La Riforma protestante

Martin Lutero creò il tedesco moderno, usando la lingua con talento davvero ammirabile. Il 26 giugno 1520, scrisse il primo grande manifesto della Riforma, «Alla nazione tedesca», che fu accolto dal popolo germanico con sensibile assenso. La riforma del Cristianesimo era diretta, ingenuamente, anche al «giovane» imperatore, Carlo V, il quale avrebbe preferito la politica alle necessità spirituali.

Lutero chiamò il popolo cristiano a cooperare per un’effettiva riforma, rifacendosi alla primigenia religiosa, in cui non si sostanziavano distinzioni tra le classi. Contestò il diritto di Roma di esprimere il potere spirituale sul mondo, l’interpretazione della Sacra Scrittura connaturata all’ufficio del Pontefice, ed infine sulla convocazione conciliare, riservata al successore di Pietro.

Stabilì il sacerdozio universale, per escludere una casta privilegiata, poiché il «corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo» (Prima Lettera ai Corinzi, I 12).

La consacrazione attraverso il battesimo permette l’appartenenza ad «una stirpe eletta», dona «un regale sacerdozio», elegge «una gente santa», ed edifica «un popolo acquistato per Dio» (Prima Lettera di Pietro II, 9); infatti:

«La grazia del battesimo è diritto uguale di tutti i Cristiani, il codice papale ce lo ha tolto, nessuno lo conosce più. I primi Cristiani non conoscevano la pompa che oggi vediamo accompagnare i vescovi. I preti erano scelti da tutti i fedeli. Agostino, Ambrogio, Cipriano, furono dal popolo eletti».

Con la consacrazione del ministro di Cristo attraverso la scelta da parte dei fedeli, Lutero rompeva le tradizionali catene della successione apostolica. Anche l’infallibilità del papa fu posta al di sotto della Sacra Scrittura, così come la pretesa petrina di arrogo la gestione dell’Impero, funzione in contrasto con il ministero della predicazione, auspicando la separazione tra potere temporale e spirituale.

«Il papa si è posto al disopra di Dio; si è dimenticato che non è che il vicario di Cristo. Ma, invece di servire come Egli fece, il papa vuol dominare. Mio Dio, quante menzogne contiene il codice papale che noi abbiam dovuto credere tutte verità! Il papa ha spinto la sua audacia tant’oltre, che neppur lui sa chi è Cristo, sebbene pretenda esserne il vicario.».

Fu feroce nell’analisi spietata del comportamento della corte papale:

«Fa orrore, vedere colui che si chiama vicario di Cristo spiegare un lusso maggiore di quello degli imperatori. È questo imitare la povertà di Gesù o l’umiltà di S. Pietro? Si chiama padrone del mondo. Ma Cristo, di cui si vanta essere vicario, ha detto: “II mio regno non è di questo mondo” (Giovanni XVIII 36)».

L’opportunità di creare cardinali sarebbe servita esclusivamente, per amministrare le ricche rendite derivate dai conventi, motivo di condannabile corruzione.

Tuonò contro il celibato dei preti:

«In qual degradazione è caduto il clero, e quanti preti hanno moglie, figliuoli e nessuno viene in loro soccorso!».

Richiamò quando scritto nella Prima Lettera di Timoteo (III, 2):

«Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare».

Il Riformatore, scomunicato dal papa, pubblicò in latino e tedesco un opuscolo «Della cattività di Babilonia», che smosse le impalcature dell’edificio romano, perché giudicò il suo giudice e condannò l’autorità ecclesiastica al tribunale del popolo. Egli con linguaggio ardito provò che Cristo era prigioniero, profanato nell’idolatria della messa e sconosciuto nel dogma della transustanziazione, quindi prigioniero del papa.

Ridusse i sette sacramenti a tre: battesimo, penitenza e santa cena.

Il 6 settembre 1520, Lutero scrisse una lettera a papa Leone X, accompagnata da un appendice: «Della libertà cristiana», in cui professa il cristiano libero e padrone per fede, ubbidiente e servitore per la carità. Quindi l’uomo può unirsi intimamente a Dio, possedendo la pace per mezzo di Gesù Cristo. La fede individuale è l’adesione alle grazie divine, che alcuna autorità esterna potrà ostacolare, ci affranca dal peccato e dalla dannazione. La parola di Dio è il solo nutrimento dell’anima, tantoché le cerimonie esterne non avrebbero alcuna efficacia. Il peccato sarà immediatamente assorbito ed abolito, davanti alla maestà di Dio, infinita giustizia, liberando l’anima da ogni colpa, poiché rivestita dall’Eternità.

Lo spirito della Riforma rivelò la salvezza ottenuta per mezzo della fede individuale, l’affrancamento del pensiero e della coscienza, la santificazione e lo sviluppo intellettuale del popolo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close