L’insegnamento di Agostino all’uomo contemporaneo

L’articolo è stato pubblicato venerdì 28 agosto 2020 sul sito www.vaticannews.va a firma di Tiziana Campisi.

Nelle dichiarazioni del Padre Giustino Casciano, priore provinciale della Provincia Agostiniana d’Italia, balza alla mente critica un’affermazione, che – a nostro avviso – lo porrebbe in una dimensione decisamente interessante e solitamente poco reclamizzata all’interno della Chiesa.

Egli ricorda che seguire S. Agostino significhi «percorrere la via dell’interiorità per trovare Dio e a comprendere la sua Parola con fede e ragione». Ai giorni nostri, la Chiesa sembra aver abbandonato la sua missione spirituale a vantaggio d’una secolarizzazione del messaggio, volto soprattutto ad identificare il comportamento del bravo fedele nei fatti della quotidianità piuttosto che alla incessante ricerca di una realtà spirituale. Non si vuole affatto escludere che la Chiesa non debba suggerire pratici consigli, legati al comportamento individuale di fronte ai fatti della storia, ma la dimensione ultraterrena sembra assai assente e soprattutto mancherebbe il ricordo del metodo, che ogni fedele dovrebbe usare, al fine d’iniziare il congiungimento con il vero fine dell’esistenza (l’ultra vita) sin dalla dimensione temporale.

E’ interessante e molto pericolosa la strada suggerita da S. Agostino e che il Padre provinciale ricorda in apertura d’intervista: la vita interiore, cercare Dio in se stessi. Celebrare l’uomo attraverso questo profondo atto, vorrebbe escludere l’importanza ed il ruolo e la guida della Chiesa stessa, perché si diventerebbe arbitro della ricerca, poiché chi meglio dell’uomo può sapere cosa c’è nell’uomo? Il cammino, a questo punto diverrebbe solitario e non comunitario, poiché, essendo ogni individuo irripetibile, ogni metodo risulterebbe valido e funzionante secondo quanti sono gli uomini. La barriera che la Chiesa pone tra Dio e uomo verrebbe a cadere, perché egli è il solo interprete della ricerca di Dio e quindi verrebbe a crollare ogni impalcatura strutturale, che pone il sacerdote quale mediatore tra il Cielo e la terra: Dio è dentro di noi e quindi, non in Cielo (Pater noster qui es in coelis), ammesso che trovassimo una definizione di Cielo.

Nella Tavola di Smeraldo, che la tradizione attribuirebbe ad Ermete Trismegisto è scritto: «ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare il miracolo della cosa unica»; probabilmente spiegato il motivo dell’indagine interiore, poiché nell’interiorità l’uomo trova il super, ciò che è sopra, essendo rappresentazione del Macrocosmo. Allora, seconda questa definizione, se Dio fosse nei cieli, sarà anche all’interno, nella parte più oscura dell’uomo: entrando nella propria caverna (nella stalla di Betlemme) si troverà la Luce.

La via interiore ricorda ulteriormente il procedimento alchemico, di perfezionamento dell’umano genere, che avverrebbe entrando in noi stessi, al fine di ricercare la divinità, la quale è in noi. Insomma, il concetto è sempre il medesimo, anche se rubricato e codificato secondo le proprie esigenze. La Chiesa si sarebbe quindi appropriata di un sistema in sé funzionante, al fine d’inglobarlo nella propria dimensione pedagogica, con cui istruire (il meno possibile) il fedele, il quale dovrebbe entrare in sé, guidato dal Pastore, per cercare, dentro di sé, Dio.

Siamo certi?

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2020-08/santo-agostino-28-agosto-insegnamento-uomo-papa-francesco.html

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