Giuseppe Verdi: da «I copialettere»: Del canto e dei cantanti

Il 23 novembre 1848, Giuseppe Verdi scrisse al librettista Salvadore Cammarano, che gli stava apprestando il libretto per La battaglia di Legnano. Alla fine della lettera, il Maestro dedicò poche ma precise righe a proposito delle qualità riservate alla cantante, che avrebbe dovuto impersonare Lady Macbeth. Esse sono assai precise e puntuali nell’ammettere che il cantante sia sempre e solo interprete; che la voce non è altro che un mezzo a servizio dell’interpretazione. E ciò dovrebbe finalmente far tacere chi si lamenta dalla presunta o reale grandezza delle voci dei cantanti lirici contemporanei, considerati inadatti a certi repertori. Il bravo cantante non è colui che emette suoni, provocando la rottura dei lampadari, non è colui che tiene per un quarto d’ora l’acuto, mentre il pubblico si scioglie in un applauso senza fine tra urla ed approvazioni. Ciò sarebbe una concezione bassamente edonistica del teatro lirico, il quale fu concepito (sin dai padri fondatori) quale unione perfetta tra parola e suono, laddove la melodia tendesse ad esaltare il significato del testo. Il Maestro poi fornisce delle precise ed inequivocabili indicazioni per la messa in scena, e da ciò potremmo chiaramente dedurre come tutti gl’interpreti debbano porsi onestamente al servizio della volontà del Compositore, realizzandola attraverso il canto, il significato del libretto e la rappresentazione scenica. Chissà se il Maestro, nascosto tra il pubblico d’oggigiorno, assistesse ad una rappresentazione delle sue opere cosa penserebbe delle stravaganti idee di alcuni rinomati registi?

 Il teatro come rappresentazione degl’immortali sentimenti umani, attraverso la voce dell’interprete, mediatore tra Cielo e Terra.

Parigi, 23 Novembre 1848.

Eugenia Tadolini (1808 – 1872)
Salvador Cammarano (1801 – 1852)

Caro Cammarano,

So che state concertando il Macbeth, e siccome è una Opera a cui m’interesso più che alle altre, così permettete che ve ne dica alcune parole. Si è data alla Tadolini1 la parte di Lady Macbeth, ed io resto sorpreso come Ella abbia accondisceso fare questa parte. Voi sapete quanta stima ho della Tadolini, ed Ella stessa lo sa; ma nell’interesse comune io credo necessario farvi alcune riflessioni.

La Tadolini ha troppo grandi qualità per fare quella parte!

Vi parrà questo un assurdo forse!!…. La Tadolini ha una figura bella e buona, ed io vorrei Lady Macbeth brutta e cattiva. La Tadolini canta alla perfezione; ed io vorrei che Lady non cantasse. La Tadolini ha una voce stupenda, chiara, limpida, potente; ed io vorrei in Lady una voce aspra, soffocata, cupa. La voce della Tadolini ha dell’angelico; la voce di Lady vorrei che avesse del diabolico.

Saverio Mercadante (1795 – 1870)

Sottomettete queste riflessioni all’Impresa, al Mo Mercadante, che egli più delli altri approverà queste mie idee, alla Tadolini stessa, poi fate nella vostra saggezza quello che stimate meglio.

Avvertite che i pezzi principali dell’Opera sono due: il Duetto fra Lady ed il marito ed il Sonnambulismo: Se questi pezzi si perdono, l’Opera è a terra; e questi pezzi non si devono assolutamente cantare: bisogna agirli, e declamarli con una voce ben cupa e velata, senza di ciò non vi può essere effetto.

L’orchestra colle sordine.

La scena estremamente scura. — Nel terzo Atto le apparizioni del re (io l’ho visto a Londra) si devono fare dietro un foro nella scena, con avanti un velo non spesso, cenerino.

Il re devono essere non fantocci, ma otto uomini in carne ed ossa; il piano su cui devono passare deve essere come una montagnuola, e che si veda ben distintamente montare e discendere. La scena dovrà essere perfettamente scura, specialmente quando la caldaja sparisce, e soltanto chiara ove passano i re. La musica che è sotto il palcoscenico dovrà essere (per il gran Teatro di S. Carlo) rinforzata, ma badate bene non vi siano né trombe né tromboni. Il suono deve apparir lontano e muto quindi dovrà essere composta di clarini bassi, fagotti, contrafagotti e nient’altro. — Addio, addio! Sempre Vos. Aff.

GIUSEPPE VERDI

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(1) Eugenia Tadolini (1808 – 1872)

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