Brevi note su la «Sinfonia di Salmi» di Igor Stravinskij

Nel Chroniques de ma vie, Igor Stravinskij illustrò le origini e le circostanze delle sue creazioni.

Nel 1930, la Boston Symphony Orchestra commissionò ai maggiori musicisti viventi delle composizioni in occasione del suo cinquantennale. Da diverso tempo, Stravinskij desiderava «scrivere un’opera sinfonica di una certa ampiezza – verificata – da una semplice successione di pezzi di carattere diverso», lontano dalla forma classica della Sinfonia e dall’organicità della Suite. «Volendo creare un’opera di grande sviluppo contrappuntistico», desiderava unire all’orchestra il coro, considerati sul medesimo piano, «senza alcun predominio dell’uno sull’altro – come – i vecchi maestri della musica contrappuntistica – i quali non riducevano – la parte dei cori ad un canto omofono, né quella degli strumenti a un accompagnamento». Nella concezione compositiva di Stravinskij, l’uso di un testo avrebbe contagiato psicologicamente l’espressione, a discapito della creazione oggettiva, che la musica avrebbe sempre dovuto serbare. «Quanto alle parole, le cercai in testi creati in modo particolare per essere cantati. Va da sé che la prima idea che mi venne in mente fu di ricorrere al Salterio».

Tra i lavori neo – classici, piuttosto incorporati negli stili del passato, la Sinfonia di Salmi risulta molto distante per concezione compositiva ed assai relativa a Petruška o Les noces. Il musicista rivela a se stesso così il suo lato più intimo e delicato: la fede religiosa, laddove tacciono le spinte egoistiche ed i movimenti fisici. La sua religiosità si esprime fedele alle icone bizantine dell’antica pittura russa, laddove la fede supera l’umano; e la voce umana con quella orchestrale si mescola come il fondo oro, che penetra talvolta nel colore della figura rappresentata, per sostanziarlo di una realtà ultraterrena. L’oro degli alchimisti, il completamento della Grande Opera, la divinizzazione dell’essere, ormai dimentico da ogni contaminazione saturnina.

Con la Sinfonia di Salmi, l’autore sembra risalire al Principio, al momento precedente la barbaria umana, la natura selvaggia e l’incontaminata purezza del ritmo e della materia sonora, nella multiforme saggezza formale della tradizione europea.

Stravinskij si allontana dall’uso dell’ironia e del sarcasmo, rifugiandosi in una scrittura assai complessa, dedicata a molti strumenti a fiato per sonorità dense, magmatiche. A volte, la scrittura contrappuntistica si rivela di così alta e densa complessità, che induce l’ascoltatore a perderne il filo della riconoscibilità melodica, seppur si manifesti coma  una delle opere dello Stravinskij, in cui si riveli un prodigio quasi mostruoso nel dominio delle sonorità. La composizione scandaglia l’animo dell’uomo, toccando quei segreti irrivelati, portandoli alla superficie della propria coscienza, sconvolgendo così il luogo più riposto e mai illuminato dalla luce della costituzione umana.

La Sinfonia consta di tre movimenti su testo del Salmo XXXVIII (versi 13 e 14), Salmo XXXIX (versi, 2 – 4), e l’intero Salmo CL, nei quali si definisce l’atto di supplica, di speranza e di lode. Ogni pezzo è legato da piccole cellule germinali.

Il Preludio si apre col secco accordo in minore più volte reiterato tra un movimento di quartine di semicrome di oboi e fagotti; i violoncelli anticipano il tema poi affidato ai contralti, che si muove nell’ambito del semitono, mentre le altre sezioni corali s’incaricheranno di svolgere la linea melodica. Il Preludio si conclude coll’accordo di sol maggiore, preceduto da una mirabile progressione armonica.

Segue la doppia fuga, assai complessa, in cui il soggetto è affidato all’oboe e ripreso dai quattro flauti separati, quindi al Coro, l’autore affida un nuovo soggetto per una nuova fuga.

Nell’Allegro finale, l’introduzione termina sulle parole Dominum, sull’accordo di do maggiore, che conduce presso un interludio orchestrale dinamico, su cui s’innestano un lontano passaggio di fanfare. Si libera finalmente l’inventiva ritmica seppur contenuta, come un esorcismo per lo spirito dall’incubo, in cui l’aveva costretto l’episodio precedente. Ancora un accordo di do maggiore, dopo accordi aspri e dissonanti, che apre l’ingresso del coro, il quale canta le lodi a Dio, in una crescente giubilazione sonora.

Ancora una riesposizione dell’episodio orchestrale stavolta variato, sopra una reiterazione ritmica del timpano e della percussione, dell’arpa e dei pianoforti, nel lento moto delle voci corali, che tralucidano l’estasi mistica di trasognata e cullante dolcezza delle ultime sovrumane visioni del Paradiso dantesco.

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