Vita di Raffaello: La Stanza della Segnatura (prima parte) nel racconto tratto dalla «Descrizione delle immagini dipinto da Raffaello da Urbino» di Giovanni Bellori

Madonna del Baldacchino (Galleria Palatina, Firenze)

Nel 1506, Raffaello realizzò la Madonna del Baldacchino (oggi conservata presso la Galleria Palatina, Firenze) per la Cappella Dei nella basilica di Santo Spirito.

La scuola di Atene

L’artista nel 1508 si trasferì a Roma presso la corte pontificia, regnante Giulio II, per lavorare alla Camera della Segnatura, «quando i teologi accordarono la Filosofia, l’Astrologia e la Teologia, ritrasse “La scuola di Atene”, che disputavano in vari modi. Sono indicati alcuni Astrologi, che hanno facto figure sopra certe tavolette e caratteri in varj modi di Geometria e d’Astrologia; ed a gli Evangelisti le mandano per certi angeli bellissimi. Fra costoro è un Diogene con la sua tazza a giacere in su le scale, figura molto considerata astratta, che per la sua bellezza, e per lo suo abito così acceso, è degna d’essere lodata. Similmente vi è Aristotile e Platone, e l’uno col Timeo in mano e l’altro con l’Etica, dove intorno gli fanno cerchio una grande scuola di filosofi. Né si può esprimere la bellezza di quegli Astrologi e Geometri, che disegnano con le teste in su le tavole moltissime figure e caratteri. Fra i medesimi nella figura d’un giovane di formosa bellezza, il quale apre le braccia per maraviglia, e china la testa, è il ritratto di Federigo II Duca di Mantova, che si trovava allora in Roma. Vi è similmente una figura, che chinata a terra con un pajo di seste in mano, le gira sopra le tavole, le quali dicono essere Bramante architettore, ch’egli non è men desso, che se fosse vivo, tanto è ben ritratto. E a lato a una figura, che volta il di dietro, ed ha una palla del Cielo in mano, è il ritratto di Zoroastro, ed a lato a esso è Raffaello, maestro di quell’opera, ritrattosi da se medesimo nello specchio. Questo è una testa giovane e d’aspetto molto modesto, accompagnato da una piacevole e buona grazia, con la beretta nera in capo. Né si può esprimere la bellezza e la bontà, che si vede nelle teste e figure de’ Vangelisti, a’ quali ha fatto nel viso una certa attenzione ed accuratezza molto naturale e massimamente a quelli che scrivono. E così fece dietro ad un S. Marco, mentre ch’egli cava di quelle tavole, dove sono le figure, i caratteri tenuteli da un Angelo e che le distende sopra un libro, un vecchio che messosi una carta in sul ginocchio, copia tanto quanto S. Matteo distende. E mentre che è attento in quel disaggio, pare ch’egli torca le nascelle e la testa, secondo ch’egli allarga ed allunga la penna. Ed oltra le minuzie delle considerazioni, che son pure assai, vi è il componimento di tutta la storia, che certo è spartito tanto con ordine e misura, ch’egli mostrò veramente un sì fatto saggio di sé, che fece conoscere, ch’egli voleva che, tra coloro che toccavano i pennelli, tenere il campo senza contrasto.

Adornò ancora quell’opera d’una prospettiva e di molte figure, finite con tanta delicata e dolce maniera, che fu cagione che Papa Giulio facesse buttare a terra tutte le storie degli altri maestri, e vecchi e moderni, e che Raffaello solo fosse il vanto di tutte le fatiche, che in tali opere fossero state fatte fino a quell’ora. E se bene l’opera di Sodoma da Vercelli, la quale era sopra la storia di Raffaello, si doveva per commissione del Papa gettare per terra, volle nondimeno Raffaello servirsi del partimento di quella e delle grottesche, e dov’erano alcuni tondi, che son quattro, fece  per ciascuno una figura del significato delle storie di sotto, volte da quella banda dov’era la storia.

