Il mito di Venere

Venere emerse nuda dalla spuma del mare, cavalcando una conchiglia, ch’era poco prima giunta da Citera. Stabilì il suo domicilio nel Peloponneso, presso Pafo, nell’isola di Cipro, dove al suo passaggio sbocciavano fiori, rendendolo così il luogo dell’eterna primavera.

Secondo alcuni mitografi, nacque dalla spuma fecondata dai genitali di Urano, recisi da Crono.

Il lemma significherebbe «nata dalla schiuma», invece presso alcune fonti, sarebbe nata dal Caos.

Giorgio Vasari – La fucina di Vulcano (Uffizi, Firenze)

La dea indossò da subito un magico cinto, che mai vedeva in prestito alle altre dee, capace di far innamorare qualsiasi uomo. Zeus le ordinò di sposare il fabbro e zoppo, Efesto, tradito ben presto con Ares, con cui avrebbe generato Fobo, Deimo e Armonia. La tresca andò avanti per molto tempo, fin quando i due amanti si attardarono ed, alle prime luci del giorno, Elio li manifestò ad Efesto, il quale forgiò una rete di bronzo, ponendola ai lati del talamo. Quando la dea rincasò, seppe che il marito si sarebbe dovuto recare presso l’isola di Lemno, quindi invitò Ares a palazzo, per trascorrere la notte insieme. Appena albeggiò, i due amanti si trovarono imprigionati nella rete. Efesto convocò gli dei quali testimoni dell’orrendo tradimento, reclamando presso Zeus, padre adottivo della dea, l’importante dote, che aveva versato, al fine di assicurarsi Afrodite in moglie.  L’Olimpico si rifiutò di consegnare la dote, rimproverando Efesto di aver reso pubblico il tradimento. Al fine di superare la crisi, Poseidone propose che fosse il fedifrago Ares a versare la quota, promettendo che sarebbe intervenuto qualora il dio della guerra si fosse rifiutato, a patto che contraesse poi matrimonio con Afrodite. Mentre Ares rincasò in Tracia, la dea riconquistò la verginità, bagnandosi presso l’isola di Pafo, dove si sarebbe unita ad Ermes, generando Ermafrodito. Da Poseidone ebbe Rodo ed Erofilo. Efesto, saputo che non avrebbe mai recuperato la dote versata, rinunciò al risarcimento, assicurandosi la compagnia della dea.

Afrodite successivamente generò con Dioniso, Priapo, un orrendo fanciullo dai genitali enormi, che Era aveva reso tale, per punire l’eccessiva licenziosità della dea.

Anche Zeus sentiva attrazione per Afrodite, ma riuscì a resisterle, fin quando, al fine di punirla, la fece innamorare di Anchise, re dei Dardani. Così una notte, mentre il sovrano dormiva nella sua capanna presso il monte Ida, la dea, travestita da principessa frigia, s’introdusse nel talamo. Appena albeggiò, Afrodite gli rivelò la sua identità, scongiurando di non rivelare il fatto ad alcuno, ma il re, qualche giorno dopo, svelò l’arcano durante un banchetto, causando la rabbia di Zeus, che gli scagliò un fulmine, al fine d’ucciderlo. La dea intervenne prontamente, salvando la vita all’uomo, che aveva reso padre di Enea, grazie al suo magico cinto.

Antonio Canova – Venere e Adone (Museo Canova, Possagno, Treviso)

Si racconta che la moglie del re di Cipro si vantasse d’essere più bella di Afrodite, la quale, piuttosto contrariata, avrebbe indotto la di lei figlia, Smirne, ad innamorarsi del padre – sovrano. Una notte, approfittando dello stato d’ubriachezza del re, la figlia s’introdusse nel talamo, rendendo il babbo, al tempo stesso, padre e nonno di Adone.

L’uomo, conosciuto l’atroce delitto, inseguì la rea figlia, per colpirla colla spada, ma, ancora una volta, Afrodite intervenne, trasformando la giovane in un albero di mirra, che fu tagliato dal re, provocando l’uscita di Adone, il dio siriano Tammuz, perché fosse affidato a Persefone. La dea dell’infero lo trovò all’interno di un cofanetto, recandolo con sé negl’inferi. Afrodite reclamò inutilmente il rapito, che nel frattempo era divenuto amante della regina, quindi si appellò a Zeus, il quale convocò un tribunale, presieduto dalla musa Calliope, perché dirimesse la spinosa questione. Al giovane fu concessa una vacanza dalle due dee, per concedergli del riposo dopo l’intensa attività sessuale. L’anno fu diviso in tre quadrimestri: il primo periodo avrebbe convissuto con Persefone, poi con Afrodite, ed il terzo da solo, ma la dea dell’amore brigò, perché trascorresse con lei gran parte del tempo, contraddicendo così l’ordine del tribunale celeste.

Anemoni

Persefone si recò in Tracia, per avvisare Ares che Afrodite era innamorata di Adone, provocando l’ira del dio della guerra, che, trasformatosi in un cinghiale, ridusse in brani il rivale sul monte Libano, provocando la nascita di alcuni anemoni dalle gocce di sangue dell’ucciso, la cui anima trasmigrò nell’Ade.

Afrodite chiese ed ottenne da Zeus che Adone trascorresse il periodo caldo dell’anno con sé, e la metà fredda con Persefone.

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