«Solo una notte, e mai non fosse l’alba!». Lettera di Gabriele D’Annunzio a Barbara Leoni

«Ave, ave!

Ero stanco d’aver tanto sofferto. Tu, con una carezza, mi hai ridato la forza e la fede.

Conserverò questa gran piena d’amore, e chiuderò tutti i miei sensi ad ogni altra sensazione disturbatrice. Voglio assaporare la ricordanza della voluttà, a lungo, a lungo.

Nel sonno la dolcezza si raccoglierà tutta in fondo al cuore; e domani, nella lunga giornata di torture,mi cadrà su l’anima a goccia a goccia come un balsamo oblioso.

Ma che strappo, averti lasciata, stasera! Oh, tutta una notte con te!

Solo una notte, e mai non fosse l’alba!

Addio, serbati al mio grande, unico amore

(Roma, 11 dicembre 1889)»

L’uomo ama, sapendo le sofferenze legate all’amore, eppure ricerca l’amore, vuole innamorarsi, forse perché pensato per amare e per lasciarsi amare. Quanto dolore senza lei! Eppure, è bastata appena una carezza, un semplice gesto, come Apollo, quando accarezzò la sua Dafne, trasformata in alloro: la sua mano contro la corteccia, per sentire il battito del cuore dell’amata! Quanta dolcezza in quell’atto. Eppure anche lui, un dio, respinto per volere degli dei, soffriva le pene dell’amore, continuando ad amare il lauro, dove si sarebbe nascosta, per sempre la sua dolce Dafne.

La carezza di lei, dispensatrice di quella forza necessaria a sopire ogni tristezza ed aver fiducia in futuro di poter contare sulla sua benevole presenza.

Quell’atto simbolico, eppur pieno di significato, ha sprigionato un’onda irresistibile d’amore, sicché nulla dovrà interrompere lo scorrere di quell’effluvio soave nelle vene di lui, che nutrirà la sua volontà col ricordo della passione, dei baci che mordevano il cuore, del possesso dell’amato e dell’amata, come dell’amato e dell’amata in un amplesso, che sembrerebbe non terminare.

Quando finalmente appoggerà la testa sul cuscino, ogni fantasia da sola si raccoglierà nella parte più intima del cuore, la più inaccessibile, il dolce sacrario dell’amore. Sarà un magnifico difensore da tutte le angosce, che puntualmente risorgeranno più forti di prima, per minare la tempra di lui, rassegnato a non poterla vedere. Il cuore distillerà gocce di oblio, che cancellerà ogni pena, ogni cedimento, ogni tristezza.

Quanto avrebbe desiderato trascorrere le ore notturne in sua compagnia, abbracciato nell’attimo dell’eterno: una notte in cui si sarebbe fermato il tempo, si sarebbe chiuso lo spazio al sole, perché non irradiasse dai confini del cielo. Sempre e solo con lei.

Addio, serbati al mio grande, unico amore.

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