“Don Giovanni”. Primo atto (parte prima)

Dopo aver ascoltato i principali motivi dell’Opera all’interno dell’Ouverture, Mozart ci presenta i personaggi. Il Numero 1 porta il titolo di Introduzione.  Il primo ad essere presentato al pubblico è Leporello, servo di Don Giovanni, il quale è di guardia ad un palazzo, dove si è intrufolato il suo padrone, fingendosi Don Ottavio, fidanzato della figlia del Commendatore, Donna Anna, al fine di insidiarla. Il servo canta «Notte e giorno faticar», lamentandosi del padrone per il tipo di vita, che lo costringe a svolgere.  L’Ouverture abbraccia il Numero 1, sicché non sentiamo un’effettiva demarcazione, tra i due numeri, poiché la tonalità (Fa maggiore) è la stessa e la condotta melodica non subisce alcun particolare cambiamento. Alle parole, «Voglio fare il gentiluomo», Mozart usa nuovamente il ritmo trocaico, con cui è stato descritto il carattere di Don Giovanni; l’utilizzo del medesimo ritmo avvicina idealmente la volontà di Leporello all’effettiva vita del suo padrone. Insomma, il sottile avvicinamento dei due personaggi, mostra come, in fondo, l’uno possa contribuire ad alimentare nuova vita nell’altro. Alle parole «Ma mi par che venga gente», il motivo cavalleresco la fa da padrone sulle scelte dinamiche orchestrali e vocali. Don Giovanni esce trafelato dalla casa, trattenuto a malapena da un braccio dalla sventurata Donna Anna. Il dialogo tra i due contendenti si svolge su un ritmo di note puntate, mentre nell’orchestra irrompono le sincopi col loro forte valore simbolico di spostamento dell’accento e quindi di incredibile confusione ritmica. Richiamato dal forte tumulto, entra in scena il Commendatore, il quale senza punto preoccuparsi invita Don Giovanni a battersi: «Lasciala indegno! Battiti meco!». Don Giovanni vorrebbe evitare il duello, ma costretto a battersi, uccide il Commendatore. Nelle otto battute, dedicate al combattimento tra i due, una cascata violenta di semicrome commenta l’avvenimento, per spegnersi su un accordo diminuito, il medesimo che troveremo nel Finale dell’Atto secondo, all’apparire della statua del Commendatore. L’Andante, che commenta gli ultimi attimi di vita del morituro, sono tra le più commoventi, composte da Mozart. Questo frammento melodico destò l’attenzione di molti musicisti ottocenteschi, tra cui Beethoven, il quale, seppur criticò Mozart dall’aver posto in scena un soggetto così «tanto scandaloso», lo utilizzò come spunto melodico per il celebre Adagio della Sonata «al chiaro di luna»  e per il tema principale del primo tempo della Sonata op. 31 n. 2

Alla Prima Scena segue la Seconda; è un recitativo secco (con accompagnamento del solo clavicembalo), durante il quale Don Giovanni rimprovera aspramente Leporello, che si era permesso di criticarlo. I due scompaiono nel buio, per lasciare spazio alla coppia Donna AnnaDon Ottavio (Scena Terza), seguiti da diversi servi. E’ una scena, che si apre con un breve recitativo secco di quattro battute («Ah, del padre in periglio in soccorso voliam»), seguito da un recitativo accompagnato di rara intensità drammatica (N. 2, Allegro assai, «Ma qual mai s’offre, oh Dei, spettacolo funesto») e da un duetto concitato (Allegro, «Fuggi, crudele fuggi!»). Mozart vi disegna i caratteri dei due personaggi: Donna Anna, volitiva, preda di sentimenti opposti di amore e di odio; Don Ottavio, natura nobile ed affettuosa. La parte conclusiva ci mostra un sincopato sulle parole: «fra cento e affetti e cento vammi ondeggiando il cor».

Donna Elvira Un repentino cambiamento di scena (Scena IV) è introdotto da un recitativo secco, con protagonisti Don Giovanni e Leporello, il quale finge sempre più di dar voce alla coscienza del suo padrone, ammonendolo per la condotta amorale. Don Giovanni non sente ragioni di «cambiar vita», tanto che, individuata la nuova preda da mettere «in conto», non s’accorge che costei è Donna Elvira, che fu abbandonata tempo prima proprio dal «birbo malnato». Ella è ancora profondamente innamorata di Don Giovanni, per cui mira a riconquistarne il cuore; è una donna passionale, come si evince dal ritmo della prima aria (N 3, Scena V), tratto dal tema cavalleresco di Don Giovanni, «Ah chi mi dice mai, quel barbaro dov’è». L’intero indice tematico dell’aria è oggettivamente tratto dalla sfera ritmica – melodica del protagonista. 

