“Don Giovanni”. Primo atto (parte seconda)

Donna Anna, nel seguente drammatico recitativo accompagnato (N 10, Scena XIII), riconosce in Don Giovanni l’assassino del padre e narra le tristi vicende di quell’indimenticabile notte a Don Ottavio. Al recitativo, è collegata l’aria di DonnaAnna «Or sai chi l’onore». Un’oasi lirica di forti accenti drammatici, di repentine scale, di salti melodici arditi, che testimoniano il dramma di aver colto il padre ucciso e consegna a Don Ottavio il ruolo del vendicatore. 

Nel recitativo seguente, (Scena XIV); Don Ottavio si ripromette di conseguire la consegna della propria amata. Nella versione praghese, Don Ottavio esce di scena, mentre nella successiva edizione viennese, Mozart inserisce l’aria «Dalla sua pace», composta per il tenore Francesco Morella ed espunge «Il mio tesoro intanto» (Atto II, N. 8). La novella aria viennese rallenta la scena, seppur stiamo parlando di uno dei più fulgidi gioielli dell’intero «Don Giovanni». Il ritmo dattilico apre il canto di Don Ottavio; una leggera nuance sulle parole «la mia dipende», poi uno scorrer sereno, placido di ritmi di diverso carattere, che manifestano l’animo gentile di Don Ottavio, contrapposto a quello energico e virulento del protagonista. 

Quest’aria rappresenterà poi un vivido contrasto con l’aria cantata da Don Giovanni, «Fin ch’han dal vino» (N 11), in risposta a quanto saputo da Leporello, il quale ha informato il padrone che la maggior parte degli invitati alla festa da ballo sono sbronzi e felici. Ciò instilla nel protagonista il fuoco di Marte, sempre più tronfio del suo potere e sicuro di sfuggire al castigo divino per le sue malefatte. Ordina a Leporello, in un crescendo di voluttuosa volontà, di radunare più donne possibili, perché suo intento è quello di «aumentar la lista»

La festa da ballo Il quadro inizia nel giardino del palazzo di Don Giovanni, dove Masetto è preda della gelosia nei riguardi di Zerlina. In un recitativo (Scena XVI) e nell’aria «Batti, batti o bel Masetto» (N 12), Zerlina, con incredibile capacità psicologica, riesce a rabbonire il pur arrabbiato fidanzato. 

La voce di Don Giovanni sveglia dal torpore psicologico, in cui era stato avvolto dall’incantatrice Zerlina, il geloso Masetto, il quale è costretto a nascondersi in una nicchia, così sarà finalmente testimone del comportamento della sua fidanzata col «nobile cavaliero». A questa scena, segue una fanfara solenne, con la quale Don Giovanni invita gli astanti a prendere parte alla festa da ballo, che si terrà all’interno del suo palazzo. Liberatosi degli invitati, si riavvicina a Zerlina, onde corteggiarla, conducendola laddove è nascosto Masetto! Alla vista del fidanzato, Don Giovanni restituirà Zerlina al beffato contadinotto. Dalla finestra, si ode un’orchestra, che intona una contraddanza, che più tardi sarà ballata da Don Giovanni e Zerlina. Nella scena successiva (XIX), udiremo un Minuetto, sovrapposto alla Contraddanza, che sarà ballato da Don Ottavio, Donna Anna e Donna Elvira. Il Minuetto inizia, laddove compaiono tre vezzose maschere, sotto le quali si nascondono i tre nobili, che si presentano con un terzetto di sacra e soave religiosità. La Scena XX, c’introduce all’interno del palazzo, dove una danza in rude 6/8 è terminata, perché si svolga una quasi tarantella napoletana, sulla quale Don Giovanni riprende a corteggiare Zerlina. Una breve pausa, segna l’ingresso delle tre nobili maschere, che, cu un ritmo solenne, sono invitate da Masetto a farsi avanti; Don Giovanni esclama: «E’ aperto a tutti quanti, viva la libertà!».  In una partecipazione sempre più attiva, si aggiungono i presenti nell’inneggiare alla «libertà!».

Mozart e Da Ponte sono uomini del loro tempo, vivono immersi nelle problematiche della società civile dell’epoca ed è quindi facile descrivere quel desiderio di «libertà» espresso da tutti i personaggi e dal coro come abbia delle analogie con certi canti della Rivoluzione francese. Il rapporto con la realtà politico – sociale è confermata nella successiva presentazione delle tre danze: minuetto, contraddanza e valzer, ognuna in rapporto con lo stato sociale rappresentato dai protagonisti. Il valzer era la danza dei contadini, laddove la contadina era stretta dal suo compagno. Nella società settecentesca, non era possibile mescolare i ceti, né le loro danze. Fino alla Rivoluzione francese, il Minuetto resterà la danza della nobiltà, che prevedeva movenze appena accennate e soprattutto il contatto poteva avvenire solo sfiorando appena la mano del partner. La contraddanza invece aveva una derivazione inglese (countrydance, danza di campagna), poiché nella più liberale Inghilterra, i nobili spesso organizzavano delle feste, cui invitavano a partecipare anche i contadini, ogni classe sociale era confinato nei balli precipui del loro stato. Don Giovanni invita Masetto a formare le coppie. Mentre la prima orchestra, disposta sul palco, intona il Minuetto, iniziano le danze Don Ottavio con Donna Anna. Dopo 24 battute, la seconda orchestra sul palco accorda gli strumenti ed inizia a suonare nel ritmo di 2/4 sul ritmo della prima orchestra, che rimane in 3/4. E’ la contraddanza: Don Giovanni e Zerlina iniziano a ballare; era l’unica danza che un nobile ed una popolana potevano ballare. Poco dopo la terza orchestra sul palco comincia ad accordare gli strumenti e poco dopo suona un valzer in 3/8. Le tre orchestre sul palco, unite ai violoncelli e contrabbassi in orchestra, formano così una poliritmia di una straordinaria concezione moderna. La danza villica sarà ballata dall’inusitata coppia formata da Masetto e Leporello. Mentre lo svolgersi del ballo comprende i personaggi, Don Giovanni ne approfitta e trascina a forza Zerlina, per abusare di lei. Le grida di «Aiuto!» della sventurata, sottolineate da un accordo dissonante di settima di dominante, trancia violentemente i ritmi delle tre danze. Gli astanti corrono in soccorso della sventurata e «gittano giù la porta»; appare, inspiegabilmente, Don Giovanni, che tiene per il collo Leporello, reo di aver aggredito Zerlina. Il «cavaliero» non viene creduto; Don Ottavio, Donna Anna e Donna Elvira si liberano della maschera ed accusano il traditore in un brano tempestoso: «Tutto, tutto già si sa!» in contrappunto imitativo. Ormai sembra giunta l’ora per Don Giovanni, il quale, inspiegabilmente, brandendo la spada riesce a liberarsi dai suoi assalitori, portando via con sé Leporello.

(23 agosto 2017)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close