Brevi riflessioni su «Apollon Musagète» di Igor Stravinskij

Apollon Musagéte è una suite di danze formata da sette pezzi: Prologue: Naissance d’Apollon (Prologo: la nascita di Apollo), Variation d’Apollon (Variazione di Apollo), Pas d’action (Passo d’azione), Variation de Calliope (l’Alexandrin), (Calliope), Variation de Polymnie (Polimnia), Variation de Terpsichore (Tersicore), Variation d’Apollon, Pas de deux (Apollon et Terpsichore), Coda, Apothèose.

Scritto per orchestra d’archi, il lavoro potrebbe essere considerato un Concerto grosso o Sinfonia, essendo il soggetto in funzione di una certa costruzione musicale, che vive per se stessa, indipendentemente dalla rappresentazione scenica. L’unità dell’opera non è determinata dall’azione, ma – ripetiamo – è ordine essenzialmente musicale, scaturito da determinati procedimenti armonici, ritmici e strumentali posti in una struttura simmetrica.

Il mito ha indubbiamente agito sulla fantasia del compositore, il quale si è poi lasciato guidare dall’invenzione sonora nella creazione di un sistema musicale completo, all’interno della Suite, sufficiente a se stesso, da cui si narrano effetti danzanti.

Stravinskij compose precedentemente Petruška, Le sacre du printemps, Renard, Les Noces, Mavra, che risultarono delle pure concezioni musicali, delle costruzioni sonore di autentico e proprio valore, condotte nella dinamicità, nell’esaltazione della plasticità, e presentarono in nuce il gesto e quindi la danza, poiché agirono sullo spirito e sul corpo degli uditori.

Nell’Apollon Musagète manchrebbe il dinamismo frenetico ed implacabile, caratteristica precipua dell’arte stravinskiana, perché si sazi in una grazia statica e armoniosa, poiché ogni tensione, ogni sforzo sono esclusi; così come si nota l’assenza dell’azione ed il balletto produce un’impressione di un gruppo plastico, di una specie di quadro vivente.

L’atmosfera è carezzevole, allettante, al fine di raccontare Apollo e le Muse in un clima, che ricorda Racine ed il racconto degli dei e delle dee del secolo di Luigi XIV, dagli atteggiamenti armoniosi e convenzionali. Nell’Apollon Musagète Stravinskij rinnovò la tecnica e lo spirito stesso della sua arte, per ricevere permesso d’accesso nel mondo decantato da Baudelaire, in cui:

Tutto non è che beltà

lusso, calma e voluttà.

L’orchestrazione è al servizio della struttura melodica, in un partito di uniformità, avulso da qualsiasi effetto orchestrale, che sfoga in un colore trasparente, leggero come l’atmosfera di certi quadri di Corot, che sparisce solo nell’Apoteosi, dove la sonorità orchestrale diventa relativamente più piena e ricca. Le soluzioni armoniche si riducono alla presenza dell’accordo perfetto con i suoi rivolti, distribuiti anche su quattro ottave, mentre le modulazioni sono spesso inaspettate seppur nel rispetto delle regole dell’armonia classica. Una melodia flessibile e nettamente caratterizzata, molto dolce e tenera domina e determina la struttura e la fisionomia dell’opera.

Perché dopo tanti lavori da «rivoluzionario», Stravinskij cerca di rivitalizzare delle forme musicali ormai esaurite? Egli vorrebbe recuperare quello stile, che dopo Beethoven e l’epoca dei romantici sparì, perché prevalesse la maniera, in cui emergesse la personalità del compositore espressa nella sua originalità. L’età dell’oro della musica è facilmente identificabile col XVII secolo, poiché lo stile fu il prodotto di sforzi collettivi, di una mentalità e sensibilità comuni; coll’individualismo romantico venne a cadere il metodo oggettivo ed ognuno si riparò all’interno della propria capacità creativa.

Attingendo al fondo comune delle forme sonore, Stravinskij cerca di rinnovare la tradizione dei grandi maestri del XVIII secolo, adattandola ai suoi fini personali, modificandola e introducendovi un nuovo contenuto.

Da questo punto di vista, Apollon Musagète contiene una lezione di disciplina, che non potrà essere reiterata, e quindi Stravinskij attirerà soltanto discepoli.

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