Umberto Galimberti: «Salviamo la scuola pubblica»

L’articolo è stato pubblicato lunedì 21 settembre 2020 sul sito www.oggiscuola.com .

Gl’interventi del professor Galimberti meriterebbe approfondita meditazione, poiché frutto sempre di un’analisi al di fuori del politicamente corretto, che ci costringerebbe a disegnare una realtà, che non esiste, edulcorando le inevitabili asprezze ed asperità del linguaggio. Assistiamo così all’omologazione verso il basso della lingua italiana, laddove non si evidenzino le differenze, ma – al contrario – tutti investiti dal magmatico mondo mediatico – televisivo, noto soprattutto, per cattiva educazione e disprezzo delle regole grammaticali, ci beiamo della nostra meravigliosa ignoranza, dimentichi della complessità,  bellezza e ricchezza della nostra ineguagliabile lingua.

Il tema affrontato dal Professore è la scuola, che dovrebbe formare dei cittadini e non solo dei – magari – bravi professionisti. Cosa intendiamo per cittadini? Individui (e non massa) dotati di senso critico e quindi in grado di stabilire da soli, senza alcuna influenza ideologica ciò che in quel momento si può ritenere giusto da compiere. Invece la scuola non deve educare, altrimenti saremmo i nostalgici propugnatori dell’ideologia fascista, che appunto attraverso l’istituto scolastico intendeva fascistizzare (non riuscendoci) il cittadino. Purtroppo, la mancanza di buon senso nel separare un periodo politico e sociale, condannato dalla storia stessa, dagli strumenti adottati, è sport in cui noi italiani siamo particolarmente versati. A nostro avviso la scuola è il luogo fisico e spirituale, in cui si dovrebbero svezzare i cittadini del futuro, collocandoli nella giusta dimensione all’interno della costruenda società.

Il Professore, intervenendo al Festival della filosofia di Modena, ha ribadito la convinzione che ogni classe dovrebbe essere composta da 12 alunni, perché gl’insegnanti possano seguire il percorso evolutivo di ciascun allievo nel pieno rispetto della propria, inalienabile individualità, al fine di non costituire – come oggi avviene – una massa informe di persone destrutturate delle proprie capacità. Galimberti auspica lo studio della filosofia sin dalle scuole elementari, perché tratta i grandi temi della vita: il bene ed il male e quindi anche come affrancarsi dai pericoli in una giusta visione della realtà, sempre più marcia nell’edulcorato linguaggio del politicamente corretto, tanto caro ad una certa classe politica. In questo neo contesto, i professori dovrebbero svolgere il ruolo propulsore, indicando e disegnando le vie educative attraverso lo studio della letteratura italiana e quindi della nozione umanistica, sempre più rigettata dall’ignoranza dominante. Si condanna il Liceo Classico, quale scuola inutile, poiché formerebbe l’individuo ed oggi, infatti, non abbiamo bisogno di individui, che pensano, ma automi pronti per verificare il proprio vuoto spesso nella televisione, il cui uso è ormai divenuto un vero cancro della società. Purtroppo, come nota il Filosofo, della scuola non interessa niente a nessuno; Benedetto Croce s’incaricò quale Ministro dell’Istruzione pubblica, il fascista Giovanni Gentile licenziò una riforma scolastica di primissimo piano, che è stata – perché macchiata dall’orrendo verbo fascista – distrutta, anche se ha prodotto uomini straordinari. Stante la situazione scolastica, i professori odierni non possono recarsi al lavoro con gioia e non possono educare i ragazzi con entusiasmo, vivendo così la loro nobile e sacra professione nell’indifferenza generale.

Quanti sarebbero i professori, che sentano davvero il proprio ruolo? Io ricordo alle Scuole medie un pessimo professore di storia dell’arte, incapace di comunicare, confuso nelle spiegazioni, che m’indusse (e non so quanti altri colleghi) a nutrire una profonda avversione per la materia. Al contrario, ricorderò con enorme stima il professor Mutolo, insegnante di italiano, manzoniano di ferro, severissimo, dotto, cattedratico, ma capace di emozionarsi e commuoversi nel leggere gl’«Inni sacri» del grande lombardo. E’ grazie ai suoi insegnamenti che ancora oggi conservo una considerazione notevolissima per «I promessi sposi» e per la nobile letteratura del nostro grande Paese.

Ultimo (e primo) capitolo affrontato dal Professore: l’azione nefasta dei genitori nel contesto educativo: «devono essere espulsi dalla scuola». I genitori, a nostro avviso, non dovrebbero specificare l’educazione da offrire ai propri figli, arrogandosi il diritto dei pedagoghi; io non posso spiegare al mio medico come essere curato, perché non sono un medico. Quanti genitori hanno studiato pedagogia? Eppure pretendono, decidono ed infestano la scuola con la loro dannosissima e infelicissima presenza.

La scuola italiana ha poi il poco pregevole indirizzo di promuovere tutti, sicché i somari (sempre in nome del politicamente corretto) possano non essere più considerati tali, ma «diversamente scolari». Concludiamo con le sconsolate parole del Professore:

«Questa è la mia riforma della scuola ma non si farà mai»

https://www.oggiscuola.com/web/2020/09/21/galimberti-salviamo-la-scuola-in-classe-non-piu-di-12-alunni-ed-espelliamo-i-genitori-per-i-prof-un-test-di-personalita/

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