«Io Ti amerò sempre, come un’incredibile apparizione, come una sublime generosità» Lettera di Giuseppe Ungaretti a Bruna Bianco del 23 ottobre 1966.

Amabile amore, pupilla degli occhi miei, è più urgente di tutto il volgere il pensiero alle tue due ultime poesie. Va bene la simmetria del bianco e nero che è qui anche origine d’un contrasto. Bisognerà però stare attenti ricorrendo a simili mezzi espressivi, che non me risulti arzigogolatura. La tua poesia ricorda un po’ Gongora1. E’ un grande maestro. Ma bisogna un po’ temere il barocco, anche se è tanto presente, e magnificamente presente, nel nostro Brasile.

13 Settembre2

Quella mattina piangevo la luce.

Stringevano le mani

Il filo del telefono

Che tremolava nero.

Mi avevo poco prima

Recato la tua voce

Che mi diceva addio.

Ma la luce ebbe un raggio,

Bianco filo di luce

Sospeso all’orizzonte,

Rimasto sussurrante

Come l’anima errante

Di quel bacio donato

Solo dal desiderio.

Il mio pensiero trafiggendo il tempo.

Ti costruirà la strada del ritorno,

E la tenace fiamma di un amore

Invano incarcerato,

Trasformerà la porta dell’addio

In un arco di trionfo e eterna fede

Bruna

I

Un amore in grido

E’ grossolano,

Un silenzio d’amore

E’ sconosciuto,

E l’assurdo d’amore.

Eppure è amore muto

Quando ironia del tempo t’imprigiona

La verità nel cuore.

Rimani triste, taci,

Dimentica la voce dell’amore.

La voce luce che si accese non esiste,

Era l’ultima beffa al cuore stanco.

II3

Gioventù, eco bugiarda,

Prima violento e breve desiderio,

Dopo poi, un triste ricordo.

Quell’ironico muro,

Rompi, lascia al cuore

Che si scelga il destino.

Non temere ti attende in un giardino

Quel provato sostegno

Rinato con le rose.

Bruna

Ho indicato alcune possibilità di modifiche. Naturalmente sono tue poesie, ed è il tuo lavoro quello di portarle al loro compimento, secondo quanto vuole la tua fantasia e il tuo sentimento che soli hanno da esprimersi nel modo loro.

Amore mio, ora posso averTi di continuo negli occhi e nell’anima come quando ero vicino a Te. Non Ti vedevo più con esattezza, avevo bisogno di quelle fotografie, come sei bella, e di più, com’è bella la Tua anima. Ti amo. Sei libera di non amarmi. Forse faresti bene a non amarmi. Io Ti sarò sempre devoto, io Ti amerò sempre, come un’incredibile apparizione, come una sublime generosità. Dolcezza, canto, continuo canto dell’anima mia, buongiorno, buongiorno.

Ungà

Roma, il 23/X/1966

.

(1) Le traduzioni ungarettiane Da Gongora a Mallarmé, formano uno dei volumi di Vita d’un uomo (II serie, Traduzioni)

(2) Sta nascendo la prima delle Repliche a Bruna.

(3) E’ la prima stesura di Variazioni sul tema della rosa.

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