L’«Apostasia» dall’«Iconologia» di Cesare Ripa

L’«Apostasia» si finge con una donna dai capelli rossi, gli occhi piccoli e concavi ed il naso corto; indossa un abito lungo, che ha squarciato, al fine di svestirsi. Con la mano destra, è intenta a togliersi dal capo una corona di palma, per gettarla a terra. Ella è in atto di camminare con passo ineguale e timoroso, calpestando un tralcio di vite.

Torquato Tasso (1544 – 1595)

L’Apostasia, lemma di derivazione greca, è un atto in cui si rinnega la propria condizione di uomo di fede e di religione. Anticamente era, appunto, rappresentata con una figura femminile, poiché, secondo i versi di Torquato Tasso, tratti dall’Aminta (atto I, scena II):

Femmina, cosa mobil per natura

Più che fraschetta al vento, e più che cima

Di pieghevole spica.

I capelli rossi testimonierebbero il mancato voto alle promesse fatte, secondo l’indagine di Monsignor Giovanni Ingegneri nella Fisionomia naturale.

Gli occhi piccoli e concavi sarebbero distintivi dell’uomo malvagio e traditore, mentre il naso denoterebbe la mutabilità del parere a causa dell’incostanza di giudizio.

Indosserebbe un abito lungo squarciato, per indicare l’antica purezza della religione, dissacrata con il laceramento della veste.

Si starebbe spogliando della corona di palma, al fine di gettarla a terra in disprezzo e privazione della propria dignità.

Camminerebbe con passo incerto, per dimostrarsi sconcertata, incostante e lacerata dal rimorso. Calpesterebbe la vite quale simbolo di Cristo, Ego sum vitis vera et vos palmites (Giovanni 15, 5). Origene spiegò che il tralcio (l’uomo) congiunto alla vite (Cristo) non sarebbe mai stato piegato o spezzato dalle tempeste della vita.

FATTO STORICO SACRO

Giuliano l’Apostata all’inizio fu seguace di Cristo, per poi distaccarsi e perseguitare i cristiani, ai quali propose in cambio anche la promessa di una sicura carriera all’interno dell’amministrazione, perché – come lui – rinnegassero la loro religione.

Giuliano l’Apostata (331 – 353)

Quando intraprese la guerra contro i Persiani, promise agli dei di sacrificare quanto più cristiani, se avesse ottenuto la vittoria. Quando s’incamminò in testa al suo esercito, cadde in un’imboscata organizzata dai nemici, dove, tra bestemmie oscene, spirò indegnamente. (Eusebio, Cronaca)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close