Carlo Goldoni: come si scrive un libretto d’opera

Nel 1787, uscì l’edizione italiana delle Mémoires di Carlo Goldoni, da cui sono tratte queste nostre note biografiche.

La mamma di Carlo seppe che il figlio si sarebbe voluto impegnare in un contratto matrimoniale, ed intervenne con decisione, perché non giungesse la firma. E’ interessante poi la descrizione delle regole di un buon matrimonio, che avrebbero interessate tutte le coppie veneziane vicine al fatidico si.

«In Venezia, per maritarsi in buona regola e con tutte le follie del costume, abbisognano molte più cerimonie che in qualunque altro luogo.

Prima cerimonia: la firma del contratto con l’intervento dei parenti e degli amici; formalità che noi avevamo evitato, avendo firmato il nostro alla chetichella.

Seconda cerimonia: la presentazione dell’anello. Non è già questo l’anello nuziale, ma una gioia o un solitario che il futuro sposo deve regalare alla sua bella. Sono invitati in quel giorno parenti e amici; grand’apparato in casa, molto fasto, la massima gala, né si fa mai veruna adunanza in Venezia senza che vi siano rinfreschi costosissimi. Non avevamo potuto evitarlo: il nostro matrimonio, benché ridicolo, doveva far dello strepito; bisognava fare come gli altri e andare fino in fondo.

Terza cerimonia: la presentazione delle perle. Alcuni giorni precedenti quello della benedizione nuziale, la madre o la parente più prossima dello sposo si porta a casa della signorina e le presenta un vezzo di perle fini, che ella porta regolarmente al collo da quel giorno fino al termine dell’anno del suo matrimonio. Vi sono poche famiglie che abbiano di proprio questi vezzi di perle, o che vogliano farne la spesa; si prendono bensì a nolo, e se sono punto belli, il nolo è carissimo. Questa presentazione porta seco balli, banchetti, abiti e per conseguenza molte spese».

Carlo era all’inizio della sua carriera di avvocato e non sarebbe stato in grado di accollarsi l’intera spesa del matrimonio e del sostentamento familiare, così non se ne fece nulla e decise di riparare a Milano. Tristemente commentò:

«Nel momento più seducente per me, dopo il felice primo saggio dato al palazzo, in mezzo ancora alle acclamazioni della curia, lascio patria, parenti, amici, amori, speranze, professione».

Recò con sé il libretto dell’Amalasunta, perché trovasse modo di porla in scena. Durante il viaggio verso il capoluogo lombardo, si fermò alcuni giorni a Vicenza, per incontrare Parmenione Trissino, «della famiglia del celebre autore della Sofonisba, una delle migliori produzioni del buon secolo della letteratura italiana», che aveva conosciuto a Venezia, «fino dalla prima gioventù», per sottoporgli il testo dell’Amalasunta, «che egli applaudì freddamente, e mi consigliò di attendere all’arte comica».

Scipione Maffei (1675 – 1755)

Raggiunse Verona, per conoscere il marchese Scipione Maffei, autore della Merope, «opera felicissima, imitata con non minor felicità. Quest’uomo versato in ogni genere di letteratura vedeva meglio di chiunque altro che il teatro italiano aveva bisogno di riforma. Tentò d’intraprenderla e pubblicò un volume col titolo Riforma del Teatro Italiano, contenente la Merope e due commedie, le Ceremonie e il Raguetto.

La tragedia fu applaudita generalmente, ma le due commedie non ebbero il medesimo successo».

Purtroppo il Maffei non era presente in città, e ciò costrinse Carlo a muoversi alla volta di Brescia, alloggiando a Desenzano, sul lago di Garda, dove fece conoscenza a tavola con un abate di Salò, che lo invitò a visitare la deliziosa cittadina, «ove si cammina fra verdi piante d’arancio all’aria aperta, costeggiando sempre un lago delizioso».

A Brescia, fu ricevuto dal signor Novello, assessore del governatore della città, che lo accolse con calore, «e siccome ricordava alcune bagattelle comiche da me composte a Feltre, mi domandò la sera, in tempo di cena, se avevo altro dello stesso genere da fargli sentire. Gli parlai della mia opera: era curiosissimo di sentirla; concertammo dunque per il giorno seguente.

Invitò a pranzo varie persone di lettere, che sono in grandissimo numero e degne di somma stima in questo paese, e il giorno appresso, dopo il caffè, lessi il mio dramma, che fu ascoltato con attenzione e unanimemente applaudito. Le persone che mi avevano giudicato erano colte, dovevo dunque esser contento. Fecero anche l’analisi della mia composizione. Il carattere di Amalasunta era ben immaginato e sostenuto, e poteva passare per una lezione di morale per le regine madri, incaricate della tutela e dell’educazione dei loro augusti figli. I buoni e cattivi cortigiani posti a contrasto formavano un quadro piacevole, e la disgraziata catastrofe di Atalarico e il trionfo di Amalasunta presentavano uno scioglimento, che comprendeva al tempo stesso la severità che esige la tragedia e le grazie proprie del melodramma. Lo stile parve a quest’assemblea giudiziosa più tragico che musicale, e avrebbero desiderato che io avessi soppresse le arie e la rima per farne, secondo loro, una buona tragedia. Li ringraziai dell’indulgenza, ma non ero punto inclinato a profittare dei consigli. Una tragedia, fosse anche stata eccellente come quelle di Corneille o Racine, mi avrebbe procacciato in Italia molto onore e pochissimo lucro, e io avevo bisogno dell’uno e dell’altro».