Teologia
Poesia
La Giustizia
La Filosofia
L’Astrologia

A quella prima, dov’egli aveva dipinto la Filosofia, e l’Astrologia, la Giustizia e la Poesia, che si accordano con la Teologia, v’è una femina fatta per la cognitione delle cose, la quale siede in una sedia, che ha per reggimento da ogni banda una Dea Cibele, con quelle tante poppe che da gli Antichi era figurata Diana Polimaste e la veste sua è di quattro colori, figurati per gli elementi dalla testa ingiù v’è il color del fuoco, e sotto la cintura quel dell’aria, dalla natura al ginocchio è il color della terra, e dal resto per fino a’ piedi è il colore dell’acqua; e così l’accompagnano alcuni putti veramente bellissimi. In un altro tondo volto verso la finestra, che guarda in Belvedere, è finta la Poesia, la quale è in persona di Polimnia coronata di lauro, e tiene un suono antico in una mano ed un libro nell’altra, e sopraposte le gambe; e con aria, e bellezza di viso immortale sta elevata con gli occhi al Cielo, accompagnandola due putti, che sono vivaci e pronti e che insieme con ella fanno varj componimenti e con l’altre. E da questa banda vi fece poi sopra la già detta finestra il monte di Parnaso. Nell’altro tondo, che è sito sopra la storia, dove i Santi Dottori ordinano la Messa, è una Teologia con libri ed altre cose attorno, co’ medesimi putti, non men bella che gli altri. E sopra l’altra finestra, che volta nel cortile, fece nell’altro tondo una Giustizia, con le sue bilancie e la spada inalborata co’ medesimi putti, che all’altre di somma bellezza per avere egli nella storia di sotto della faccia fatto, come si fanno le leggi civili e le canoniche come a suo luogo diremo. E così nella volta medesima in su le cantonate de’ peducci di quella, fece quattro storie disegnate e colorite con una gran diligenza, ma di figure di non molta grandezza, in una delle quali, verso la Teologia, fece il peccar d’Adamo e Eva, lavorato con leggiadrissima maniera il mangiare del pomo ed in quella dov’è l’Astrologia, vi è ella medesima, che pone le stelle fisse e l’erranti a’ luoghi loro.

Apollo e Marsia
Il giudizio di Salomone

Nell’altra per del monte di Parnaso, è Marsia, fatto scorticare a un albero da Apollo. E di verso la storia, dove si danno i decretali e il giudicio di Salomone, quando egli vuol far dividere il fanciullo. Le quali quattro storie sono tutte piene di senso e d’affetto, e lavorate con disegno buonissimo e di colorito vago e graziato.

Il Monte Parnaso

Ma finita ormai la volta, cioè il Cielo di quella stanza, resta che noi raccontiamo quello che fece faccia per faccia a pie’ delle cose dette di sopra. Nella facciata dunque di verso Belvedere dov’è il monte Parnaso ed il fonte di Elicona, fece intorno a quel monte una selva ombrosissima di lauri, ne’ quali si conosce, per la loro verdezza, quasi il tremolare delle foglie, per l’aere dolcissime e nell’aria una infinità d’Amori ignudi con bellissime arie di viso, che colgono rami di lauro e ne fanno ghirlande, e quelle spargono e gettano per il monte, nel qual pare che spiri veramente un stato di divinità nella bellezza delle figure e della nobiltà di quella Pittura, la quale fa maravigliare chi intensissimamente la considera come possa ingegno umano con l’imperfezione di semplici colori  ridurre con l’eccellenza del disegno le cose di Pittura a parere vive, si come sono anco vivissimi que’ Poeti che ci veggono sparsi per il monte, chi ritti, chi a sedere, a chi scrivendo, altri ragionando ed altri cantando o favoleggiando insieme a quattro, a sei, secondo gli è parso di scompartirli. Sonovi ritratti di naturale tutti i più famosi ed antichi e moderni Poeti, che furono e ch’erano fino al suo tempo, i quali furono cavati parte da statue, parte da medaglie e molti da Pitture vecchie, ed ancora di naturale. mentre ch’erano vivi da lui medesimo.

