Emanuele Muzio, l’unico allievo di Giuseppe Verdi

Nacque a Zibello Parmense il 24 agosto 1821; ad undici anni fu ammesso alla scuola di musica di Busseto, diretta dal Maestro Ferdinando Provesi, insegnante del Verdi, il quale avrebbe seguito, sin da subito, i rapidi progressi del suo allievo. Versando la famiglia in una situazione economica poco agevole, il Muzio, al fine di continuare gli studi musicali, decise di vestire l’abito talare, che avrebbe abbandonato nel 1842. In Busseto, fu eletto organista provvisorio ed, alla fine del 1843, finalmente, riuscì ad ottenere una pensione dal Monte di Pietà, onde recarsi a Milano, per perfezionarsi, nel locale Conservatorio.

Antonio Barezzi presentò, nel 1844, al genero il giovane musicista ed immediatamente nacque una reciproca attrazione intellettuale tra il giovane compositore ed il Muzio, che sarebbe stato raccomandato a Giulio Ricordi, propenso ad affidare compiti non lievi all’allievo del Verdi, come le trascrizioni delle opere di Gioachino Rossini e Saverio Mercadante per pianoforte e pianoforte a quattro mani. Iniziò a frequentare il salotto della Contessa Maffei, cenacolo dei primi intellettuali risorgimentali. Nel 1846, diresse alcune prove dell’Ernani, che si sarebbe dovuto rappresentare alla Scala.

Scoppiata nel 1848 la Primavera dei popoli, Muzio s’arruolò nelle fila patriottiche durante le Cinque giornate di Milano, riparando poi l’anno successivo in Svizzera, a Mendrisio, rimanendo in contatto epistolare col Verdi, il quale il 4 febbraio gli scriverà:

«Eccoti una cambiale pagabile dal Ricordi. Qui da me c’è sempre un ricovero adatto ai tempi; ma ricordati che devi fare una carriera quando Dio e gli uomini vorranno».

Tornato in Italia, il Muzio compose un Andante ed un Rondoletto per viola e pianoforte e tra il 1851 ed il 1856, scriverà quattro opere, che non incontreranno successi strepitosi e neanche fiaschi clamorosi.

Lo stile tradisce l’influenza verdiana, la scrittura vocale, assai impervia, caratterizzata da molti abbellimenti mutuati dallo stile belcantistico, vive di una felice e facile vena melodica nel rispetto dei numeri chiusi di conio donizettiano.

Giovanna la pazza fu rappresentata a Bruxelles nel 1851; Claudia nel 1853 a Milano presso il Teatro Re; Le due regine alla Cannobiana nel 1856 e La sorrentina al Teatro Comunale di Bologna.

Dal 1857, si dedicò alla direzione d’orchestra presso il Teatro italiano di Bruxelles, il Comunale di Bologna, La Fenice di Venezia e lo spettacolo italiano di Londra e Nuova York, dove nell’aprile del 1864, avrebbe sposato Lucia Simons, da cui avrà un figlio, spentosi dopo un mese di vita. Tornato in Italia, nel 1869, diresse la Messa solenne di Gioachino Rossini a Bologna, che fu accolta da un sincero successo; scrisse il Monitore:  

«L’orchestra fu superiore ad ogni elogio rispondendo con mirabile accordo e con rara intuizione all’amabilissimo ed intelligentissimo impulso di Muzio, un generale d’armata degno di sedere sullo sgabello illustrato dal Mariani: i soldati furono degni del generale».

La fama si estese rapidamente ed infatti, a Parigi fu chiamato a dirigere il Teatro Italiano, ufficio che terrà fino al 1876.

Il 22 maggio 1874, Verdi presentava la Messa da Requiem a ricordo della morte di Alessandro Manzoni  ed, otto giorni dopo, si replicava a Parigi presso l’Opéra Comique, diretta dal Muzio; il maestro e l’allievo si ritroveranno grazie ad un lungo giro, dedicato alla presentazione del Requiem, che li porterà in Spagna, Inghilterra ed Austria. Fallito il Teatro Italiano di Parigi e quindi decisa la chiusura da parte dell’impresario, Leone Escudier, il Muzio si dedicò all’insegnamento del canto, coltivando un’illustre futura prima donna: Adelina Patti ed il tenore Eugenio Dorot.

Nel 1889, trovandosi a Milano, fu colto da un leggero attacco d’itterizia e si ricoverò in una delle più esclusive case di cura di Parigi; scrisse al Verdi il 22 ottobre 1890:

«Me ne partirò presto per l’altro mondo pieno di affetto e di amicizia per voi e per la buona e cara vostra moglie».

Spirerà a 69 anni il 27 novembre 1890.

La sua salma giunse a Busseto il mattino del 9 dicembre, accolta dal Verdi, dai rappresentanti del Conservatorio di Parma, della Ditta Ricordi, degli enti e degl’istituti scolastici cittadini.

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