Vita di Raffaello: «La Trasfigurazione di Cristo»  nel racconto tratto dalla «Descrizione delle immagini dipinto da Raffaello da Urbino» di Giovanni Bellori

Raffaello fu sempre attratto dalle donne, verso cui si mostrò amoroso e particolarmente «presto ai servigj loro», spesso ritardando i lavori, che gli erano stati commissionati, al punto tale che «Agostino Chigi, amico suo caro, onde facendogli dipingere nel Palazzo suo la prima loggia, Raffaello non poteva molto attendere a lavorare, per l’amore, che portava ad una sua donna, per il che Agostino si disperava sì forte, che per via d’ altri e da sé, e di mezzi ancora operò, sì che a pena ottenne che questa sua donna venne a stare in casa continuamente, in quella parte dove Raffaello lavorava, il che fu cagione che il lavoro venisse a fine. Fece in questa opera tutti i cartoni e molte figure colorì di sua mano a fresco.

Concilio degli Dei (Villa Farnesina, Roma)

E nella volta fece il concilio degli Dei in Cielo, dove si veggono nelle loro forme molti abiti e lineamenti cavati dall’antico, con bellissima grazia e disegno espressi.

Amore e Psiche (Villa Farnesina, Roma)

Così fece le nozze di Psiche con ministri, che servono Giove,e le Grazie, che spargono i fiori per la tavola, ene’ peducci della volta fece molte storie, fra le quali in una è Mercurio col flauto, che volando,par che scenda dal Cielo.

Mercurio con il flauto (Villa Farnesina, Roma)

In un’altra Giove con gravità celeste, che bacia Ganimede, e così disotto nell’altra il carro di Venere, e le Grazie che con Mercurio tirano al Cielo Psiche, e molte altre storie poetiche ne gli altri peducci. E negli spicchi della volta, sopra gli archi fra peduccio e peduccio, sono molti putti, che scortano bellissimi, i quali volando portano tutti gli strumenti degli Dei: di Giove il fulmine e le saette, di Marte gli elmi, le spade e le targhe; di Vulcano i martelli, di Ercole la clava e la pelle del Leone, di Mercurio il Caduceo; di Pan la zampogna, di Vertunno i rastri delli Agricoltori».

Giove con Ganimede (Villa Farnesina, Roma)

Assegnò a Giovanni da Udine delle storie, in cui disegnò mirabilmente della frutta, mentre si dedicò alle architetture delle Stalle del Chigi e, nella chiesa di Santa Maria del Popolo, la cappella Chigi, dove realizzò una «maravigliosa sepoltura».

Leone X (1475 – 1521)

La fama, di cui era avvolto Raffaello, convinse Leone X ad incaricarlo di dipingere nelle Stanze vaticane «La battaglia di Costantino». L’opera fu «miracolosamente condotta,  che reca maraviglia il vederla ed il pensare come sia possibile avere stilato i capelli e le barbe, e dato morbidezza alle carni, opera certo piuttosto di miracolo che di artificio, perché in essa sono acque, animali, casamenti e talmente ben fatti che non tessuti, ma pajono veramente fatti col pennello».

Raffaello fu retribuito per ben settemila scudi.

San Giovannino (Uffizi, Firenze)

Nel 1519, realizzò, per il cardinal Colonna, «San Giovannino», che avrebbe poi donato in compenso a Jacopo da Carpi, per avergli salvato la vita.

Nel 1520, consegnò al cardinale Giulio De Medici, la «Trasfigurazione di Cristo», «dove si vede condotto un giovanetto spiritato, acciocché Cristo stesso dal monte lo liberi, il quale giovanetto mentre che con attitudine scontorta si propende gridando, e stralunando gli occhi, mostra il suo patire dentro nella carne, nelle vene e ne’ polsi, contaminati dalla malignità dello spirito, e con pallida incarnazione fa quel gesto forzuto e pauroso. Questa figura sostiene un vecchio, che abbracciatolo e preso animo fatto gli occhi tondi con la luce in mezzo, mostra con l’alzare le ciglia ed increspar la fronte, in un tempo medesimo, e forza e paura. Pure mirando gli Apostoli, pare, che spirando in loro, faccia animo a se stesso. Vi è una femina fra molte, la quale è principale figura di quella tavola, che inginocchiata dinanzi a quelli, voltando la testa loro e con l’atto delle braccia verso lo spirito, mostra la miseria di colui, oltra che gli Apostoli, chi ritto e chi a sedere ed altri ginocchioni mostrano avere grandissima compassione di tanta disgrazia. E nel vero egli vi fece figure e teste, oltre la bellezza straordinaria, che li fa giudicio commune dagli artefici, che quest’opera fra tante , quant’egli ne fece sia la più celebrata, la più bella e la più divina . Avvenga che chi vuol conoscere e mostrare in pittura Cristo trasfigurato alla divinità, lo guardi in quest’opera, nella quale egli lo fece sopra questo monte, diminuito in un’aria lucida con Mosè ed Elia, che alluminati danno chiarezza di splendore, si fanno vivi nel lume suo. Sono in terra prostrati Pietro, Giacomo e Giovanni in varie e belle attitudini; chi ha a terra il capo chi con fare ombra, a gli occhi con le mani, si difende da i raggi e dalla immensa luce dello splendore di Cristo, il quale vestito di color di neve, pare che, aprendo le braccia ed alzando la testa, mostri la essenza e la deità di tutte tre le persone unitamente ristrette nella perfezzione dell’arte di Raffaello, il quale pare che tanto si restrignesse con la virtù sua, per mostrare lo sforzo ed il valor dell’arte nel volto di Cristo, che finitolo come ultima cosa, che a fare avesse, non toccò più pennelli, sopraggiugnendoli la morte».

Trasfigurazione di Cristo (Pinacoteca Vaticana)

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