Il mito di Dedalo secondo Diodoro Siculo

Dedalo nacque ad Atene; mostrò immediatamente una fervida fantasia ed un ingegno acutissimo, immedesimandosi negli studi di architettura e scultura. Grazie alla sua inventiva, completò diverse opere nel mondo, superando qualsiasi altro artigiano per la somiglianza con la realtà. Così tanto successo ingelosì i suoi concorrenti e così fu allontanato da Atene. Egli viveva con un nipote, Talo, che istruiva all’arte dell’architettura; costui lo superò in maestria, tanto da inventare la sega, colla quale avrebbe ordinatamente separato il legno. Dedalo soffrì di inguaribile gelosia nei riguardi del successo del nipote e così lo uccise.

Purtroppo, l’uomo, vittima dei segreti giochi dell’ego, s’identifica con l’apparire e dimentica così l’essere. Egli è ciò che gli altri dicano sia; cade vittima atroce dei movimenti dell’Io, che si nutre di apparenza e così si conduce alla perdizione.

Quando si preoccupò di seppellirne il cadavere, fu scoperto e così dichiarò che stava occultando un serpente.

Talo era considerato un ingegno assai brillante e spesso il serpente è associato all’idea di conoscenza esoterica.

Minosse

Dedalo fu allora chiamato in giudizio e condannato a morte dall’Areopago. Al fine di sfuggire alla pena, fuggì in Attica, emigrò verso Creta, dove si produsse quale eccellente artigiano, attirando l’ammirazione del re Minosse.

Costui era solito offrire al dio Nettuno il più bello fra i suoi tori; ma una volta tradì la sua promessa, sacrificando non il migliore animale. La deità si accorse dell’inganno e così fece impazzire la regina Pasifae di un toro, cosicché, grazie ad una macchina a forma di vacca, costruita da Dedalo, poté sfogare le sue voglie, da cui nacque il Minotauro, dalle membra superiori taurine e quelle inferiori umane.

Guai a non soddisfare i voti promessi agli Dei!

Minotauro

 Il mostro fu rinchiuso all’interno di un labirinto, ideato dalla genialità di Dedalo, dove il Minotauro divorava sette ragazzi e sette ragazze, provenienti da Atene. 

Pasifae e il toro

 Minosse, intanto, minacciava ripercussioni a seguito dell’invenzione della vacca, cosicché Pasifae aiutò Dedalo a scappare da Creta, accompagnato dal figlio Icaro, il quale, appena giunti su di un’isola, cadde in acqua morendo annegato.

Dedalo, distrutto dal dolore, mosse le remi verso la Sicilia, regno di Cocalo, che prese a benvolere il geniale inventore.

Secondo altre leggende, Dedalo sarebbe rimasto a Creta, tenuto nascosto da Pasifae, ma, vivendo con la paura di poter morire a causa della rabbia di Minosse, costruì due ali per sé e per il figlio Icaro, composte di penne e cera. I due uomini si librano in volo ed Icaro si spinse troppo in alto così il calore del sole liquefece le ali, cadendo in mare, mentre, saggiamente, Dedalo si limitò a volare poco sopra le onde del mare, arrivando in Sicilia. Nella nuova terra d’approdo, costruì molte strutture architettoniche: il giardino della Kolymbetra nella valle dei Templi di Agrigento; delle terme a Selinunte, raccogliendo il vapore, che usciva dalla terra; ad Erice riuscì a fare erigere un tempio a Venere su una rupe scoscesa.

La notizia della fuga di Dedalo giunse alle orecchie di Minosse, che dichiarò guerra ai siciliani, sbarcando in Agrigento. Propose al re Cocalo di risparmiar l’inevitabile scontro, se gli avesse affidato l’inventore della vacca. Il re si diresse da Minosse e con tono amichevole, conducendolo presso le terme di Selinunte soffocandolo; quindi restituì il cadavere ai cretesi, confessando che la morte era stata causata dal territorio sdrucciolevole, che aveva provocato la caduta in acqua bollente dello sventurato. I cretesi dedicarono solenni funerali al loro re, erigendo, in suo onore, in Agrigento, un doppio monumento, in cui riposassero le sue ossa.

La morte di Minosse provocò gravi discordie nella città di Creta e, avendo perduto le navi, perché incendiate dai siciliani, decisero di rimanere sull’isola. Fondarono la città di Minoa, in onore del defunto re e, nell’entroterra, innalzarono il castello di Engio.

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