Riconosciuta Donna Elvira e, dopo aver sopportato le sue lamentele, Don Giovanni riesce a liberarsi dalle grinfie dell’amata, conducendo Leporello davanti ai di lei tratti, perché giustifichi il suo comportamento. Ed ecco la celeberrima Aria del catalogo (N 4), con la quale si completa il carattere di Don Giovanni e, nel contempo, riduce il ruolo di Donna Elvira ad un semplice numero da aggiungere alle già tante conquiste del protagonista. L’Aria si compone in due parti; nella prima parte, il ribattuto delle crome in orchestra somiglia al battito del cuore; Leporello così elenca quante donne siano cadute vittime tra le braccia di Don Giovanni, in un ritmo serrato, che crea vitalità e arricchisce di dinamismo al racconto. Sulle parole «ma in Ispagna son già mille e tre», ritorna l’uso del ritmo sincopato. La seconda parte è un Andante con moto, nel ritmo ternario di un minuetto. Leporello ora racconta il comportamento di Don Giovanni con i diversi tipi femminili; la ricerca ossessionante del rapporto carnale è rimarcato dall’uso dello stesso motivo puntato sulle parole «vuol d’inverno la grassotta, vuol d’estate la magrotta» ed ancora si ripete sulle parole «non si picca se sia ricca, se sia brutta, se sia bella». Il minuetto diventa nella parte caudata un delizioso valzer; il motivo puntato, alternato ad un lungo anapesto sulle parole «quel che fa» ci accompagna verso la fine.  Una fanfara vanagloriosa, pari all’imprese del protagonista, chiude l’aria

Zerlina e Masetto Leporello s’eclissa ed in scena rimane la sola Donna Elvira, la quale conclude con un breve recitativo.
Il palcoscenico si popola di un Coro di contadine e contadini, che accompagnano Zerlina e Masetto. Sono personaggi, che non appartengono alla sfera di Don Giovanni, col quale, appunto, non sono ancora venuti a contatto. Così anche la veste melodica presenta nuove idee musicali, diverse da quelle finora ascoltate nell’aspetto ritmico e nella scelta vocale. La Scena VIII si apre con l’incontro tra il «nobile cavaliero», accompagnato da Leporello e la giovane coppia di contadini; Don Giovanni s’infiamma alla visione della bella Zerlina, cosicché escogita uno stratagemma, al fine di rimaner sola con la gentile contadinella, onde poterla corteggiare. Ordina a Leporello di condurre Masetto ed il corteo nuziale presso il suo palazzo, per offrire cibo e divertimento.  Masetto coglie lo stratagemma, ma non si ribella alla volontà di Don Giovanni («Ho capito, signor si»). Questa aria presenterebbe i primi vagiti rivoluzionari, che da lì a poco infiammeranno la Francia; infatti il contadino, pur rassegnato al sopruso del nobile, non esita a manifestare la sua rabbia contro ciò che giudica una inopportuna prevaricazione di un nobile ai danni di un popolano. 

Don Giovanni, in un lusingante recitativo, da fondo a tutte le sue capacità amorose, perché la bella Zerlina cada tra le sue braccia (Scena IX) e le promette, addirittura, un matrimonio, se accetterà di seguirlo nel suo «casinetto». «Là ci darem la mano, là mi dirai di si» (N 7) è uno dei brani più popolari dell’opera. Alla erotica proposta del nobile, la giovane contadina risponde esitando; da notare come l’incipit melodico dei due cantanti sia il medesimo, anche se ripresentato con micro modifiche.
Sarà un caso che la sillaba «» cominci con un La?
L’esitazione di Zerlina è viepiù accentuata dall’uso di sincopi e note puntate. 

Al termine del cortese e stringente corteggiamento, Zerlina cede alle lusinghe nobiliari, se non irrompesse in scena Donna Elvira (Scena X), intonando un recitativo («Fermati scellerato…») e la successiva Aria (N 8, «Ah fuggi il traditor»), colla quale strappa dalle dannate braccia del terribile seduttore l’ingenua Zerlina, conducendola con sé. 

Segue un nuovo recitativo (Scena XI), iniziato da Don Giovanni e proseguito dalla coppia Donna AnnaDon Ottavio, i quali non riconoscono nel cavaliere l’assassino del Commendatore e gli chiedono aiuto, al fine di smascherare il vile uccisore. Don Giovanni si pone, ipocritamente, a servizio della causa, quando l’ingresso di Donna Elvira avvisa la coppia di non fidarsi del protagonista. Il Quartetto (N 9) vede una costruzione melodica e ritmica molto simile tra Donna Anna e Don Ottavio, opposta a quella tra Donna Elvira e Don Giovanni, che procede per contrasti ritmici. Due sono le frasi che si evidenziano, cantate da Donna Elvira («Non ti fidar, o misera…»), di un languore ed una delicatezza propri di una donna delusa ed abbandonata e «Mentitore! Mentitore!», rivolta a Don Giovanni di implacabile vigore ritmico e drammatico. Alla fine del Quartetto, Don Giovanni si allontana accompagnato da Donna Elvira, non prima di aver invitato, presso il suo palazzo, Donna Anna e Don Ottavio

(9 agosto 2017)

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