Un filosofo cristiano del XIII secolo. Alberto Magno

Alberto di Bollstädt, che i suoi contemporanei chiamavano Alberto di Colonia, nacque, secondo alcuni, nel 1193, secondo altri, nel 1206 o 1207; nel 1223 entrò nell’ordine domenicano. Assai giovane, si trasferì a Padova, per approfondire le sue conoscenze, accolto dal domenicano Giordano di Sassonia; si diressero a Bologna, dove studierà nella locale università, presso il convento di S. Nicola, formato da un cortile recintato da un portico, sotto il di cui pavimento erano allocate delle tombe, ed al centro un pozzo. La cella era composta da un letto, due sedie, un crocifisso e qualche immagine sacra. Terminati gli studi, intraprese la strada verso Colonia, dove riceverà come allievo Tommaso d’Aquino, pallido, taciturno, assorto sempre nella meditazione, il quale, in parte, avrebbe chiarito, scelto ed ordinato il materiale preparato dal suo maestro.

Nel maggio del 1248, si recò a Parigi, come Maestro di teologia, per firmare un decreto di condanna dei libri del Talmud. Nel 1250, fu eletto Provinciale dell’Ordine per la Germania, che lo obbligherà ad un lungo ed incessante peregrinare pei conventi tedeschi. Nel 1256, sostenne, presso la Corte pontificia la causa degli Ordini Mendicanti contro gli attacchi di Guglielmo di San Amore e combatté le dottrine panteistiche dei filosofi arabi di Avicenna e Averroè.

Fu nominato nel 1260, da Papa Alessandro IV, vescovo di Ratisbona, intervenendo recisamente, per sanare la condizione debitoria della Diocesi, trovando modo di scrivere il commento al Vangelo di Luca. Nel 1262, il nuovo pontefice, Urbano IV, ridonò Alberto alla vita claustrale.

Nel 1277, malgrado l’avanzata età, si recò a Parigi, per difendere le dottrine di Tommaso d’Aquino, condannate dal locale vescovo. Morì a Colonia il 15 novembre 1280.

Fu probabilmente lo scrittore più fecondo del Medio Evo, abbracciando tutto lo scibile del suo tempo, cercando l’armonia tra scienza umana e scienza divina coll’impiego della filosofia pagana quale mezzo per la dottrina cattolica. La Historia animalium accanto agli studi di botanica ed agricoltura rappresentò il lavoro più progredito del suo tempo, insieme al De mineralibus, in cui riportò il sapere trasmesso dalle enciclopedie, dai testi di alchimia ed anche le testimonianze dirette degli alchimisti del suo tempo.

 Studiò e commentò tutte le opere di Aristotele, confutando le interpretazioni offerte da Avicebronio e di Averroè, per trasformare il pensiero dello Stagirita in senso scolastico, seppur non purgato completamente da influssi neoplatonici, agostiniani ed anche arabi. Introdusse, in polemica con gli agostiniani, una sempre più netta distinzione tra filosofia e teologia. Nella Metafisica, ammise la discordanza tra dottrina teologica e filosofica, poiché quest’ultima si sarebbe fondata sulla ragione e quindi invalida alle questioni della teologia, che si baserebbe sulla rivelazione e sulla divina ispirazione. In ambito filosofico, la metafisica sarebbe la scienza prima, poiché nulla deriverebbe da altre scienze, ma infonderebbe le scienze di sé.

Nel De causis et processu universitatis, la creazione è processo di emanazione per fluxus e processus, il cui principio è Dio, causa prima e pura luce, domicilio dell’essenza. La dottrina emanatistica rischierebbe di porre quale necessità il processo dall’Uno al molteplice, togliendo la libertà della creazione, quindi Alberto ammette che l’inizio del mondo per creazione non è dottrina fisica e non può essere provato con argomenti fisici. L’intelligenza è il primo causato dal Principio, quindi le intelligenze separate (gli angeli), le anime ed i cieli, che trasmettono la virtù nel medium opaco della materia, generata anch’essa dalla luce. Attraverso questa struttura, Alberto dimostra l’esistenza di Dio, poiché, attraverso il fluxus, sarà possibile l’anabasi verso la Causa, scoprendo anche il valore dell’astrologia e della magia, nell’ottica aristotelica della dipendenza dei moti del mondo sublunare da quelli degli astri, quali modulatori della Causa prima. A proposito del contrasto tra scienza astrologica («gli astri muovono, non costringono»), che prevedrebbe il futuro e visione cristiana del mondo, Alberto ipotizza che la “significazione” del futuro, contenuta negli astri, altro non sia che la Provvidenza divina.

Secondo Alberto, nell’embrione avverrebbe l’ingresso dell’anima, la quale contiene in sé tutte le facoltà naturali, mentre l’attuazione della razionalità avverrebbe per diretto intervento di Dio.

La figura di Alberto apparirebbe come un aristotelico eclettico, aperto a molte influenze, che favorirono una diffusione delle sue opere e quindi delle sue posizioni anche al di fuori dell’ambito scolastico, in cui fu considerato un’auctoritas in vita. Tommaso d’Aquino fu il suo discepolo più celebre, mentre Dante, nella Commedia, dimostrò una forte influenza dal pensiero albertino.

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