L’Ouverture del “Don Giovanni” di W. A. Mozart

L’Ouverture inizia con lo stesso movimento del Finale dell’Atto Secondo, che preannuncia l’ingresso in scena della statua del Commendatore.  I pesanti accordi di Re minore irrompono nel dramma attraverso la loro intrinseca forza tellurica, annunciando la gravità dell’azione, che sta per svolgersi intrisa dalle oscure trame del protagonista. Le note gravi dei fagotti, viole, violoncelli e contrabbassi sono un’anticipazione del medesimo tratto melodico cantato da Leporello nell’approssimarsi dell’ingresso della statua del Commendatore.
Lo squilibrio ritmico dell’orchestra è sinonimo di terrore, smarrimento, cui cadrà vittima il protagonista alla fine del dramma. Il gioco si ripete immediatamente alle battute successive sul grado della Dominante. Il modulo dell’Ouverture, viene ripreso da Mozart durante il Finale dell’Atto Secondo, per essere sottoposto ad una disintegrazione e reintegrazione armonica estremamente dissonante, a commento di un movimento scenico, che prepara l’esplosione della catastrofe, il cui culmine sarà rappresentata dalla discesa agli Inferi del “birbo”.
Nello svolgersi dell’Ouverture, le prime quattro battute sono decisamente separate dal proseguo della sviluppo. Mozart, così operando, rinuncia all’abituale consuetudine di offrire un continuum compositivo all’ingresso dei grandi accordi iniziali di Tonica e Dominante. La frase, all’interno della quale prende corpo lo sviluppo melodico, è suddivisa in battute di tre gruppi di due misure, suonate nel piano in contrasto col forte dell’incipit. L’unico collegamento è costituito dalla ripresentazione delle note Re e La poste, stavolta, nella tessitura acuta dello spettro orchestrale, per poi trasferirsi all’ottava discendente, creando così un’atmosfera di nobile pesantezza drammatica. La stessa idea la ritroviamo nella scena Finale dell’Atto Secondo, laddove assistiamo ad una dilatazione dell’uso del movimento armonico dell’ottava, sottoposto a nuova elaborazione, che spingono l’atmosfera verso soluzioni espressioniste.
La melodia dell’Ouverture segue un ritmo trocaico, che poggia su accordi di breve durata; il ritmo, come il dramma, diventa soffocante; un cappio si sta  lentamente stringendo intorno al collo del protagonista. Il turbine inizia a sorgere coll’uso di semicrome, che introducono un movimento tellurico, costituito da scale ascendenti e discendenti. Tutto si ripete su un movimento ascendente cromatico, per cui viene toccata la tonalità di mib maggiore (il greco modo dorico) che, secondo Platone (Timeo) costituiva «la struttura dell’Anima del mondo come fondamento dell’edificio cosmico». L’accordo di mib maggiore non ha alcuna attinenza con la tonalità di Re minore, in cui il «mi» non è bemolle, ma attraverso il suo «abbassamento» da naturale diventa bemolle, generando così la «sesta napoletana», la quale avrà nel sistema diatonico (caratterizzato dalle scale maggiori e minori) un particolare uso, legato a sottolineare momenti di intenso pathos.
Nel corso della Scena Finale del Secondo atto, Mozart, per sottolineare la frase del Commendatore: «Non si pasce di cibo mortale chi si pasce di cibo celeste», pone in uso la tecnica dodecafonica attraverso una successione, che tocca tutti i 12 suoni!
Nelle ultime otto battute dell’Ouverture, ritorna il ritmo trocaico accompagnato da una scala, che «cresce» in senso ascendente, per sgonfiarsi in un penoso decrescendo nella susseguente parte discendente. Il movimento si ferma su un grande accordo di «sesta napoletana», che lascerebbe presagire un nuovo ed ulteriore drammatico sviluppo, ma la sorpresa (in senso haydniano) è l’irrompere di un pianissimo, con cui Mozart svuota completamente la carica drammatica in un accordo di «quinta vuota», in cui «manca» la «terza», che caratterizzerebbe la determinazione della tonalità.
Il tempo da grave a veloce (tipico dell’ouverture francese, un procedere di tempi lentoveloce). È la struttura della forma – sonata, in tempo Allegro, il cui lo svolgersi melodico rivela il rincorrere di Don Giovanni verso i piaceri della vita.
