La dottrina pelasgica della creazione

La bella Eurinome emerse nuda dal Caos, dividendo il cielo dal mare, e mentre danzava sulle onde si diresse a Sud, avvertendo una presenza alle sue spalle sempre più sensibile: era il vento del Nord, Borea, che strinse tra le mani, fin quando comparve il serpente Ofione, che avvolse la dea fecondandola. Volando sul mare, la gravida prese la forma di una colomba e, quando furono maturi i tempi, depose l’Uovo universale, attorno al quale Ofione si intrecciò per sette volte, perché uscisse tutto ciò che esiste.

Ofione

La coppia si stabilì sul monte Olimpo, ma iniziarono presto i guai, perché il serpente, indisponendo la dea, affermava di essere stato l’artefice della creazione. Eurinome lo colpì violentemente alla bocca, spezzandogli i denti e relegandolo nelle buie caverne sotterranee.

La dea creò le sette potenze planetarie, ponendo un Titano ed una Titanessa a capo di esse: Tia ed Iperione al Sole; Febe e Atlante alla Luna; Dione e Crio a Marte; Meti e Ceo a Mercurio; Temi ed Eurimedonte a Giove; Teti ed Oceano a Venere; Rea e Crono a Saturno.

Secondo lo storico Pausania, il primo uomo ebbe nome Pelasgo, che emerse dal suolo dell’Arcadia, immediatamente seguito dalla comparsa di altri uomini, cui insegnò l’arte di fabbricare le capanne, al fine di trovare riparo, come nutrirsi attraverso le ghiande e cucire le tuniche.

La fabula assume un forte carattere simbolico nello svolgersi della trama.

Il concepimento avvenne attraverso l’unione della Grande Madre col serpente, simbolo di conoscenza, attraverso il sensuale movimento della danza, che smuove il vento, da cui, per opera sempre della donna, assumerà forma il fecondatore. E’ da notare il ruolo assai marginale dell’uomo, che nasce dalle mani e per volontà di una Donna, la quale attraverso questa decisione conferma la supremazia sull’Elemento attivo.

Quando la dea si accorse di essere gravida, sempre attraversando l’Elemento Aria volò tra i punti cardinali, per raggiungere il punto esatto, in cui depositare l’Uovo, che avrebbe contenuto tutto l’universo fisico. Quindi il numero magico, il sette, poiché altrettanti furono i giorni della creazione del Dio ebraico, che coinciderebbero con le sette evoluzioni del serpente attorno all’Uovo.  Eurinome assunse le sembianze di una colomba, animale poi caro a Semiramide e che il Cristianesimo assumerà quale simbolo dello Spirito Santo, riattualizzando l’Elemento Aria quale portatore di una nuova consapevolezza.

Quando tutto fu compiuto, la coppia generatrice si ritirò sul monte Olimpo, dove scoppiarono i guai, perché la superbia di Ofione incattivì a tal punto Eurinome da meritarsi un calcio sui denti e chiudendolo in oscure caverne, dove dovremmo serrare le nostre esuberanze egoiche.

La dea tornò alla sua condizione ancestrale di creatrice, colla costituzione delle sette potenze planetarie, in corrispondenza coi sette pianeti antichi, cui assegnò l’Unità divisa in maschile (Titano) e femminile (Titanessa). Il Sole – Elio presiedeva alla Luce; la Luna – Selene agli incantesimi, alla magia che proviene dalla meditazione; Marte – Ares alla crescita, infatti sarà il signore della guerra, del movimento, che accresce lo stato iniziale; Mercurio – Ermete, messaggero degli Dei, alla saggezza; Giove – Zeus alla giustizia, e sarà infatti colui che inizierà un nuovo ordine tra gli dei di seconda generazione; Venere – Afrodite all’amore; Saturno – Crono alla pace, poiché sappiamo dal racconto mitologico, il suo regno sarebbe corrisposto coll’Età dell’Oro, epoca di pace e concordia tra tutti gli uomini.

L’uomo nasce dall’interno della Terra – Gea, confermando così il nostro eterno legame, nella regione mitica dell’Arcadia, che sarà successivamente richiamata quale luogo purificante e rigenerante, indicante il posto ideale per una conduzione di vita simile alla deità. Quando gli uomini, nel corso dei secoli, richiameranno all’Arcadia, indicheranno così un nuovo inizio, dove l’eccessiva corruzione scaturita dal passar del tempo.

Pelasgo ricorda in parte la figura di Prometeo, figlio del Titano Giapeto, il quale consegnò il Fuoco della conoscenza agli uomini, sottraendolo agli dei, che lo punirono severamente. Egli civilizzò i suoi simili, insegnando loro l’arte del vivere.

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