Giuseppe Gioachino Belli: Er cacciatore

Il sonetto è composto nelle seguenti rime ABBA BAAB CDDC ECE.

Il tema affrontato riguarda l’attività del cacciatore, il quale, perché uccisore di timorosi uccelli, non può esercitare degnamente le sacre virtù cristiane e. La protagonista avrebbe ricevuto una proposta di matrimonio da chi si esercita nell’arte venatoria, ma la respinge risolutamente, perché chi uccide non andrà bene anche come marito.

Fijjolo, me seccate inutirmente.

D’un cacciatore io poco me ne fido.

Nun me guardate fisso, che nun rido.

Fijjo caro, io nun sposo scerta ggente.

.

Come! sorprenne e condanna a lo spido

Una povera passera innoscente,

Che a vvoi nun v’odia e nnun v’ha ffatto ggnente,

E sta pp’er fatto suo drent’ar zu’ nido!

.

Io la penzo, pe’ mmó, cche un cacciatore

Che ggode tanto d’ammazza un uscello,

Nun pò esse un cristiano de bbon core.

.

Bella raggione! Ah, ddunque perché cquello

E’ ppiccinino, nun zente er dolore

Com’un omo a lo sfraggneje er cervello?

(Il cacciatore. Figliuolo, mi seccate inutilmente / io mi fido poco d’un cacciatore / Sorprende e condanna allo spiedo / una povera passera innocente / che non vi odia e non vi ha fatto niente / E sta per conto suo nel suo nido /Io penso, ora, che un cacciatore / felice di uccidere un uccello / Non può comportarsi da buon cristiano / Bella ragione! Siccome quello è piccolo, non sente dolore / Come ad un uomo a cui si spacca il cervello?)

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