L’evirazione di Urano

Urano generò i Titani con Gea, dopo aver rinchiuso i Ciclopi, figli ribelli, nel Tartaro. Madre Terra convinse i Titani a ribellarsi contro il padre, così Crono, il responsabile dei sette, armato di un falcetto, lo evirò, afferrandogli i genitali con la mano sinistra, che d’allora avrebbe rappresentato la sfortuna. Gettò i genitali in mare, cosicché delle gocce di sangue caddero sulla terra, generando tre terribili Erinni: Aletto, Megera e Tisifone, che avrebbero punito i parricidi e gli spergiuri, e le Ninfe del frassino.

I Titani liberarono i Ciclopi, affidando a Crono il dominio, il quale, appena salito al potere, imprigionò i fratelli nuovamente nel Tartaro con i Centimani. Quindi, prese in sposa la sorella Rea e governò sull’Elide.

Nel racconto mitologico ittita, Kumarbi (Crono) evira con un morso il padre Anu (Urano), inghiottendo parte dello sperma e depositando il resto sul monte Kansura, perché si generi la dea dell’amore. Kumarbi genera poi un figlio, estrattogli dalla coscia (così come Dioniso da Zeus), destinato a guidare il carro del temporale, trainato da un toro

La castrazione del dio avrebbe origine urrita, i cui soldati si recavano in guerra armati anche di un falcetto, con cui eviravano i nemici.

Crono fu identificato col tempo, che inesorabilmente avanza, dipinto con un corvo (da Chronos, in latino cornix) al fianco, come Apollo, Asclepio; era ritenuto un uccello oracolante e si supponeva che ospitasse l’anima del re, dopo la sua morte.

Le Erinni sarebbero la manifestazione triplice dell’Unità. Durante la celebrazione del sacrificio del re, perché il raccolto fosse abbondante, le sacerdotesse indossavano delle maschere minacciose, per spaventare ed allontanare i profani. I genitali del defunto sovrano erano gettati in mare, perché in segno di prolificazione per i pesci.

Le ninfe del Frassino sono le tre furie, che si manifestano benignamente; all’albero era consacrato il re. Le tre Norme o Parche amministravano la giustizia all’ombra di un frassino.

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