Un’altra puntata fu a Bergamo, «il paese degli arlecchini», dove seppe che il governatore della città era Bonfadini, che aveva conosciuto a Chioggia.

«Andai al palazzo e mi feci annunciare.

Stavo aspettando in anticamera che mi facesse entrare, allorché sento il governatore stesso che ride dicendo ad alta voce:

– Ah! ah! l’astrologo! Ecco l’astrologo. Fatelo passare. Signore, voi vedrete adesso l’astrologo».

Fu presentato ai convenuti, coi quali avrebbe trascorso un buon numero di giorni, «conducendo la vita più piacevole del mondo», dopodiché partì alla volta della tappa finale: Milano, giungendo durante il periodo di carnevale.

Gaetano Maiorano detto Caffarelli (1710 – 1783)

Si recò all’Opera, dove conosceva «Caffariello primo attore della medesima, come pure il direttore e compositore dei balli e sua moglie, prima ballerina, il signore e la signora Grossatesta». La sera stessa, fu presente al ricevimento di casa Grossatesta, dove avrebbe rivisto il Caffariello, molti membri della compagnia ed il conte Prata, «uno dei direttori degli spettacoli, e quello appunto che conosceva più degli altri l’arte drammatica». Goldoni riuscì ad ottenere la presentazione della sua Amalasunta alla direzione del teatro, il cui testo avrebbe letto in anteprima per i presenti.

«Leggo i nomi dei personaggi, che nella mia composizione erano nove; a un tratto si sente una vocina, che si partiva dalla bocca di un vecchio castrato, il quale cantava nei cori, e gridava come un gatto:

– Troppi, troppi, vi sono almeno due personaggi di più. –

Vedevo bene di essere in cattive acque, e volevo desistere dalla mia lettura; ma il signor Prata fece tacer l’insolente, che non aveva il merito di Caffariello, e a me rivolto disse:

– Signore, è vero che ordinariamente non vi sono in un dramma che sei o sette personaggi; quando però l’opera n’è degna, si soggiace con piacere alla spesa di due personaggi di più. Abbiate, egli soggiunse, abbiate pure la compiacenza di proseguir la lettura, se vi aggrada.

Riprendo dunque la mia lettura.

Atto primo, scena prima: Clodesilo e Arpagone.

Ecco il signor Caffariello, che mi domanda qual sia il nome del primo soprano dell’opera.

Signore, io gli dissi, è Clodesilo. –

Come? egli rispose, voi fate aprir la scena dal primo attore, e lo fate comparire nel tempo in cui vien la gente, cerca posto e fa strepito? perbacco! io non sarei vostro primo uomo davvero.

– Che pazienza!

Il signor Prata prese la parola, e soggiunge:

Vediamo se la scena è piacevole. –

Leggo la prima scena, e mentre recito i miei versi un estenuato musico trae di tasca un rotolo di fogli di musica, e va al cembalo per ripassare un’aria della sua parte. La padrona di casa mi fa allora mille scuse, e il signor Prata mi prende per mano conducendomi in uno stanzino da toeletta, lontanissimo dalla sala. Quivi il conte mi fa sedere, siede egli pure accanto a me, mi placa riguardo alla villana condotta di una compagnia di simili stolidi, e mi prega di far la lettura del mio dramma a lui solo, per poterne giudicare e dir sinceramente il suo parere. Fui contentissimo di quest’atto di compiacenza, lo ringraziai, e intrapresi la lettura della mia composizione leggendo dal primo verso fino all’ultimo, senza risparmiargli una virgola.

«Mi ascoltò attentamente e con pazienza, e giunto al termine, ecco a un bel circa il risultato della sua attenzione e del suo giudizio:

Mi pare, egli disse, che non abbiate male studiata l’arte poetica di Aristotele e di Orazio, e che abbiate scritto la vostra composizione secondo i veri principi della tragedia. Voi dunque non sapevate che il dramma in musica fosse un’opera imperfetta, sottoposta a regola e usi, privi, è vero, di senso comune, ma che bisogna seguire a rigor di lettera? Se foste stato in Francia, avreste potuto darvi maggior pensiero per piacere al pubblico, ma qui bisogna rifarsi dal piacere agli attori e alle attrici, bisogna contentare il compositore di musica, convien consultare il pittore delle decorazioni: ogni cosa ha le sue regole, e sarebbe un delitto di lesa drammaturgia se si osasse di violarle e non si osservassero».

Il conte provvide ad informare delle dette regole: i tre protagonisti avrebbero avuto assegnate cinque arie ciascuno: due nel primo e secondo atto, una nel terzo. Per la seconda attrice e il secondo soprano tre arie; le ultime parti appena un’aria. Non avrebbe accostato due arie patetiche vicine, avrebbe diviso con cura le arie di bravura, d’azione, di mezzo carattere, minuetti e rondò. Goldoni lo ringraziò per i preziosi suggerimenti e prese congedo: «conobbi allora che le persone che avean dato giudizio della mia composizione a Brescia avevano ragione. Rilevai che il conte Trissino di Vicenza aveva anche più ragione degli altri, e che io solo avevo il torto».

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LA VITA DI CARLO GOLDONI

Gli inizi

https://ale0310.blogspot.com/2021/06/carlo-goldoni-gli-inizi.html

L’incontro con la Compagnia di Florindo de Maccheroni

https://ale0310.blogspot.com/2021/07/carlo-goldoni-lincontro-con-la.html

Praticante provetto

https://ale0310.blogspot.com/2021/08/carlo-goldoni-praticante-provetto.html

Scandalo in collegio

https://ale0310.blogspot.com/2021/09/carlo-goldoni-scandalo-in-collegio.html

Il debutto

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