Per cominciare da un capo quivi è Ovidio, Virgilio, Ennio, Tibullo e Catullo, Propertio ed Omero, che cieco con la testa elevata, cantando versi, ha a’ piedi uno, che gli scrive. Vi sono poi tutte in un gruppo le nove Muse ed Apollo con tanta bellezza d’arte e divinità nelle figure che grazia e vita spirano ne’ fiati loro. Vi è la dotta Saffo ed il divinissimo Dante, il leggiadro Petrarca e l’amoroso Boccaccio, che vivi sono; il Tibaldeo similmente, e insieme ad altri moderni, la quale istoria fatta con molta grazia e finita con diligenza.

La disputa del Sacramento

Fece in un’altra parete un Cielo con Cristo e la Nostra Donna, San Giovanni Battista, gli Apostoli e gli Evangelici e Martiri su le nuvole con Dio Padre, che sopra tutti manda lo Spirito Santo e massimamente sopra un numero infinito di Santi, che sottoscrivono la Messa e sopra l’Ostia, che sull’Altare, disputano. Fra i quali sono i quattro Dottori della Chiesa, che intorno hanno infiniti Santi. Vi è Domenico, Francesco, Tomaso d’Aquino, Buonaventura, Scoto, Nicolò di Lira, Dante, F. Girolamo Savonarola di Ferrara e tutti i Teologi Cristiani ed infiniti ritratti di naturale. Ed in aria sono quattro fanciulli, che tengono aperti gli Evangeli, dalle quali figure non potrebbe Pittore alcuno formar cosa più leggiadra, nè di maggior perfezione. Avvenga che nell’aria ed in cerchio sono figurati que’ Santi a ledere che nel vero, oltre al parer vivi di colori, scortano di maniera e sfumarono che non altrimenti farebbono se fossero di rilievo oltre, che sono vestiti diversamente con bellissime pieghe di panai e l’arte delle teste più celesti che umane, come si vede in quella di Cristo, la quale mostra quella clemenza e quella pietà, che può mostrare a gli uomini mortali divinità di cosa dipinta. Con ciò fosse che Raffaello ebbe questo dono dalla natura di far l’arte sue delle teste dolcissime e graziosissime, come ancora ne fa fede la Nostra Donna, che messesi le mani al petto, guardando e contemplando il Figliuolo, pare che non possa dinegar grazia senza ch’egli riservò un decoro certo bellissimo, mostrando nell’arte de’ Santi Patriarchi l’antichità, negli Apostoli la semplicità e ne’ Martiri la fede.

Ma molto più arte ed ingegno mostrò ne’ Santi Dottori Cristiani i quali a sei, a tre ed a due disputando per la storia, si vede nelle ciere loro una certa curiosità ed un affanno nel voler trovare il certo di quel che stanno in dubbiosi facendone segno col disputar con le mani e col far certi atti con la persona con attenzione degli orecchi, con l’increspare delle ciglia e con lo stupore in molte diverse maniere, certo variate e proprie, salvo che i quattro Dottori della Chiesa, che illuminati dallo Spirito Santo, snodano e risolvono con le Scritture Sacre tutte le cose degli Evangeli, che sostengono que’ putti, che gli vanno in mano volando per l’aria.

Fece nell’altra faccia, dov’è l’altra finestra, da una parte Giustiniano, che da le leggi a i Dottori, che le correggano e sopra la Temperanza, la Fortezza e la Prudenza. Dall’altra parte fece il Papa, che dà le decretali canoniche ed in detto Papa ritrasse Papa Giuio di naturale, Giovanni Cardinale de’ Medici assistente, che fu Papa Leone, Antonio Cardinale di Monte, ed Alessandro Farnese cardinale , che fu poi Papa Paolo III con altri ritratti.

Restò il Papa di quest’opera molto soddisfatto».

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