamente astratto, marmo e colore accolgono in sé le forme di un vasto e multiforme mondo di oggetti, ch essi, manifestano secondo la sua esistenza reale; ma i suoni non possono far ciò.» Il suono è forse, nell’intera manifestazione artistica, lo strumento più irreale perché astratto; fenomeno legato all’ideale e la Musica è il ricorrere ad un’idealità astratta, che cerca poi una sua conformazione all’interno di modelli prestabiliti. La differenza coi colori e col marmo consiste che, mentre i colori ed il marmo possono essere toccati con le nostre mani, plasmati e rivoluzionati dalle nostre mani, il suono, invece, è qualità estrinsecata dalla natura dell’artista. Il suono non si lascia plasmare, non può essere plasmato; può essere inserito all’interno di un corpus di suoni, ordinati e codificati, che costituiranno una melodia. Una melodia che è composta nell’aspetto fisico di nulla.


«Per l’espressione musicale è perciò idoneo soltanto l’interno del tutto in oggettivo, la soggettività astratta come tale». E’ una conferma che la Musica, esprimendosi solo attraverso il suono, è l’arte astratta per eccellenza. Nella creazione di una melodia con testo: l’arbitro assoluto nel conformare l’espressione, attraverso una serie di suoni di diverse altezze e durata, è priorità assoluta del Compositore, il quale pur non potendo giustificare il motivo delle sue scelte, che consapevolmente l’hanno convinto a mettere in file una serie di suoni, egli attraverso la melodia rappresenterà quel testo; o meglio, il testo sarà rappresentato da quella melodia, che di per sé è asemantica.


«Questa (la soggettività) è il nostro Io veramente vuoto, l’Io senza contenuto.» E’ un Io vuoto, perché astratta, indefinibile, intraducibile.


«Il compito principale della musica perciò consisterà nel far risuonare non il mondo stesso degli oggetti, ma al contrario il modo con cui l’Io più intimo è in sé stesso mosso secondo la sua soggettività ed anima ideale». La musica come proiezione dell’Io più vero, perché non si servirà, per la sua manifestazione, di uno strumento verbale, che è sottoposto ad esegesi diverse e molteplici, ma dei suoni: astrazione pura, idealità pura; e in questa idealità l’Io troverà la sua vera identificazione.

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