«So bene che non ritroverò mai Barbarella». L’ultima lettera di Gabriele D’Annunzio a Barbara Leoni

«Ebbi jeri mattina la tua lettera. […]

Incalzato dalla violenza degli avvenimenti, stretto in un intrico senza scampo, ho fatto il mio dovere. Lo farò fino all’ultimo.

Comprendi bene: la mia anima ha patita la violenza di fatti incommutabili. In mezzo a tanti dolori (senza tregua) ho pensato a te di continuo. […]

Per settimane intere ho evitato di scriverti. Ti ho pianta e rimpianta. […] So bene che non ritroverò mai Barbarella.

Addio. Ti sarò gratissimo se tu vorrai rimandarmi tutte le mie lettere, in vece di bruciarle. Compi con pazienza questo atto estremo; e fa che mi giungano intatte. Le rileggerò spesso; e ricorderò con inconsolabile rimpianto, sempre, fino alla morte. Un amore come il nostro può bastare a tutta una vita, anche estinto.

Tu, certamente, sarai felice ancora.[…]

Un anno fa, eravamo ad Albano. La sera del 17 novembre bevemmo una bottiglia di Champagne, con grandi auguri. Fu quella forse l’ultima vera ebbrezza. […]

Ti ringrazio di tutto, intendi? Di tutto. Non dimenticherò nulla, mai. In qualunque occasione, se vorrai, mi ritroverai.

Sii cauta, nella vita. Fa che, se mi giungerà qualche notizia di te, io riconosca sempre l’Eletta che amai e che amo sopra tutte. […]

Tu sei giovine. Amerai ancora; ma, se puoi, ama senza abbassarti!

Ora proseguo nella mia corsa cieca e vertiginosa, verso chi sa qual precipizio. Non mi volgerò in dietro che per guardare, con occhi velati di lacrime, il grande amore passato, il grande amore perduto per sempre.

Addio Barbarella

15 novembre 1892»

Una lettera di rimpianti, rimorsi; è la fine di un grande, travagliato amore, come solo i grandi amori sanno travagliare gli amanti; sembra davvero inevitabile che la gioia dell’amare sia sempre inequivocabilmente accompagnata da pene tremende.

Gabriele sta per rendere madre Maria Gravina Cruyllas di Ramacca, moglie del conte Anguissola di San Damiano. Barbara è a conoscenza dello scandalo, che sta investendo il Poeta; anche se, in cuor suo, sente ancora amore per Gabriele, ha deciso di lasciarlo, per sempre. Ella è rimasta nella testa, nell’anima dello Scrittore, il quale, tra creditori sempre più pressanti, una denuncia da parte del conte per adulterio e la gravidanza della Maria, vive uno dei momenti decisamente più tempestosi della sua vita.

E così, come ogni triste finale di una grande storia, chiede le lettere, con cui ha immortalato questo grande amore, questa follia erotica, unico ricordo di impressioni, che si sono stampate sulla pelle di chi ha amato.

Augura felicità alla sua giovane amante. E trova anche il coraggio di ricordare l’ultimo incontro ad Albano, città vicino Roma, quando brindarono alla spensieratezza nel delirio dei corpi voluttuosamente uniti in un abbraccio splendido. La solita, inutile promessa: ci sarò sempre per te; chissà quante volte è stata pronunciata questa frase nel momento dell’abbandono, per poi fuggire e cancellare anche le orme dei propri passi.

«Un amore come il nostro può bastare a tutta una vita, anche estinto».

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