L’«Amor impudico» tratto dall’«Iconologia» di Cesare Ripa

L’«Amor impudico» si fingerà in un giovane nudo con le ali legate e i capelli inanellati. Avrà una benda sugli occhi su di un viso rubicondo e dal color del fuoco. Dagli omeri, sarà ben visibile sul fianco una faretra ripiena di saette, appesa ad una benda di rose e spine. Nella mano sinistra, stringerà un serpente colla testa verso la terra; mentre colla destra recherà una face accesa. Egli è guidato da un fanciullo cieco, che tiene un cuore in mano, attraverso dei precipizi e delle vie assai scoscese. La coppia è seguita da una lepre, che insegue un cane.

Si deve distinguere la qualità dell’amore: quello rivolto a Dio, alla propria anima, al prossimo si dichiara onesto e plausibile, perché contemplerebbe le cose belle e mortali.

Giovan Battista Guarini (1538 – 1612)

Quando ci realizziamo quali ribelli a Dio, tiranni di noi stessi e nemici del prossimo, allora l’amore è impudico, di cui Giovan Battista Guarini scrisse:

Come il gelo alle piante, ai fior l’arsura,

La grandine alle spiche, ai semi il verme,

Le reti ai cervi, ed agli augelli il visco,

Così il nemico all’uom fu sempre amore.

(Pastor fido. Atto primo. Scena quinta)

Si dipinge un giovane nudo, poiché a quell’età signoreggia la malnata passione. Egli è nudo, per dimostrare la sfrontatezza dell’impudico, il quale si mostra bendato, poiché avrebbe perso il lume della ragione e quindi procede ciecamente. I capelli inanellati è simbolo dell’incontinenza e della mollezza. Il volto rubicondo e rosso rivelerebbe l’effetto dell’amore, che paia bollire nelle vene, stimolando il corpo verso atti impuri. Le frecce, contenute nella faretra, simboleggiano la velocità, con cui l’amore penetra nel cuore degli uomini, mentre le rose rappresenterebbero l’apparente soavità dei piaceri, le spine invece le pene.

La serpe avrebbe la testa volta verso la terra, perché essa è rappresentazione del piacere disonesto, così come il guardare la terra indichi la realtà dell’amore impudico rivolto all’impurità anziché alla chiarezza del cielo.

La face rappresenterebbe la luce dell’amore, che, ardendo nel corpo dell’uomo, mirerebbe a distruggerlo, minandone la forza.

Le ali sono legate, per denotare lo sregolato affetto per le cose terrene, che priverebbe l’uomo dalla capacità di guardare verso la condizione celeste.

Il giovane è guidato da un fanciullo cieco, poiché l’amore si lascerebbe guidare dal senso, che gli provocherà tanti incidenti lungo il percorso.

Il cuore trascinato indicherebbe l’immersione nella telluricità.

La lepre, simbolo dell’amore irrazionale, inseguirebbe un cane, che significherebbe l’azione dei disonesti amatori.

FATTO STORICO PROFANO

Il giovane Veleslao, nobile praghese, era innamorato di una fanciulla ebrea, figlia di un ricchissimo usuraio.  Al fine di vedere la sua bella, riuscì ad introdursi in casa, mercanteggiando col padre, il quale cadde vittima di una brutta malattia. Un giorno, Veleslao, accompagnato da alcuni amici, si recò a render visita, per sincerarsi delle reali condizioni del malato. Quando fu il momento di congedarsi, finse di lasciare la casa, nascondendosi coi suoi sodali in una stanzetta. Nel mentre la ragazza passò, fu presa e trascinata con la forza, per usarle violenza ed, al fine di soffocare le urla, la strangolò. Quando il genitore fu ristabilito e resosi conto dell’accaduto, finse d’ignorare agli occhi della nobiltà, quindi corruppe un servo di Veleslao, per ucciderlo. Compiuto l’atto, l’uomo fu presto scoperto, suscitando lo sdegno della società e causò l’improvvisa rivolta contro gli Ebrei, i quali difesero l’uomo e così minacciarono il ricorso alle armi. I nobili furono sconfitti nello scontro, cosicché gli Ebrei si portarono dal re della città, perché usasse clemenza nei riguardi del partigiano. Ciò irritò notevolmente la classe nobiliare, che ideò una congiura, affidata ad un certo Sibonio, famoso per il coraggio, promettendo al figlio del re, Primislao, la corona. Sibonio cadde prigioniero delle truppe regali e, dopo essere stato a lungo torturato, confessò il nome dei congiurati, che furono subito arrestati. Furono quindi raggiunti nelle celle da alcuni emissari, che consegnarono del pesce senza testa e minuziosamente tagliuzzato all’interno di un piatto. Furono quindi giustiziati, così cessarono i tumulti originati dalla sfrenata sensualità di un amore impudico (Giovanni Felice Astolfi, Officina storica).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close