Il primo tema di otto battute è talmente caratterizzato nella perorazione ritmica, che affiora, ancora una volta, il grande carattere teatrale della musica mozartiana.
Quattro i temi, che sono presentati; ognuno con la sua ferma caratterizzazione, specchio dell’intensa vitalità e delle molteplici sfaccettature del protagonista; l’evanescenza del primo tema; il secondo tema rivela la fugacità dei suoi amori; il terzo l’ironica leggerezza e nell’ultimo la natura cavalleresca.
Il primo tema inizia con la nota Re (come l’Ouverture) seguita dall’alterazione ascendente della medesima, che produce un forte contrasto nella solarità del dispiegamento orchestrale. La forte dissonanza si risolve in una sincope (spostamento dell’accento melodico dal movimento forte a quello debole) quale leggera reminiscenza delle prime misure dell’Ouverture. Una cascata di crome legate e staccate all’unisono sfociano in una fanfara di fiati. Il tema è così riproposto con l’introduzione di una nuova dissonanza già dalla seconda battuta in sincope e nuovamente dissonanze, che «sporcano» l’apollinea chiarezza dell’accordo di Tonica. L’Autore ci risparmia la fanfara dei fiati, per introdurre un periodo di dieci battute, che ci condurrà alla fine dell’Esposizione.
Si apre una nuova fase nella tonalità di La maggiore, caratterizzata dall’uso del ritmoanapesto, che, presso gli antichi, era foriero di energie prorompenti e propulsivi slanci vitali. Ancora una volta, emerge lo spirito teatrale del Compositore, il quale sembra si faccia dettare dai personaggi il carattere melodico da immortalare. Egli è a servizio dei personaggi, che creano e il suo spirito sembra fondersi con lo spirito dei protagonisti del dramma.
Il secondo tema, nella tonalità di La maggiore, si compone di 64 battute (rispetto alle 24 del Primo), di cui una parte gravante nella dominante di La. La prima parte include tre frasi formate ciascuna da un diverso motivo di due battute ripetuto tre volte più una coda di quattro battute, che si arresta sulla dominante. Il «Tutti» genera una scala discendente nel piano, eseguita dai violini; su un Pedale di tonica, il gioco di minime dei Legni introducono un movimento di solare leggerezza tipica del verbo mozartiano.
La terza sezione del Tema comincia con un improvviso accordo di La minore, che spalanca le porte per la perentorietà drammatica dell’inciso melodico, prefigurato con ritmi assai veloci, ad un grande gioco drammatico. Questa sezione saràtraslata dall’Autore nella Scena Finale dell’Atto secondo, accompagnatrice delle parole terribili della Statua del Commendatore.
Non vogliamo certo affermare che il Compositore faccia largo uso del leit motive wagneriano. All’interno della struttura compositiva, Mozart innerva delle cellule melodico – ritmiche già ascoltate in precedenza. Il Compositore le sottopone a continui rimaneggiamenti tali da trasformarle poi nella sottile trama, che tiene in piedi l’impalcatura compositiva.
Il secondo tema dell’Ouverture viene poi esaurendo la sua carica emotivo – drammatica nella ripetizione di cinque Re, preludio dell’attacco del primo motivo della seconda parte. Il ritmo trocaico è ingigantito, cui risponde delle crome frivole e leggere; i due motivi sono ripetuti, con la finale preponderanza della proposta sulla risposta. Lo sviluppo esalta i motivi fin qui esposti, mentre la Ripresa indirizza nella tonalità di Fa, tono d’impianto della prima scena, il gioco melodico – armonico.
Nell’Ouverture i motivi principali introducenti il dramma sono compiuti.
Ora, sipario!

(2 agosto 2017)

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2 pensieri riguardo “L’Ouverture del “Don Giovanni” di W. A. Mozart

  1. omero faggionato 10/02/2022 — 17:40

    Cercavo la traccia del re diesis di cui parla E. Hanslick nel suo ” il bello musicale”, intende forse enarmonicamente il mib che lei cita nel suo testo?
    se ha voglia e tempo di ripondermi, la ringrazio.
    buone cose.
    omero faggionato

  2. Buonasera. Il “re diesis”, cui accennava Hanslick, si dovrebbe riferirire al Tema dell’Ouverture (tempo veloce) che compare alla seconda battuta

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