«La tua eredità» di Antonio Gramsci

L’articolo fu scritto dal filosofo comunista e pubblicato sull’Avanti il 1 maggio del 1918.

In esso, Gramsci riassume con immagini assai eloquenti l’immagine della società dell’epoca, e – aggiungiamo – contemporanea:

«La società contemporanea: una fiera rumorosa, di uomini in delirio; nel centro della fiera una giostra che rotea turbinosamente, fulmineamente. Ognuno dei presenti vuol saltare in groppa a un lucente e ben bardato cavallino, a una sirena dai languidi occhi; vuole adagiarsi nei morbidi cuscini di una carrozzella. È un precipitarsi disordinato e caotico della folla in tumulto, è un osceno acrobatismo di arti scimmiesche. Diecimila cadono riversi, dopo essersi fiaccate le membra, uno per diecimila passa, si aderge su questi corpi innumeri, spicca il salto giusto, e trasvola nel turbine infernale».

Sono parole sconcertanti per la modernità dell’assunto. Esse rispecchiano la follia, che stiamo vivendo: siamo incantati nel vedere il funzionamento di una giostra e tentiamo disperatamente di salirvi, per precipitare solo in un «turbine infernale».

Chi dovesse arrivare alla fine del giro, potrebbe diventare ricco e quindi pagarsi la libertà. Il filosofo puntualizza come la ricchezza non debba essere il fine dell’uomo, che sarebbe poi costretto all’«avarizia». Grazie ai soldi, l’uomo può garantirsi l’agognata libertà per sé e per i propri discendenti, nei quali continuerà a vivere in un’immortalità, che i filosofi chiamano «Spirito», coincidente con la «Storia». Lo Spirito non avrebbe nulla di trascendente, perché legato esclusivamente all’umano, e sarebbe prodotto della ricchezza, che proverrebbe dal lavoro.

«Tutti gli uomini hanno questa aspirazione, tutti gli uomini vogliono diventare proprietari di libertà, di libertà garantita, di libertà trasmissibile».

Purtroppo, spesso l’uomo, al fine di procurarsi l’eternità attraverso il guadagno, e nei figli, inclinerebbe «al delitto, alla perversione, al suicidio», perché temerebbe di non compierla.

Allora, avverrebbero gli atti più atroci, svolti al di fuori del codice morale.

«La libertà è solo un privilegio: ecco perché si manifestano queste perversioni. La società è una fiera: la fortuna è una giostra».

Il desiderio d’eternità sfiora anche chi ricco non lo è, ma egli avrebbe l’assicurazione, perché uomo, partecipe della Storia, identificata con lo Spirito.

«Il privilegio della libertà sussiste perché la società è una fiera, perché è un disordine perenne».

L’uomo così s’innesterebbe in un meccanismo infernale, quale «rotellina della macchina», ingovernabile, irrazionale. Dovrebbe avere il coraggio di porre ordine a questo caotico assembramento di «cavallini e sirene». Come? Attraverso «l’associazione, l’organizzazione», che abbia a cuore il bene comune, per cui si dovrebbe agire sulla proprietà privata riducendola. Questo importante sacrificio sarebbe l’eredità da trasmettere alle future generazioni, poiché l’uomo contemporaneo è fruitore di libertà acquisite in tempi remoti e trasmesse alle generazioni successive: il diritto alla vita, alla libertà individuale, a scegliere dove lavorare, il diritto allo sciopero. Per ottenere questi importanti diritti, Gramsci afferma che gli uomini furono costretti a rinunciare a dei privilegi; ciò che l’uomo contemporaneo sarebbe costretto a fare, per edificare una società migliore, che dia garanzie maggiori di libertà davvero a tutti. Il filosofo vorrebbe che lo Stato fosse proprietario della ricchezza, ma sarebbe necessario il sacrificio degli «egoismi personali», imparare a «lavorare disinteressatamente per l’avvenire che è di tutti, quindi anche tuo e dei tuoi».

Invece, oggi continuano ad essere davvero pochi i ricchi e quindi i liberi.

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ANTONIO GRAMSCI. Scritti politici vol. 01

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«Preoccupazioni» di Antonio Gramsci

https://ale0310.blogspot.com/2021/09/preoccupazioni-di-antonio-gramsci.html

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