«Bambini G» di Giorgio Gaber

a) Io mi chiamo G.

b) Io mi chiamo G.

a) No, non hai capito, sono io che mi chiamo G.

b) No, sei tu che non hai capito, mi chiamo G. anch’io.

a) Il mio papà è molto importante.

b) Il mio papà no.

a) Il mio papà è forte, sano e intelligente.

b) Il mio papà è debole, malaticcio e un po’ scemo.

a) Il mio papà ha tre lauree e parla perfettamente cinque lingue.

b) Il mio papà ha fatto la terza elementare e parla in dialetto, ma poco perché tartaglia.

a) Io sono figlio unico e vivo in una grande casa con diciotto locali spaziosi.

b) Io vivo in una casa piccola, praticamente un locale, però c’ho diciotto fratelli.

a) Il mio papà guadagna 31 miliardi al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese, fa un miliardo al giorno.

b) Il mio papà guadagna 10.000 lire al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese fa 10.000 al giorno… il primo giorno, poi dopo basta.

a) Noi siamo ricchi ma democratici, quando giochiamo a tombola segniamo i numeri coi fagioli.

b) Noi invece segniamo i fagioli coi numeri… per non perderli.

a) Il mio papà è così ricco che cambia ogni anno la macchina, la villa e il motoscafo.

b) Il mio papà è così povero che non cambia nemmeno idea.

a) Il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: “Guarda, tutto quello che vedi un giorno sarà tuo!”.

b) Anche il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: “Guarda!”. Basta.

Un dialogo sarcastico, tratto da «Il teatro canzone» del 1991, tra due bambini di cognome G. Appunto: hanno solo il cognome in comune, perché si scoprirà, un poco alla volta, l’appartenenza a due famiglie diverse e soprattutto a due classi sociali diverse. E’ la rappresentazione degli opposti, che speculativamente si completano; sul piano fisico si allontanano.

«A»

Il babbo del primo G è importante perché forte, sano e intelligente, parla cinque lingue e possiede tre lauree. Ha predisposto per la sua famiglia una casa composta da dodici camere, poiché guadagna un miliardo (di lire) al giorno. Nonostante l’appartenenza ad una casta davvero elevata, a Natale la famiglia, riunita attorno al tavolo, gioca a tombola, segnando i numeri coi fagioli. Grazie ai lauti guadagni, il babbo di G. cambia l’automobile, acquista una nuova casa ed anche il motoscafo per le gite in mare: ogni anno. G. si sta preparando, per succedere al babbo.

«B»

Il secondo G ha un babbo con tanti problemi di salute. Smozzica qualche frase in dialetto, perché non conosce l’italiano, avendo frequentato la terza elementare. Ha sistemato la famiglia, composta da diciotto figli e – si presume –una moglie, in un monolocale, in quanto guadagna appena 10.000 (lire) in un mese, che non bastano mai, per arrivare a fine mese. Quando poi arriva Natale, non è possibile giocare a tombola, avendo i fagioli, per segnar i numeri, contati! Certo, la povertà è così diffusa nella famiglia di G. che le idee son sempre quelle, un po’ come certi vestiti. Il babbo di G. non potrà lasciar nulla al figliuolo.

Chi nasce G., muore G.

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