Il mito di Osiride

Dopo aver celebrato il matrimonio con Iside, Osiride offrì molte cure al popolo degli Egiziani, perché fossero felici, insegnando l’arte dell’agricoltura, in particolare la coltivazione della vite e dell’ulivo, fornendo loro un codice legislativo per ben regolare il vivere civile.

Toth

Non tralasciò d’insegnare la scrittura, invenzione del dio Toth e ordinò che tutti i sudditi fossero devoti verso gli dei.

Iside ordinò che s’edificasse un magnificente tempio in onore dei genitori, Giove e Giunone; quindi fece erigere due piccoli delubri dedicati a Giove celeste ed a Giove terrestre o Ammone. Ogni deità ebbe così il suo tempio e dei sacerdoti, che avrebbero redatto i rituali da compiersi, secondo la volontà di Toth – Ermete, il quale inventò oltremodo la musica, l’astrologia, la medicina, l’arte dei metalli e dispose che il tono acuto della voce umana simboleggiasse l’estate, il grave l’inverno, mentre il medio la Primavera.

Appena fu ordinata l’intera vita spirituale e sociale degli abitanti dell’Egitto, Osiride ordinò di estendere a tutto il mondo conosciuto le sue leggi, perché si trasformasse in un giardino dell’eterna primavera. Affidò pro tempore la reggenza del regno alla moglie Osiride, affiancata da Toth – Mercurio, mentre Ercole fu nominato sovrintendente delle provincie. Al fine di rendere meno disagevole il governo del reame, lo divise in più governatorati:  la Fenicia fu affidata a Busiride, che si dimostrerà uno dei re più sanguinari; la Libia e l’Etiopia ad Anteo.

Anubi

Egli stesso quindi si pose a capo di un esercito, accompagnato dal fratello Apollo, inventore dell’alloro, e dei figli Anubi, che aveva per insegne un cane, e Macedone, che aveva scelto il lupo per simbolo. Fu affidato l’incarico d’insegnare la coltivazione della vite a Marone, ed a Trittolemo quella del grano. Diversi musici e danzatori si aggregarono alla spedizione, sotto la guida di Apollo.

L’operazione si rivelò subito efficace, poiché ogni popolo accettò di buon grado, e senza ricorrere alla sopraffazione, le proposte di Osiride.

Intanto, il Nilo inondò la maggior parte delle terre, cosicché l’intervento fortuito di Ercole evitò che il governatore, Prometeo, disperato perché dichiaratosi incapace di risolvere l’angoscioso evento, si uccidesse. Le acque del Nilo furono reintrodotte all’interno del suo letto.

Osiride si trovava in Etiopia, quando il fiume minacciava di straripare, così ordinò che si costruissero delle imponenti dighe, le quali riuscirono a trattenere la maggior parte delle acque. L’Etiopia rappresenterebbe la fase della nigredo alchemica, chiave dell’Arte ermetica, poiché dopo averla varcata, l’uomo sarebbe arrivato all’albedo, ed ancora vivendo la trasmigrazione verso la Persia, si sarebbe manifestato la rubedo.

L’esercito arrivò in India attraverso l’Arabia, quindi tornò in Europa, dove piantò l’edera. Passando per la Tracia, uccise il re barbaro Licurgo, perché si era opposto al suo transito, insediando sul trono il figlio, Marone, dedicando invece a Macedone il regno della Macedonia, ed a Trittolemo l’Attica, dove avrebbe insegnato l’agricoltura.

Attraversando il Mar Rosso, rimpatriò osannato dal suo popolo.

Quando passò nelle Valli Celesti, Iside e Mercurio gli decretarono solenni onorificenze, istituendo un culto a lui dedicato.

Plutarco scrisse a proposito della morte di Osiride, che il fratello Tifone lo invitò ad un banchetto e quindi, alla fine del pranzo, introdusse un magnifico cofano assai prezioso, chiedendo ai convitati a sdraiarsi all’interno, promettendo di regalarlo a colui che si fosse adagiato comodamente. Quando fu la volta di Osiride, scattò repentina la congiura, ed egli vi trovò la morte; quindi il sarcofago fu gettato nelle acque del Nilo.

Iside, appresa la terribile notizia, si pose in cerca del corpo di Osiride e, saputo che si trovasse in Fenicia, si portò in quella regione, per porsi al servizio del re Astarte. Riuscì a rinvenire il corpo ed ottenne il permesso di portarlo con sé in Egitto. Giunse la notizia a Tifone, che organizzò una spedizione, per rapire il corpo. Dopo essersi impadronito del corpo, ordinò ai suoi complici di distribuire le parti mozzate in diverse regioni del regno. Iside allora si dedicò con cura al recupero di ogni singolo pezzo e ricompose dignitosamente la salma, che fu interrata ad Abido, città ad occidente del Nilo. Quindi ordinò al figlio di Horus di far strage dello zio Tifone e dei suoi complici.

Anche in questa leggenda, potremmo trarre un’interpretazione alchemica; poiché il sarcofago rappresenterebbe il Vaso filosofico sigillato ermeticamente, in cui è contenuta la dissoluzione della materia. Gli assassini interpreterebbero gli agenti dell’atto dissolutivo; così la successiva dispersione del corpo primitivo configurerebbe la volatizzazione dell’oro filosofico, mentre il ritrovamento la fissazione. Iside è la Terra, la quale attirerebbe le parti volatizzate; ed ella, alla sua morte, si sarebbe riunita al suo sposo, perché la materia dissolta, finalmente si coaguli fissandosi

Molto composita la genealogia del dio.

Per giustificare la nascita da Saturno, Osiride fu associato dai Filosofi all’opera alchemica, la quale è composta di due sostanze: fissa e mobile, terra e acqua, maschio e femmina, dalla cui unione nasce il figlio, che racchiude in sé le sostanze genitoriali. La materia così ottenuta è posta nel vaso di Vulcano, perché si dissolva putrefacendosi, diventando di color nero: essa rappresenterà il Saturno dei Filosofi, figlio di Vulcano. Il colore scomparirà, lasciando sostanza al bianco ed al rosso; la materia si fissa, formando il fuoco nascosto di Osiride, giustificando Saturno quale padre del dio.

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